Imola. Realizzare una società in house per la raccolta dei rifiuti. Stava fra i punti-chiave del programma del Movimento 5 stelle che vinse le storiche elezioni comunali del 24 giugno 2018. Come mai finora non è stata realizzata?

Dopo un’intervista della sindaca Manuela Sangiorgi a “Il Fatto quotidiano”, l’argomento è tornato alle luci della ribalta in consiglio comunale il 1° ottobre. E a parlarne è stato uno del gruppo dei sei ribelli del Movimento 5 stelle Fabrizio Favilli che ha tirato in causa la prima cittadina la quale durante tale discussione non si è fatta vedere nell’aula di piazza Matteotti.

“Durante quell’intervista – ha dichiarato Favilli – la sindaca sosteneva che la raccolta differenziata dei rifiuti in house come da programma elettorale del Movimento a 5 Stelle sottoposto ai cittadini, fosse impossibile a causa di un ‘veto’ imposto dalla holding che attualmente detiene la raccolta e non vuole cedere’. Innanzitutto vorremmo ricordare alla sindaca la competenza primaria dell’Amministrazione comunale nella gestione dei rifiuti. In questa Regione, chi determina forma e dimensione degli ambiti, tramite la composizione dei territori dei vari Comuni è Atersir E’ proprio a questo ente che vanno inoltrate le richieste dei Comuni per modificare gli ambiti in cui gestire il servizio della raccolta dei rifiuti. L’istanza deve contenere gli elementi utili e indispensabili per consentire all’Atersir di effettuare la valutazione della sostenibilità economico-finanziaria e tecnica del servizio stesso. Una volta riconosciuto e individuato l’ambito di erogazione del servizio, quest’ultimo sarà assegnato tramite bando con regolari gare a evidenza pubblica (se indirizzato al mercato) o direttamente a propria struttura (In house). A seguito dell’assegnazione del servizio di raccolta, il soggetto aggiudicatario della concessione, il gestore, in quanto mero esecutore, non avrà titolo di rifiutarsi di adempiere alle legittime prescrizioni degli enti pubblici. Pertanto, la frase riportata dalla sindaca è particolarmente grave”.

Inoltre, Favilli ricorda che “la delibera n. 43 del 25/07/2018, approvata da questa stessa aula, richiedeva alla giunta di avviare un servizio autonomo di raccolta dei rifiuti, in grado di diminuire le tariffe del servizio rifiuti grazie alle migliori economie di scala, all’assenza di conflitti di interesse tra raccolta e smaltimento dei rifiuti e all’assenza del margine economico del gestore. Secondo le informazioni in nostro possesso, già citate 2 settimane fa e mai contraddette dalla giunta, la sindaca avrebbe ritenuto di non rispondere alle richieste di documenti avanzate da Atersir, lasciando decadere l’istanza di creazione di un sub-ambito imolese. Così facendo, non avrebbe adempiuto, quindi, sia a una mozione approvata da questa aula, sia a un punto fondante e qualificante del programma del Movimento 5 Stelle. C’è però nella frase della sindaca, confermata per iscritto dal giornalista Vendemiale del Fatto Quotidiano, un elemento ancora più inquietante, cioè quello che un gestore in scadenza di affidamento possa mettere un veto  sull’ambito territoriale sul quale si andrà a svolgere il successivo bando. Ricordiamo che il bando, per le sue dimensioni territoriali ed economiche, avrà le caratteristiche di gara a evidenza pubblica di scala europea. Il veto preventivo di un soggetto destinato alla partecipazione di un bando di questa natura, stando a quanto dichiarato dalla Sangiorgi, prefigurerebbe reati gravissimi commessi dal gestore, Hera. Invitiamo quindi Manuela Sangiorgi a recarsi in Procura a presentare i documenti che attestino questo veto che, se esistente come da lei sostenuto, sarebbe assolutamente illegittimo, oltre che ininfluente, se non accompagnato da pressioni del gestore di altra natura. Se ci sono state pressioni indebite, la Sindaca ha l’obbligo di avvisare gli inquirenti affinché possano indagare”.

Su tale questioni, sono andate a nozze le opposizioni a parte Giuseppe Palazzolo di Patto per Imola che non ha preso la parola e il capogruppo della Lega Simone Carapia, assente giustificato.
Per Daniele Marchetti della Lega “sarebbe davvero inquietante se ci fosse stato un veto della holding a costruire una società in house per la raccolta dei rifiuti. Temo che si tratti di una dichiarazione superficiale della sindaca perché non sapeva cosa dire ai cittadini che l’hanno votata. Aggiungo che la raccolta porta a porta in centro storico sta andando molto male”.
Secondo Marco Panieri del Pd “è un peccato che la sindaca non sia in aula su una questione così importate. Nello scorso mandato, i pentastellati all’opposizione consideravano Hera il male cattivo da distruggere, ora l’internalizzazione appare sempre più un miraggio piuttosto che un fatto concreto. La comunicazione del consigliere Favilli ci sembra giusta, se ci sono stati veramente stati dei veti, bisogna rivolgersi alla Corte dei Conti o alla Procura della Repubblica. Finora però non ho visto tale coraggio”.
Pure Carmela Cappello di Imola guarda avanti ha sottolineato “la superficialità del ruolo di una sindaca di una città di 70mila abitanti. Parlare di un veto è un reato grave, tanto più che la questione è stata riportata sulla stampa nazionale e anche perché Hera è una società quotata in Borsa. Potrebbero essere loro a rivolgersi alla Procura”.
La difesa della giunta è toccata all’assessore Claudio Frati, persona preparata sui temi ambientali: “Due anni fa (ai tempi della giunta Manca, ndr) fu il Consiglio d’ambito di Bologna a fare una procedura di gara che comprendeva pure il territorio imolese poiché ha il compito di decidere il bacino. Ricordo a tutti che sull’affidamento della raccolta rifiuti decide l’Atersir alla quale la nostra Amministrazione comunale chiese di recedere dall’affidamento del servizio di raccolta rifiuti ad Hera per verificare se si riusciva a costituire una società in house. La risposta dell’Atersir fu negativa. Si dovette prendere atto della mancanza di volontà politica da parte di Atersir di modificare le decisioni nonostante la delibera approvata dal consiglio comunale di Imola. Sulle economie di scala delle quali ha parlato Favilli, fatico a pensare che un ambito di 70mila abitanti possa farne di più rispetto a uno di un milione di persone. Comunque, abbiamo dato mandato ai nostri uffici di specificare che la nostra volontà è quella che chi si occupa della raccolta dei rifiuti non faccia pure lo smaltimento”.
Da registrare successivamente, nel dibattito sullo stadio da adeguare per le partite dell’Imolese, un forte battibecco fra il consigliere Fabiano Cavina, neoacquisto della Lega, e Palazzolo di Patto per Imola che aveva appena terminato il suo intervento, con fervore, a favore della messa a punto dello stadio per la società di calcio locale. Cavina si è scagliato contro Palazzolo dicendogli che ormai deve passare sui banchi della maggioranza e a quel punto sono volate urla e ingiurie fra i due in pieno consiglio comunale.
(m.m.)