Imola. “Il cardinale Chiaramonti, vescovo d’Imola” è il titolo della mostra, curata da Michele Pagani e Marco Violi, che sarà inaugurata sabato 19 ottobre, ore 17.30, nella sala grande del Museo diocesano (Palazzo vescovile, piazza Duomo 1) a Imola.

Saranno presenti mons. Giovanni Mosciatti (vescovo di Imola), Andrea Ferri (vicedirettore dell’Archivio diocesano di Imola), Valentina Mazzotti (conservatore del Museo internazionale delle ceramiche in Faenza), i curatori della mostra Michele Pagani e Marco Violi. La mostra resterà aperta fino all’1 dicembre

Nell’ambito delle iniziative collegate alla mostra, sabato 26 ottobre, ore 20, sala grande del Museo diocesano è prevista una cena sul tema “Eminenza la cena è servita!” con menu ispirato al ricettario di Alberto Alvisi, cuoco del cardinale Chiaramonti. Introduzione e commento di Andrea Ferri.

La mostra
Oggetto dell’esposizione – scientemente e significativamente allestita all’interno della prima sala dell’appartamento cardinalizio del palazzo vescovile, che ebbe tra i suoi più illustri “inquilini”, dal 1785 al 1799, quel Gregorio Barnaba Chiaramonti in seguito pontefice col nome di Pio VII – la ricostruzione di una sontuosa apparecchiatura per otto commensali, realizzata con materiali attualmente di proprietà degli eredi del Chiaramonti.

Tra questi, citiamo piatti e zuppiere del servizio “alla rosa” (prodotto nell’ultimo quarto del ‘700 dalla manifattura bolognese Rolandi e Fink), le posate d’argento con stemma del cardinale Chiaramonti (realizzata tra il 1785 e il 1787 del celebre orafo romano Vincenzo Belli) e una parte consistente del grande servizio in vetro di Murano (post 1785), recante su ogni pezzo lo stemma del cardinale Chiaramonti dipinto a smalto policromo.

I cosiddetti surtout de table (detti anche deser) sono fastosi centrotavola – costruiti in bronzo dorato, marmi pregiati e pietre dure, argento, vetro di Murano e cristallo, come pure porcellana e maiolica – destinati ad essere posti al centro della tavola da pranzo nelle occasioni formali; nati nell’ultimo Seicento, divengono nel corso del secolo successivo e, particolarmente in epoca napoleonica, delle autentiche architetture da tavola sovrabbondanti di ringhierine, scalette, colonne sostenenti vasi, pinnacoli e piccoli busti. A Roma eccelse in questo tipo di arredo la bottega dei Valadier, i cui magnifici surtout de table in bronzo cesellato e dorato al mercurio, impreziositi da marmi policromi e pietre dure, erano contesi dall’élite (in gara nel riallestimento dei propri palazzi) che frequentava il suo atelier di via del Babuino, sito com’era nel cuore della Roma del Grand Tour. In Francia Pierre-Philippe Thomire (1751-1843): straordinario ed imponente, per esempio, l’esemplare composto da un grande surtout, vassoi, coppe, alzate e candelieri in bronzo dorato, con piani in specchio e cristalli custodito al Museo dell’Hermitage di San Pietroburgo.

Protagonista indiscusso della tavola – il cui complesso intervento di restauro appena conclusosi, eseguito con perizia e competenza da Michele Pagani, è stato promosso dal nostro istituto culturale appositamente per questa esposizione – sarà poi il monumentale (circa 2,50 m di lunghezza) surtout de table in marmi policromi, bronzo e legno dorati (attualmente in corso di restauro) con ogni ragionevole presupposto realizzato sempre per Chiaramonti (anch’esso di proprietà degli eredi di Pio VII). L’accurato restauro conservativo è consistito prevalentemente nella pulitura e nel consolidamento dell’eterogeneo manufatto, composto da elementi lignei dorati, gruppi scultorei lapidei e bronzei, elementi architettonici in marmo e alabastro e basi composite, in marmo statuario, intarsiate con decori in pastiglia policroma. Con grande sorpresa la pulitura ha messo in luce l’autenticità di gran parte dell’opera, risalente ad un periodo compreso tra la fine del XVIII e gli inizi del XIX secolo, ed integrato successivamente, verso la fine dell’Ottocento, con altri elementi, probabilmente dispersi nel corso del tempo. Lo studio dei materiali compositivi potrebbe fornire preziose informazioni, utili per attribuire l’opera, ad oggi ancora anonima, azzardando così alcune ipotesi sull’identificazione della bottega artigiana che ha realizzato il prezioso manufatto. Per la prima volta, dopo molti anni di giacenza nei depositi, il centrotavola potrà essere ammirato, riassemblato in tutte le sue parti, sulla tavola del suo originale proprietario.

Ritornerà ad Imola – dopo oltre duecento anni – anche il ritratto del cardinale, eseguito nei primi anni del suo episcopato imolese.
Intorno al grande tavolo apparecchiato sono poste otto raffinate sedie (parte di un set di dodici) di evidente stile del Direttorio; fanno parte di un grande ed articolato arredo, fatto eseguire per la galleria di collegamento tra l’appartamento cardinalizio e quello domestico, costruita per volontà di Chiaramonti quando si trovava ancora a Parigi prigioniero di Napoleone Bonaparte.

A corollario della tavola di Chiaramonti, saranno poi esposti anche alcuni altri arredi, tra i quali citiamo uno splendido e raro surtout de table in maiolica e biscuit di Ginori, databile all’ultimo Ottocento, a testimonianza che questo tipo di centrotavola da palazzo, anche nel tardo Ottocento, continuava ad essere prodotto dalle più importanti manifatture italiane (in prestito da Raffaello Pernici – Best Ceramics di Rosignano Marittimo).

Info e prenotazioni: museo@imola.chiesacattolica.it – 333.9782548 – 334.5968673 (prenotazione obbligatoria entro lunedì 21 ottobre).