Imola. Non le manda a dire all’amministrazione comunale Giuseppina Brienza, Coordinatrice di “Italia in Comune” per Imola e circondario. In pentola, fra le tanti questioni, bolle la vicenda di Ca’ Vaina, costretta a chiudere i battenti dal prossimo 18 novembre, per via di alcuni ingenti lavori di riqualificazione.
Nei giorni scorsi però, l’assessore alle politiche giovanili Claudia Resta, aveva messo una pezza alla questione, affermando che la scuola di musica Vassura Baroncini avrebbe sostituito Ca’ Vaina. Tutto questo, durante il periodo dei lavori, di cui però non si conosce ancora l’esatta durata.
Le preoccupazioni della Brienza, da anni nell’ambiente musicale oltre che in quello amministrativo, sottolineano le varie insidie operative che potrebbe nascondere la Vassura Baroncini.

Quest’ultima infatti, chiude alle otto di sera, e forse non potrebbe garantire le prove dei gruppi nelle ore serali, come di consueto avviene nella struttura di Via Saffi. Specie i concerti, che oltretutto necessitano di molto spazio.
Solamente una proroga agli orari potrebbe salvaguardare lo svolgimento normale che era in corso a Ca’ Vaina. Inoltre, quest’ultima ha da anni assorbito i servizi de “La Palazzina”, centro giovanile comunale che svolgeva diverse iniziative.
Come possono funzionare tutte queste attività nei locali di Via Fratelli Bandiera? Questo, in sostanza, si chiede perplessa l’ex assessore Brienza, domandandosi anche se “l’area games, il bookcrossing, lo spazio esposizioni, lo spazio shooting foto e video, lo spazio studio e coworking, e gli incontri “Open space”, in quali spazi verranno garantiti, se garantiti?”.

Dunque, gli ambienti della scuola Vassura-Baroncini potrebbero non bastare a garantire uno svolgimento poco caotico dei lavori, che unisca contemporaneamente prove e lezioni di musicisti e band.
Inoltre, la coordinatrice locale di “Italia in Comune”, tira le orecchie alla giunta sulle tempistiche della chiusura del centro giovanile: “Se è vero che ha bisogno di così tanti interventi (“rifacimento dell’impianto elettrico, sistemazione del tetto, installazione dell’allarme antincendio e intervento sulla scala a chiocciola interna all’immobile”, citando il comunicato stampa del Comune), perché non è stato chiuso immediatamente, per garantire la massima sicurezza possibile per gli operatori e per gli utenti?”

(Aris Alpi)