Così l’editore presenta Kentuki: la voce SUR più importante del 2019 è quella di Samanta Schweblin, una delle giovani autrici argentine più celebrate al mondo. Tradotta in più di 20 lingue, due volte finalista al Man Booker International Prize, è stata selezionata dalla rivista Granta tra i migliori autori contemporanei in lingua spagnola. Kentuki è il suo nuovo romanzo. Racconta una società ossessionata dal voyeurismo, purtroppo non molto diversa dalla nostra. I personaggi che la popolano diventano succubi di strani peluche – i kentuki, appunto – dall’aspetto innocuo, che ti permettono di spiare, o di essere spiati ” da qualcuno che sta all’altro capo del mondo.

Un romanzo paradigmatico dei nostri tempi, ma non solo: perché, per quanto surreale possa essere, è al tempo stesso coinvolgente, appassionante, grazie ad uno stile «che sembra appartenere a un nuovo genere letterario», come scrive il New Yorker.

Samanta Schweblin, Kentuki, Sur edizioni (traduzione di Maria Nicola)
Buenos Aires, interno giorno. Ma anche Zagabria, Pechino, Tel Aviv, Oaxaca: il fenomeno si diffonde in fretta, in ogni angolo del pianeta, giorno e notte. Si chiamano kentuki: tutti ne parlano, tutti desiderano “avere” o “essere” un kentuki. Topo, corvo, drago, coniglio: all’apparenza innocui e adorabili peluche che vagano per il salotto di casa, in realtà robottini con telecamere al posto degli occhi e rotelle ai piedi, collegati casualmente a un utente anonimo che potrebbe essere dovunque. Di innocuo, in effetti, hanno ben poco: scrutano, sbirciano, si muovono dentro la vita di un’altra persona. Così, una pensionata di Lima può seguire le giornate di un’adolescente tedesca, e gioire o preoccuparsi per lei; un ragazzino di Antigua può lanciarsi in un’avventura per le lande norvegesi, e vedere per la prima volta la neve; o ancora un padre fresco di divorzio può colmare il vuoto lasciato dall’ex moglie. Le possibilità sono infinite, e non sempre limpide: oltre a curiosità e tenerezza, il nuovo dispositivo scatena infatti forme inedite di voyeurismo e ossessione. Come i kentuki aprono una finestra sulla nostra quotidianità più intima, così Samanta Schweblin apre uno squarcio nella narrazione del reale: con un immaginario paragonato a quelli di Shirley Jackson e David Lynch, l’autrice trasporta il lettore in un’atmosfera ipnotica, regalandoci una storia sorprendente e dal ritmo vertiginoso.