Imola. Portare per la prima volta all’autodromo “Enzo e Dino Ferrari” Bruce Springsteen, The Boss of the rock and roll che alla bella età di 70 anni appena compiuti in piena forma (è vegano) sta registrando un nuovo album programmando un tour mondiale che prevede tappe pure in Italia.

Carmela Cappello, capogruppo di “Imola guarda avanti”, stavolta guarda davvero molto avanti e ha presentato una mozione in tal senso chiedendo “che la sindaca e la giunta si attivino insieme con Formula Imola e soprattutto con collaboratori e intermediari del settore per avviare i necessari contatti allo scopo di verificare se Imola possa essere una tappa del tour mondiale che si muoverà pure in Italia”. Tutto ciò alla luce del fatto che il Movimento 5 stelle sia quando era all’opposizione sia ora che è maggioranza ha sempre spinto per un uso il più polifunzionale possibile dell’autodromo.

Anche se bisogna ricordare che la sindaca Manuela Sangiorgi da tempo si è presa la delega all’Autodromo, non ha certamente intenzione di mollarla, ha dimostrato (dopo un primo approccio assai critico nel confronti di Formula Imola) molto entusiasmo per gli eventi motoristici indossando perfino la tuta da motociclista in occasione del revival della 200 Miglia di Imola e circa due mesi fa mettendosi alla guida di una Lamborghini, sempre sul circuito del Santerno. Ma, a onor del vero, la sindaca è stata anche la principale organizzatrice del concerto gratuito del musicista Mario Biondi nel Paddock, nel luglio scorso, quindi perché non tentare? Anzi ritentare con The Boss.

Sì perché nell’estate del 2015, dopo aver portato i mitici AC/DC per un grande e splendido concerto all’autodromo imolese Claudio Trotta, patron di Barley Arts e amico personale di Springsteen, aveva lasciato intuire che avrebbe potuto tentare di fare un secondo colpaccio a Imola. Non se ne fece niente perché il Boss poi andò a Milano e quindi a Roma. Stavolta forse non ci sarebbe la concorrenza di due metropoli così importanti. Inoltre Imola si trova in una zona abbastanza felice da raggiungere, una specie di “ombelico dell’Italia”. Insomma, la speranza è l’ultima a morire come cantavano i Litfiba.

(m.m.)