Un circuito poco virtuoso ha visto finora l’innovazione degli algoritmi portare benefici economici, con scuola e università che hanno preparato i ragazzi ad affrontare le nuove sfide della quarta rivoluzione industriale; a detta di molti però questo “trend” non costruirebbe mondi migliori, ultimo in ordine di tempo a dir ciò il mio “illustre” compaesano (Alfonsine, ndr) Andrea Pezzi in un suo libro-manifesto recentemente presentato a Milano.

Pezzi è un imprenditore romagnolo quarantacinquenne, conduttore televisivo, scrittore e fondatore dell’Associazione “Io sono” che promuove con forza la “ri”scoperta da parte della persona del libero arbitrio e della possibilità di decidere cosa è giusto e che cosa no, contro il “digitale” degli algoritmi che a detta sua rischiano di togliere libertà.

Il presente che viviamo è infatti (quasi) sempre segnato dal potere che ognuno di noi ha avuto nell’immaginare il futuro, un cambiamento dei cambiamenti che l’odierna logica della competizione impone, me che non genera felicità perché sempre più spesso non esprime un sistema di valori; prova ne è nell’ultimo decennio il “peso” smisurato del digitale e delle nuove tecnologie che hanno favorito unilateralmente lo sviluppo delle competenze per i lavori di domani.

Il bene di tutti, oggi e nel lungo termine sarà invece la “mission” che (anche) l’intelligenza artificiale dovrà far propria, per farsi perdonare dei profitti finora realizzati senza dar contributo al bene comune e per dar (finalmente) vita ad un modo di stare al mondo dal sapore antico, che “produrrà significati” solo se però avrà spazio nella nostra contemporaneità.

Chi ha poi detto che “cambiare” è (sempre) meglio sembra sbugiardato da chi invece propone la filosofia che esorta l’autocontrollo ed il rifiuto dei condizionamenti imposti dalla continua rincorsa che la rivoluzione 4.0 impone, perché l’ansia di aggiornarci e migliorarci fa crescere depressione e stress; serve di contro maggior equilibrio ad accettarsi per quello che siamo rifiutando nuovi impegni finchè non si è portati a termine quelli in corso, assecondando così facendo la frenesia della nostra epoca, che colpevolmente non sta supportando economie sostenibili in termini sociali e ambientali.

(Giuseppe Vassura)