Risultano, sulla stampa, ben visibili i numeri del Decreto di economia e finanza e non occorre molto per saperli leggere correttamente, forse un po’ di immaginazione: non so se sia corretto parlare di “immaginazione” nella consultazioni di dati di bilancio anche se, occorre dirlo, si tratta unicamente di dati di presentazione. Saranno poi le camere a darsi battaglia nelle opportune sedi.

Vediamo il dare: un po’ più di 23 miliardi di € per non far aumentare l’Iva, altri 3 per coprire spese non rinunciabili o indifferibili e un po’ meno di 3 per alleggerire il cuneo fiscale (le tasse sui redditi di lavoro). Il totale presenta un saldo di 29 miliardi. Passiamo all’avere: per la lotta all’evasione (fiscale) si prevedono entrate per 7,2 miliardi, di € 1,8 dalla revisione della spesa per la diminuzione delle spese fiscali dannose per l’ambiente e non meglio specificate altre entrate fiscali. Per raggiungere il saldo di 29 miliardi ne mancano ancora 2 che sono in attesa di individuazione. Poi, in testa a tutte le voci un termine di spesa che fino ad oggi mi era sconosciuto nella lettura del bilancio: flessibilità. Il pareggio viene così e tutti a casa felici e contenti. Per quanto mi riguarda non sono né felice né contento e, forse, sarebbe meglio mandarli tutti a casa (se solo esistesse la possibilità di sostituirli con altri più capaci e soprattutto seri).

Per quanto riguarda le spese nulla da eccepire: esistono capitoli irrinunciabili quindi… Diverso il discorso per quanto riguarda le voci di entrata: nella natura di queste ultime è facile individuare correttezza e seria volontà di giusta programmazione. Occorre fare luce sul termine di flessibilità: in questo caso si sta parlando di aumento del debito pubblico e considerata la nostra penosa situazione attuale non si riesce a trovare giustificazione di appoggio.
In pratica i quasi 14,5 miliardi che occorrono per non aumentare l’Iva vengono caricati sulle future generazioni: decidendo di utilizzare termini maggiormente comprensivi, per non fare pagare l’Iva a me, decido di farla pagare ai miei figli. A questi si aggiungono poi altri 2 miliardi che sono ancora nel limbo dell’individuazione: e arriviamo a 16,5. Che dire poi del recupero stimato dalla lotta all’evasione previsto in 7,2 miliardi? Mai, e dico mai, una cifra simile è stata raggiunta in una precedente legislatura e non si vede proprio come si possa ottenere tale risultato al giorno d’oggi.

Interessanti le parole dell’ultimo invio italiano in quel di Europa, l’onorevole Gentiloni, che afferma: “Sarò fedele all’Europa e vigilerò sul debito!”. Bravo, bene, bis. Vi propongo un tentativo interessante: recatevi dal direttore della banca presso la quale intrattenete rapporti finanziari e dichiarate: “Sono coperto di debiti, ho acceso ipoteca sulla casa, sull’auto e sul cane, il mio reddito, per quanto riguarda l’anno prossimo se va bene non diminuirà ma non ne sono certo, il fido del mio conto corrente è oltre ogni limite di decenza; mia moglie ruba i soldi dal mio portafogli e da quello dei miei figli e si da a spese pazze come fossimo milionari, mi consegna, per la casa 300 € affermando che si tratta di tutto il suo guadagno ma sono certo che ne guadagna almeno 3.000. La sua Z3, rossa fiammante, solleva l’invidia di tutti i nostri vicini. Mi concede un po’ di “flessibilità”? Osservate la sua faccia e ascoltate le sue risposte. Potrebbero risultare interessanti.

Forse un po’ più di coraggio nell’individuare le sacche di evasione non sarebbe fuori posto, per non parlare di maggiore attenzione ai capitoli di spesa: denari gettati. Al tutto si aggiunge un Trump più incattivito che mai e ora che gli hanno acceso il fuoco sotto la poltrona, da politico saggio e lungimirante, diverrà ancora più cattivo. Della pesante crisi economico/produttiva a livello globale parleremo in altra occasione. Non mi ricordo come terminava il Sommo Poeta descrivendo quei due a “cavallo ” di una porta in procinto di varcarla: vado a rileggermi il canto. Ne ho bisogno.

(Mauro Magnani)