Imola. A quanto sembra, non si riesce a trovare pace sulle rive del nostro Santerno: l’autodromo Enzo e Dino Ferrari continua a sollevare dubbi, perplessità, situazioni ai margini della legge, fiumi di denaro che vedono come unica contropartita un fantomatico ritorno costruito sulla “fama” imolese e un indotto ancora tutto da dimostrare, gruppi di cittadini che si associano e arrivano fino a cause legali, sindaci che promettono una cosa e ne fanno esattamente una all’opposto.

Autodromo Imola Wtcc

Poi, dall’altra parte, gli appassionati della velocità su motore a scoppio, gli sbandieratori della gloria imolese tutta concentrata negli anni della F1, ecc. ecc. Ci fermiamo qui ma l’elenco delle incongruenze potrebbe dilungarsi ulteriormente. Un po’ di conti (corretti) individuano in circa 40 milioni di € la cifra pagata dalla città (e dintorni) in poco più di dieci anni: utilizzati in altro modo, potremmo avere il complesso dell’Osservanza completamente restaurato ad uso di scuole di ogni ordine e grado, situate in un meraviglioso angolo verde nel centro della città, in zona comoda ai parcheggi e ai principali assi stradali. Tutto ciò partì l’ex sindaco Marchignoli, nella speranza di un rilancio della pista mai avvenuto e di un pozzo senza fondo di denari e di arrabbiature che sono costate, in buona parte, la perdita della città al Pd locale.

Tomasi, in quel di Lampedusa, ebbe a scrivere “occorre che tutto cambi affinché nulla cambi!”: trascorrono gli anni e questa tremenda verità si ripresenta con tutta la sua dirompente forza e ci rammenta, senza pietà, della nostra reale impotenza di piccoli uomini, troppo sovente incapaci di determinare il proprio destino pur in favore di vento. Ora ci troviamo davanti all’ennesima promessa politica non mantenuta, cittadini che vivono ad alcuni chilometri dalla pista che si lagnano e consiglieri comunali (di maggioranza) che si alzano in piedi ed individuano il fulcro del problema nell’attuale presidenza della società di proprietà al 100% della città stessa. Viene da sorridere.

Individuare nel Selvatico Estense la sola ed unica causa delle problematiche sollevate dall’autodromo è un po’ come affermare che se togliessimo la palla dal campo di calcio i giocatori farebbero meno fatica e suderebbero di meno: un autodromo è un tracciato di asfalto costruito per far correre auto e moto e, per la verità, agli appassionati risulta particolarmente grato ed esaltante il forte rombo del motore a scoppio. Dove gareggiano auto e moto elettriche, serpeggia il malcontento degli spettatori: troppo silenzio e troppo poco esaltante anche se i bolidi viaggiano alla stessa velocità.

Dunque, il consigliere Giovetti, si ravveda e prenda atto della semplice ed unica verità: le competizioni che attraggono pubblico costano non poco, costa la manutenzione dell’impianto, costano gli ammortamenti e gli ammodernamenti, costa il personale di pista, costa il servizio di pronto intervento e se si vuole un bilancio dignitoso si deve ricorrere al noleggio della pista a signori benestanti che, per gioco, distruggono i timpani di buona parte dei cittadini e inquinano l’ambiente come neppure tutte le auto degli imolesi (che pur si impegnano assai) riescono a fare in un intero anno e non per gioco. Certo, una simbolica tiratina di orecchi al Selvatico Estense (mi perdoni per il linguaggio faceto) non starebbe male, ma nessuna colpa risulta imputabile a lui: ci si trova di fronte ad una scelta politica precisa, incoerente e difforme da quanto risulta nero su bianco nel programma elettorale: è la proprietà, in questo caso pubblica, che avrebbe dovuto intervenire e se non l’ha fatto occorre, come si dice, lavare i panni sporchi in casa.

Per quanto riguarda il futuro dei cittadini imolesi e il loro autodromo, si profila un vento di conservazione ben saldo a vecchi principi, a frasi fatte, a giudizi velleitari scontati e a parole ridondanti di impetuosi venti: se il malessere, giustificato, dei consiglieri Cinque stelle dovesse tramutarsi in atti concreti (non come colpevolizzare l’attuale presidente) si andrebbe direttamente sulla brace dalla padella: i condottieri Pd (e non solo) altro non attendono se non rinverdire i trascorsi fasti di una pista e di uno sport che, tra pochissimi anni, assomiglierà sempre più alla Belle Epoque di inizio secolo con uno spiccato profumo di nostalgia per i gloriosi tempi passati. Sulle strade transiteranno auto silenziosissime, velocissime che, come diceva Lucio, profumeranno l’aria. Ma i politici di mezza tacca esisteranno ancora, sempre più incapaci di affrontare come si dovrebbe gli annosi problemi e, in particolar modo, di riuscire a rivedere scelte errate e errori perpetrati: esattamente come noi tutti. Io, personalmente, ne sono esempio di spicco.

(Mauro Magnani)