Donald Trump (Foto tratta da Wikipedia)

Povero Trump! Spiazzato, colpito e (quasi) affondato. Una volta venutosi a trovare all’interno della sala dei bottoni non è riuscito a fare altro se non seguire la sua strada, quella di sempre, la sola a lui visibile: diventare sempre più ricco e fregarsene di chi non riesce ad essere bravo come lui. Tutto molto semplice e lineare, se non che si è venuto a trovare di fronte ad una realtà completamente diversa da quella da lui immaginata, sempre meno controllabile, maggiormente articolata, più attenta e capace di guardare un po’ più avanti della punta del proprio naso. Pure nella frase che lo ha distinto in questi anni del suo mandato, le due parole magiche capaci di risvegliare l’orgoglio americano, si cela una svista, una sottovalutazione: “America first!” dice lui; America only leggiamo noi. Tradotto un po’ per tutti, e particolarmente per noi stessi, tu non sei l’unico furbo e noi non siamo del tutto sprovveduti.

Il povero, minacciato molto da vicino da ritorsioni economiche e finanziarie che potrebbero incidere in maniera pesante sui suoi sogni economici (far acquistare agli americani il suo Parmesan al posto dello straniero Parmigiano) non ha saputo far di meglio che tentare la carta della divisione: come nei trattati di Arte militare (di buona memoria) si riesce a vincere dividendo il nemico, affrontandolo frazionato, colpendolo uno alla volta. Quei gloriosi scontri frontali di una volta,.. che solo agli stupidi appaiono risolutivi!
Il suo ragionamento non fa una grinza: se gli Italiani, in sede di parlamento europeo, riescono a convincere che la lotta contro i suoi dazi va affrontata insieme e non stato per stato la gara si potrebbe fare assai dura mentre se gli altri partner europei dovessero girare la schiena alla richiesta di unità da parte dell’Italia il gioco sarebbe fatto.

Il Trump, nella sua linea di “America first” si è scontrato con una società mondiale assai diversa da quella che potrebbe consentire a lui un ampio predominio, lo spazio per costruire economie, progetti di sviluppo, linee economiche e strutturali: il solo ed unico nemico, quello bello di una volta, l’Unione Sovietica, si è dissolto in una miriade di stati alcuni mal messi, altri grondanti di gas e petrolio e la casa madre, la Russia, con un Pil inferiore alla maggior parte degli stati europei con un solo residuo di voce grossa per ostentare sicurezza (e un po’ di bombe).
Poi si è trovato davanti un’Unione Europea che, pur nelle tante pecche e incertezze, colleziona dati economici e strutturali (badate bene, nell’insieme) capaci di intimorire le rivali americane e, come se non bastasse, là, nell’estremo oriente, uno dei più antichi stati feudali della storia del mondo, all’interno di una struttura sociale e politica per noi non più accettabile, è nato un concorrente capace di sfoderare dati economici inimmaginabili, capaci di far sorgere un sentimento di invidia e, come se non bastasse, in grado non solo di correre da soli, ma di contagiare con la propria forza e il potere del loro denaro, intere schiere di (una volta) paesi amici inseparabili.

Insomma non gliene va bene una e la sola carta rimastagli in mano risulta essere quella (e lui lo sa bene) della “divisione” del nemico/amico. E così, ecco spiegato quel suo intervento, disperato e comprensibile: “L’Italia riuscirebbe molto meglio nel correre da sola”. Statene certi: troverà sicura sponda in buona parte delle forze politiche al nostro interno e ancora una volta si alzerà la voce stentorea del Presidente Berlusconi: “Stanno cercando di insidiare la nostra libertà!”.

Per quanto riguarda noi, siamo di fronte ad una scelta ben precisa: ascoltare i cori di voci individualistiche, quelle che rinverdiscono le grandi glorie del nostro paese (quelle che non si vedono più dalla caduta dell’Impero Romano) o ricorrere alla forza dell’insieme, accettando e cercando di smussare le immancabili pecche del tutto normali in una società civile, aperta, multi-etnica, in evoluzione, capace nell’insieme di determinare forza, capacità e innovazione. “Prima l’Italia” fa solo sorridere e non solo noi.

(Mauro Magnani)