Roma. Whirlpool: dopo i blocchi stradali dei lavoratori la vertenza approda a Palazzo Chigi, ex Embraco: l’arcivescovo di Torino paga il pullman agli operai per andare a protestare a Roma, Blutec ex Fiat di Termini Imerese: gli operai sono allo stremo “i sindacati sbloccare subito la cassa integrazione”, questi sono alcuni recenti titoli di giornale delle più scottanti ed emblematiche tra le 160 vertenze per crisi aziendali, vera e propria pesante irrisolta eredità lasciata da Luigi Di Maio al Ministero dello Sviluppo Economico, antipasto forse di un autunno che nessuno si augura che sia caldo.

Alitalia, Whirlpool, Ilva, Blutec, Mercatone Uno, ex Embraco, Bredamenarinibus, Bekaert, Almaviva, queste realtà produttive sono in cima alla lista delle crisi aziendali  e sono tutte con trattative in alto mare e con negoziati tutti da rifare, tanto che per cercare di metterci una pezza sul caso Whirlpool è sceso in campo pure il Presidente del Consiglio Giuseppe Conte.

Prima di fare sommariamente il punto su alcune crisi aziendali, vere e proprie patate bollenti tra patate bollenti, un po’ di numeri sulla crisi, al MiSE i numeri ufficiali parlano di 159 tavoli aperti per crisi aziendali (ma per i sindacati sarebbero di più), che vedono coinvolti direttamente 250 mila lavoratori, ma facendo una stima prudente su indotto e fornitori di queste aziende, oggi in difficoltà anche loro, si arriva a 300 mila posti di lavoro a rischio, inoltre si stima che se a questi numeri si aggiunge la parte di cassa integrazione speciale (spesso anticamera di riduzione del personale) che numerose imprese usufruiscono fuori da questi tavoli ministeriali, il numero sale ulteriormente fino a toccare forse 400 mila. Secondo Cerare Damiano, già presidente della Commissione lavoro della Camera, commentando i numeri delle crisi aziendali ha affermato “la situazione occupazionale non è assolutamente rosea, non solo per i circa 200 tavoli di crisi, ma anche per l’andamento dell’economia, la stagnazione del Pil, la diminuzione delle ore lavorate e l’incremento di oltre il 40% della cassa integrazione straordinaria.

Sul fronte Alitalia, dove sono a rischio da 2.000 a 2.500 posti di lavoro, la settimana scorsa la tedesca Lufthansa ha proposto di stringere una partnership con la Nuova Alitalia che dovrebbe nascere dall’offerta di FS insieme ad Atlantia, proponendosi quindi come alternativa all’americana Delta. Il 15 ottobre scadeva l’ennesimo termine  (il sesto) per presentare un’offerta vincolante e il piano industriale da parte di FS sull’ex compagnia di bandiera, ma vista la stagnazione delle trattative nella costituzione della newco per il suo rilancio, non si esclude una settima proroga. Attualmente Alitalia è senza un soldo in cassa e lo spettro di una svendita totale si fa sempre più concreto. Qui il precedente ministro aveva parlato di ruolo centrale e non di semplice spettatore (come accade oggi) per il Governo

Alla Whirlpool la situazione a dire poco è disperata, qui i posti di lavoro a rischio sono 420, a gestire il caos lasciato dal precedente ministro (due accordi non rispettati dall’azienda) è sceso in campo pure Conte, che ha riaperto la trattativa a palazzo Chigi insieme al nuovo ministro Pattuanelli che hanno incontrato i sindacati e fatto un nuovo vertice con la multinazionale, vertice andato malissimo, in quanto l’azienda ha ribadito quello che già afferma ormai da diverse settimane, la chiusura dello stabilimento di Napoli dal 1 novembre e la sua cessione come ramo d’azienda ad altro imprenditore.

E anche la vertenza sull’Ilva che sembrava brillantemente risolta un anno fa, oggi non lo sembra affatto, in quanto resta come una spada di Damocle una questione aperta, o meglio a essere aperta è il nodo dell’immunità penale concessa al nuovo proprietario Arcelor Mittal per l’attuazione del piano di tutela sanitaria e ambientale dell’acciaieria di Taranto, la corte costituzionale che doveva pronunciarsi sulla costituzionalità dello scudo, ha rimandato gli atti al Gip di Taranto perché valuti se ci sono ancora i presupposti per porre la questione di costituzionalità, visto che in breve tempo la legge è cambiata due volte per le giravolte del precedente ministro. Arcelor Mittal continua a ribadire o lo scudo o via dall’acciaieria, non preoccupandosi affatto degli oltre 12 mila lavoratori che perderebbero il lavoro.

Ma fuori dal recinto dei tavoli di crisi ministeriali, già così preoccupante, c’è quello che sta succedendo in casa Fca (Fiat), dove dopo il fallimento della fusione con Renault-Nissan si aspettano ufficialmente i 5 miliardi di investimenti e i nuovi modelli promessi nelle fabbriche italiane, intanto le quote di mercato in Italia e in  Europa diminuiscono, è aumentata la cassa integrazione e nessuno che garantisca un futuro certo per tutti gli stabilimenti del gruppo. Purtroppo un primo boccone amaro lo si è avuto recentemente in Cnh la parte del gruppo che fa veicoli industriali, il piano industriale presentato ai sindacati prevede il taglio di centinaia di posti di lavoro, così che sono già scattati i primi scioperi e lavoratori e sindacati hanno già richiesto un incontro urgente al MiSE.

Concludo con alcune affermazioni non proprio rosee di Maurizio Landini leader della Cgil “nei prossimi mesi potrebbero aprirsi nuove crisi aziendali e tutto ciò non solo per responsabilità dell’attuale Governo, e di quelli precedenti, ma anche per evidenti responsabilità del sistema imprese che, da tempo, ha effettuato investimenti del tutto insufficienti”. Giusto non dare tutta la colpa a un ministro.

 

(e.f.)