Imola. E’ finita con qualche straccio volato anche in consiglio comunale, davanti a un centinaio di persone, la breve avventura di Manuela Sangiorgi sindaca della città. Soprattutto al termine del dibattito. Fabrizio Favilli, leader dei ribelli pentastellati presente in aula con una maglietta del M5s, ha deplorato “il comportamento della sindaca che ci insultava e ci umiliava. Fosse stato solamente a noi dissidenti, ma ieri in piazza Matteotti ha umiliato pure la sua giunta facendo parlare tutti gli assessori dei progetti futuri per poi dimettersi dopo tre minuti. Non siamo stati noi ad allontanarci dal Movimento, ma lei che si è allontanata dal M5s e dal programma elettorale. Certo è una pagina triste per tutti noi e per Imola, ma il vero problema è stato la Sangiorgi e chi la consigliava. Ciò segnerà il consenso del Movimento alle prossime elezioni, ma continueremo a cercare di scardinare il sistema”.

Ciò ha reso furiosa la sindaca: “Io mi sono messa in gioco ma c’è sempre stato qualcuno che si è creduto più M5s di me, fin dall’inizio del mio mandato parte dei consiglieri pentastellati non hanno riconosciuto la mia leadership, addirittura un ex assessore mi diceva che dovevo stare ferma in un angolo perché lui aveva preparato una delibera giusta e importante. Ho subito comportamenti vergognosi e umilianti. Infine, il trasformismo a livello nazionale del M5s è stato clamoroso, mi sono sentita tradita nei miei valori. E non permetto a un ragazzino (Favilli, ndr) di insinuare alcun dubbio”. A tanto si è arrivati.

Ma c’è dell’altro. Pure il capogruppo del M5s, il lealista Andrea Cerulli, ha annunciato quello che è parso quasi come un addio al Movimento: “A Imola esiste un sistema consociativo a danno dei cittadini, non condivido il modo nel quale sono arrivate le dimissioni della Sangiorgi, ma le rispetto a livello umano. In Umbria, il M5s non doveva nemmeno presentare il proprio simbolo, altro che allearsi con il Pd. In città è mancata cultura e senso delle istituzioni”. Rimanendo nel mondo pentastellato, il vicesindaco Patrik Cavina ha citato “la chiusura della discarica Tre Monti, la battaglia sull’acqua pubblica, la lotta per abbassare le tariffe del riscaldamento. Io credo ancora nel M5s, mi spiace abbandonare la nave e buttare in discarica il programma elettorale. Domani sarò con i lavoratori della Cogne”. Un segnale del forte malumore verso la sindaca da parte dei suoi assessori, in particolare di coloro che sono stati attivisti della prima ora, oltre a Cavina, Claudia Resta e Claudio Frati arrivati molto prima della Sangiorgi.

Nel campo dell’opposizione, i più lucidi sono stati il capogruppo del Pd Roberto Visani e quello di Patto per Imola Giuseppe Palazzolo. Per Visani “la sindaca non ha cercato la strada del dialogo e la mediazione, dunque è rimasta in solitudine. Certamente le divisioni nel gruppo consiliare pentastellato si sono acuite dopo la caduta del governo nazionale M5s-Lega. Ora la Sangiorgi dice di non credere più nel Movimento, nel mondo pentastellato in Italia e a Imola si era riversata tanta speranza, forse è meglio non disperderla e i partiti ne siano coscienti. Faccio un appello alla città perché tutti prendano coscienza di questa fase difficile e l’affrontino con tolleranza, cooperazione, solidarietà e riconoscenza”.

Secondo Palazzolo “non si nasce sindaco, si diventa e se così avviene bisogna cercare una sintesi, un punto d’incontro per raggiungere risultati. Sono stato in piazza ieri sera e le dimissioni della sindaca, date dopo che gli assessori avevano difeso il loro operato e anticipato alcuni provvedimenti, sono state il modo peggiore per arrivare a questo punto. Non si può dire che si cambia senza avere costruito le condizioni. Vedo che altre sindache del Movimento 5 stelle come Virginia Raggi a Roma e Chiara Appendino a Torino, pur fra tanti problemi, sono ancora lì. Lei, sindaca, ha mollato i cittadini che le hanno dato il voto”.

La grande difesa della Sangiorgi è stata assunta dal fidanzato, e capogruppo della Lega, Simone Carapia: “La sindaca è stata coraggiosa e coerente con il proprio mandato, ha vinto le elezioni amministrative del 2018 grazie ai voti del centrodestra e della Lega al secondo turno. Cosa doveva fare la sindaca davanti al blocco in Con.Ami e al fatto che negli ultimi mesi non passavano più le delibere in Consiglio? E’ stata seria, quando ha visto che non aveva più la maggioranza, si è dimessa. Se ritornerà il Pd, saremo al passato, il M5s non è più quello degli inizi, mi auguro che alle elezioni regionali del 26 gennaio in Emilia Romagna si allei ancora col Pd”.

Più moderato Marchetti, sempre della Lega: “C’è stato un cambiamento di rotta, ma si è trattato di una piccola parentesi. Mi auguro che con il prossimo voto a Imola se ne apra un’altra con il centrodestra unito al governo”.

Per il consigliere e segretario del Pd Marco Panieri “il Pd ha cercato di mediare con la sindaca, non abbiamo mai fatto accordi informali con i ‘ribelli’ pentastellati. Noi abbiamo perso le elezioni 15 mesi fa, ma abbiamo lavorato per ricostruire la fiducia, la competenza, il coraggio e il bene comune. Scaricare tutte le colpe sul Pd è stato un segno di debolezza”.

Ora si attende un commissario prefettizio, il terzo dopo che lasciarono anticipatamente il loro incarico da primi cittadini Massimo Marchignoli e Daniele Manca, entrambi del Pd. Difficile se non impossibile che il voto amministrativo arrivi in contemporanea con le elezioni regionali del prossimo 26 gennaio. Più probabile che il commissario rimanga a Imola fino a maggio, quando ci sarà un altro turno amministrativo nei Comuni italiani. Bisognerà aspettare troppo tempo, ma la città che fu di Andrea Costa ha le risorse per farcela anche stavolta.

(Massimo Mongardi)