Imola. Ecco una mostra, allestita all’interno della prima sala dell’appartamento cardinalizio del palazzo vescovile, che ebbe tra i suoi più illustri “inquilini”, dal  1785 al 1799, quel Gregorio Barnaba Chiaramonti in seguito pontefice col nome di Pio VII – la ricostruzione di una sontuosa apparecchiatura per otto commensali, realizzata con materiali attualmente di proprietà degli eredi del Chiaramonti.

Tra questi, citiamo piatti e zuppiere del servizio “alla rosa” (prodotto nell’ultimo quarto del ‘700 dalla manifattura bolognese Rolandi e Fink), le posate d’argento con stemma del cardinale Chiaramonti (realizzata tra il 1785 e il 1787 del celebre orafo romano Vincenzo Belli) e una parte consistente del grande servizio in vetro di Murano (post 1785), recante su ogni pezzo lo stemma del cardinale Chiaramonti dipinto a smalto policromo.

I cosiddetti surtout de table (detti anche deser) sono fastosi centrotavola – costruiti in bronzo dorato, marmi pregiati e pietre dure, argento, vetro di Murano e cristallo, come pure porcellana e maiolica – destinati ad essere posti al centro della tavola da pranzo nelle occasioni formali. Nati nell’ultimo Seicento, divengono nel corso del secolo successivo e, particolarmente in epoca napoleonica, delle autentiche architetture da tavola sovrabbondanti di ringhierine, scalette, colonne sostenenti vasi, pinnacoli e piccoli busti. A Roma eccelse in questo tipo di arredo la bottega dei Valadier, i cui magnifici surtout de table in bronzo cesellato e dorato al mercurio, impreziositi da marmi policromi e pietre dure, erano contesi dall’élite (in gara nel riallestimento dei propri palazzi) che frequentava il suo atelier di via del Babuino, sito com’era nel cuore della Roma del Grand Tour. In Francia Pierre-Philippe Thomire (1751-1843): straordinario ed imponente, per esempio, l’esemplare composto da un grande surtout, vassoi, coppe, alzate e candelieri in bronzo dorato, con piani in specchio e cristalli custodito al Museo dell’Hermitage di San Pietroburgo.

Protagonista indiscusso della tavola sarà poi il monumentale (circa 2,50 m di lunghezza) surtout de table in marmi policromi, bronzo e legno dorati (attualmente in corso di restauro) con ogni ragionevole presupposto realizzato sempre per Chiaramonti (anch’esso di proprietà degli eredi di Pio VII).

L’accurato restauro conservativo è consistito prevalentemente nella pulitura e nel consolidamento dell’eterogeneo manufatto, composto da elementi lignei dorati, gruppi scultorei lapidei e bronzei, elementi architettonici in marmo e alabastro e basi composite, in marmo statuario, intarsiate con decori in pastiglia policroma. Con grande sorpresa, la pulitura ha messo in luce l’autenticità di gran parte dell’opera, risalente ad un periodo compreso tra la fine del XVIII e gli inizi del XIX secolo, ed integrato successivamente, verso la fine dell’Ottocento, con altri elementi, probabilmente dispersi nel corso del tempo.

L’inaugurazione è fissata per sabato 19 ottobre alle 17.30. con i saluti del vescovo Giovanni Mosciatti e gli interventi di Andrea Ferri vicedirettore dell’Archivio Diocesano di Imola, Valentina Mazzotti conservatore del Museo Internazionale delle Ceramiche in Faenza, Michele Pagani e Marco Violi curatori della mostra. A seguire apertura e visita guidata dei curatori alla mostra.

Inoltre, sabato 26 ottobre alle 20, nella splendida architettura morelliana della sala Grande del Museo Diocesano, si svolgerà una cena in forma di banchetto, il menu della quale è ispirato al ricettario di Alberto Alvisi (probabilmente anch’egli cesenate), cuoco al servizio del cardinale Chiaramonti tra il 1785 e il 1799, anno in cui il presule partì da Imola per il conclave, che lo elesse papa con il nome di Pio VII. Nel manoscritto originale compilato dall’Alvisi (custodito presso l’Archivio Arcivescovile di Bologna, Sala Breventani) – unica testimonianza giunta sino a noi dell’operato del cuoco – sono minutamente vergate le descrizioni dettagliate dei piatti, cinquanta ricette di vario genere, oltre che alcuni consigli pratici e rimedi utili alla risoluzione di varie problematiche connesse con la vita domestica. Per la prima volta dal 1717, quando cioè il cardinale Ulisse Giuseppe Gozzadini tenne un fastoso banchetto in onore di Giacomo III Stuart, nella Sala grande del palazzo vescovile (dal 1962 parte integrante del Museo Diocesano) viene allestita nuovamente una cena sulla falsariga dei ricevimenti settecenteschi.

La cena è a pagamento e i posti totali disponibili sono solo 65. Prenotazione obbligatoria entro lunedì 21 ottobre. Info e prenotazioni: museo@imola.chiesacattolica.it 333 9782548 | 334 5968673