Imola. “Non ci sono più le condizioni politiche, il Movimento 5 stelle ha perso i suoi ideali fondativi, domani vado in consiglio comunale e rassegno le dimissioni. Non vado col Pd come si è fatto a livello nazionale (prima “Mai col Pd”), col governo delle tasse e ieri in Umbria e avete visto cosa è successo. Il M5s non ha presidiato i Comuni e alle ultime elezioni europee ha perso 6 milioni di voti”. Così la sindaca Manuela Sangiorgi, in una piazza Matteotti davanti a quasi 300 persone, presenti diversi consiglieri comunali “lealisti” e assenti tutti i “ribelli” pentastellati, ha fatto il grande annuncio.

Cosa farà da domani, se si alleerà con la Lega e si presenterà alle regionali dell’Emilia Romagna con il Carroccio era una possibilità, ma dopo aver parlato per circa mezz’ora sul palco, ha negato davanti ai giornalisti di pensare a tale eventualità.

La Sangiorgi ha fatto un lungo elenco delle difficoltà incontrate a partire dal fatto che “Imola non era pronta ad avere un sindaco donna. Appena insediati, nel luglio 2018, ad esempio abbiamo capito che la precedente Amministrazione Pd a guida Manca non aveva fatto domanda entro i tempi utili per ottenere i fondi per avere un impianto di videosorveglianza. Ci ha aiutati la Fondazione Cassa di Risparmio di Imola e siamo dovuti andare in Regione a chiedere l’elemosina. In Area Blu, Imola ha una fetta della torta del 91% ma nello statuto si dice che per fare qualcosa bisogna avere il 94,7% e non è facile poiché con tanti sindaci del Pd il dialogo è faticoso (ma bisogna innanzitutto cercarlo, ndr). Nel Con.Ami mi sono trovata ad essere la presidente dell’assemblea con altri 22 sindaci che fin dall’inizio hanno fatto una guerra contro di me, nel Circondario paghiamo 6,9 milioni di euro e abbiamo il 60%, ma siamo dieci sindaci e uno vale uno, voi avete capito a cosa serve questo Circondario? (applausi) per non parlare della Città metropolitana. Dovevamo fare il bilancio preventivo 2019 e abbiamo trovato ammanchi per alcuni milioni di euro tanto che purtroppo abbiamo dovuto fare un piccolo aumento dell’addizionale Irpef pur avendo tutta la stampa contro. Ho perfino subito minacce relativamente alla gestione dell’impianto del palaRuggi”.

“La realtà – ha continuato la sindaca – è che il Pd ha capito che forse avrebbe perso Imola dopo 73 anni e ha preventivamente messo tanti bastoni fra le ruote a chi avrebbe vinto, ovvero noi del Movimento 5 stelle, con l’apporto al secondo turno della Lega. Ho trovato una situazione peggiore di quanto pensassi, nonostante avessi fatto un corso da amministratore pubblico. Volevo Imola come il salotto del Movimento 5 stelle per i nostri parlamentari e invece è venuto solamente il senatore Morra una volta, dopo la mia elezione” (in realtà è venuto anche Beppe Grillo, ma in veste privata e a parlare con Gabriele Betti, il più ‘romano’ degli attivi pentastellati imolesi, ndr).

Davanti a tutto ciò, gli interventi precedenti degli assessori, di ciò che hanno fatto e del futuro, diventano davvero poca cosa. I migliori e più concisi sono stati l’assessora alla Scuola Claudia Resta e l’assessore al Bilancio e Sanità Claudio Frati. Il vicesindaco Patrik Cavina se l’è cavata senza infamia e senza lode e si vedrà se in futuro cercherà di avere un ruolo politico di primo piano nel Movimento magari cercando più mediazioni fra gli ormai ex consiglieri e alcune delle altre forze politiche presenti nell’aula di piazza Matteotti, gli altri sono parsi poca cosa.

La piazza certamente non era piena e qualche piccolo applauso dai vecchi attivi è arrivato, è stato distribuito un volantino contro l’operato passato, non da assessore ma come agente di polizia, di Andrea Longhi. E domani in consiglio comunale a meno di clamorosi colpi di scena si scriverà la parola fine a quella che è stata per molti una breve, seppur molto accidentata, speranza.

(Massimo Mongardi)