Io non volevo solo partecipare alle feste, volevo avere il potere di farle fallire (La grande bellezza)

Sgombriamo subito il campo.
Qui le anime non c’entrano.
I grandi filoni di pensiero, cristiano, laico, socialista, liberale, ecologico da qualche tempo, sui quali abbiamo costruito il sogno o forse soltanto l’illusione di incamminarci assieme verso il futuro, chiedendoci, come avrebbe voluto Papa Roncalli, dove andiamo e non da dove veniamo.
Tutto questo c’entra assai poco con le vicende interne al PD, recenti e meno recenti, spesso ha rappresentato la maschera dietro la quale si è nascosto il volto delle ambizioni personali e delle contese di gruppo.

Che rapporto ci sia fra i Faraone, i Nobili, le Rotta, le trascurabili figure che imperversano sui media ad annunciare l’Evento, in preda all’euforia di chi, come al tempo dell’Ulivo Rossi e Turigliatto, è improvvisamente tratto dall’insignificanza, e la storia del cattolicesimo democratico, lo sa solo il buon DelRio.
Che sembra tenere più all’amicizia di Renzi che a quella della verità quando cerca di dare una veste culturale nobile a una decisione che non ce l’ha.
I renziani non fecero uno sforzo analogo quando si trattò di commentare il congedo di Bersani e dei suoi.
Il più emblematico fu il sublime “avete la faccia come il culo”, da antologia di Spoon River.
A imperitura testimonianza di uno scadimento dei gruppi dirigenti che spiega più di tante analisi politologiche le ragioni della crisi della sinistra.

Raramente piccoli uomini partoriscono grandi idee e mai adottano comportamenti esemplari.
Si può ben comprendere il rifiuto dei nuovi transfughi di prendere lezioni dall’oligarchia che reggeva il partito prima di loro, assai meno la pretesa di impartirne.
Se il tradimento prende il posto del confronto come sciagurato criterio di lettura della vita democratica di un partito, allora a essere traditi non sono stati solo i milioni di simpatizzanti che votarono Renzi alle primarie ma anche quelli che oggi hanno scelto Zingaretti.
O si è tutti rispettati dissenzienti o si è tutti traditori.
Il fondatore di “Italia viva” è incapace di una convivenza con chiunque non gli si assoggetti.
Ha una concezione proprietaria della casa in cui abita, la vuole “sua” ed è ospitale solo con chi, come l’on.Boschi, “crede in Renzi”.
In termini teologico-filosofici siamo oltre i pieni poteri di Salvini.
Dicono che quella di fare un altro partito è una decisione legittima.
Ci mancherebbe.
Anche se nel caso di specie un tantino proditoria, che non è mai bello.
Pur se il mio amico Marino Nicola la collocherebbe senza fatica nel solco della più pura tradizione italiana.

Più che cautelarsi sul versante della legittimità tuttavia, gli autori dell’impresa farebbero meglio a chiedersi se è sensata, appropriata, utile a qualcosa oltre che a qualcuno.
Visto che necessaria certamente non è.
Non sembra nemmeno il caso di scomodare la maledizione divisiva della sinistra.
Qui non c’è grandezza tragica, e forse nemmeno tanta sinistra.

C’è stato un tempo di passioni autentiche, di divisioni reali, di pensieri forti, sistemici, alternativi.
Ma questa che roba è?
Dove passa il confine, in cosa si differenzia la visione del mondo?
Non dal PD di prima, quello della ditta, quello delle bandiere rosse, ormai ripiegate da tempo.

Ma dal PD di oggi, così poco identitario che non ha più nemmeno non dico un inno ma una canzone di riferimento, dopo aver lasciato per strada la (bellissima) Canzone popolare, il Cielo sempre più blu, Jovanotti e non so cos’altro.
Dal PD dei miti Zingaretti e Gentiloni, dal PD per tutte le stagioni di Franceschini, quale ostacolo li divide?
Visto che tutti i dirigenti che se ne vanno e la metà di quelli che restano sono uguali.
Come si fa a fare un partito per allearsi il giorno dopo, anzi prima, con quello che si è appena abbandonato?
Sarà anche moderno, post-novecentesco, ma non si vede proprio dove risieda la novità sperata e, soprattutto, come tutti i partiti personali con nomi di fantasia simili ai vini senza storia, quali benefici arrechi alla comunità.
Ma così van le cose.

Nell’epoca della religione self service e della politica pret a porter.
Qualcuno che ti segue lo trovi sempre.
Per convinzione, per suggestione, per soggezione, ma anche per altro, visto che a volte sono gli stessi che volano di fiore in fiore.
Beati i partiti, se mai ce ne sono stati, nei quali si dice a volte si e a volte no, così, per puro convincimento.
Non c’è molto altro da dire.
Sarà il futuro a parlare.
Se qualcuno lo starà ad ascoltare.
Nessuno, del resto, è obbligato ad essere intelligente.

Spesso si sente dire, la formula ricorre anche nei colloqui scolastici, “è intelligente però…” dove l’avverbio sovverte l’incoraggiante premessa e prelude, in genere, a un giudizio negativo.
E in effetti di un’intelligenza potenziale, inespressa, non sai cosa fartene, quel che conta sono le sue applicazioni nei più svariati campi dello scibile umano, la sensibilità delle sue manifestazioni.
Può accadere, a volte, che il carattere, di un politico per esempio, che vorremmo tutti brillante, affabile, amicone, influenzi la nostra percezione, inducendoci a sminuirne le qualità.
Churchill ce l’aveva pessimo, il suo linguaggio era aspro, promise e diede al suo popolo lacrime e sangue anziché condoni e bonus bebè, epperò rese all’Inghilterra e all’Europa un servizio altissimo, appuntandosi al petto la sconfitta di Hitler.
Si può, dunque, essere, assieme, cinici caustici, antipatici e bravi, perspicaci, coraggiosi, vittoriosi.
Il problema è quando sei antipatico, intrigante, rancoroso e non ti dimostri altrettanto capace di conseguire risultati utili al tuo Paese e nemmeno alla tua gente, cui avevi promesso trionfi e rechi invece, appesi alla cintola, solo gli scalpi “amici” di D’Alema, Bersani, Letta, Martina e Zingaretti.
Mentre i barbari scorrazzano lungo la penisola.

Un politico qualunque può chiedere il consenso sul preventivo, meglio se gonfiato.
Chi ambisce a essere uno statista è giudicato sul consuntivo.
Quello di Renzi è una sinistra ai minimi storici, l’estrema destra in testa ai consensi, l’Italia allo stesso punto di prima.
Dice che c’era il fuoco amico, come se lui sotto i piedi di Letta non avesse acceso un rogo.
Il tribunale che presiedo e esaurisco accetta tuttavia l’obiezione: gli concede le attenuanti generiche.
In un indimenticabile discorso, al culmine della scalata, Renzi disse: “voi, Marini, Veltroni, Bindi, Bersani… in questi anni avete fatto molto per il partito, per l’Italia. Adesso anche basta”.
Appunto.

(Guido Tampieri)