La scissione renziana ha seminato nel centro-sinistra un “vento” che prima o poi raccoglierà “tempesta” anche se per ora Movimento 5 Stelle (M5S) e Pd stanno procedendo nei loro comportamenti come se poco o nulla fosse accaduto, lo sguardo è (forse) più rivolto agli imminenti turni elettorali in ambito locale ma soprattutto a scongiurare l’ipotesi avvalorata da qualcuno degli addetti ai lavori che in primavera la maggioranza giallo-rossa possa già implodere; il M5S di Di Maio è infatti spaccato da fronde interne mentre il Pd di Zingaretti, malgrado l’ombrello prodiano, e sì diviso fra duri e morbidi, falchi e colombe ma soprattutto è in conflitto con “Italia Viva” di Renzi che però (almeno per ora) più o meno sinceramente ha dichiarato di voler sostenere questo esecutivo.

Compito quindi del premier Conte, di Di Maio (M5S) e Zingaretti (Pd) sarà di riscattare il Paese tirandolo fuori dalle secche della crisi economico-finanziaria che ci attanaglia, in nome della Costituzione e delle più elementari regole della democrazia (e del buon senso).

Più facile a dirsi che a farsi, perché Italia Viva conta una quarantina di deputati a Montecitorio ed una ventina a Palazzo Madama e sarà nell’immediato futuro uno spartiacque importante fra l’attuale maggioranza di centrosinistra Pd-M5S-Liberi e Uguali (LeU) e l’opposizione di centrodestra Lega-Forza Italia-Fratelli d’Italia (FdI); la nuova formazione neocentrista renziana sta crescendo grazie all’affiliazione di nuovi reduci da partiti e movimenti dell’area moderata e malgrado la non scissione di sindaci “amici” quali Giorgio Gori (Bergamo), Matteo Ricci (Pesaro), Antonio Decaro (Bari), il primo cittadino di Firenze Dario Nardella ed altri.

Questi ed altri “primi cittadini” ora ex vicini a Renzi hanno criticato fin da subito la sua scelta di defilarsi dalla storica “vecchia casa” della sinistra perché, a detta loro, rappresenterebbe ancora l’unica alternativa credibile per sfidare (e vincere) la Lega di Matteo Salvini, in nome proprio di uno degli slogan di Renzi che esaltava la figura del “Sindaco d’Italia” quale modello ideale di politico in grado di dar risposte certe ai cittadini; ecco perché, grazie a questa fase politica che attraversiamo, si ha l’impressione di essere di fronte ad una “lotta per la sopravvivenza” fra governanti che non sembrano più conoscere la società italiana.

Le campagne scissionarie, portando a esecutivi prettamente politici, lasciano sempre senza “rappresentanza” migliaia di elettori, strategie queste che anche in passato hanno sempre portato pochi benefici “elettorali” e di contro tanti guai “istituzionali” causati proprio dalle difficoltà nel sostenere in Parlamento queste stesse “co-maggioranze” improprie, di opposti e contrari al 5%, che ambiscono a diventare l’ago della bilancia su tutto, dalle mozioni inerenti il conflitto di interesse o sulla legge elettorale o sui temi della giustizia, nella solita macchinosa miriade (inutile) di schemi teorici e libreschi sempre più distanti dalla realtà italiana, alle prese invece con la drammatica quotidianità di mafia, camorra e ‘ndrangheta, alla quale anche questa volta si sembra preferire abbassare lo sguardo e non risolvere “il problema”.

(Giuseppe Vassura)