Imola. “Fondazione bancarie e territori. L’esperienza imolese”. Sala grande del circolo Sersanti piena. La Sindaca Manuela Sangiorgi seduta in prima fila e non sul palco. Esponenti della politica e delle imprese, oltre che naturalmente quelli delle Istituzioni. Il punto sulle attività della Fondazione Cassa di Risparmio di Imola. I progetti, le idee e le risorse impiegate sul territorio. 

Il palco dell’incontro al Sersanti sul ruolo delle Fondazioni bancarie

Alla presenza del vescovo Giovanni Mosciatti, del rettore dell’Università di Bologna Francesco Ubertini e del presidente Acri – l’associazione che rappresenta le Fondazioni di origine bancaria –Francesco Profumo, il presidente della Fondazione Cassa di risparmio di Imola, Fabio Bacchilega introduce il tema della serata. “Ruolo, quello delle fondazioni bancarie, che spesso viene confuso con l’attività bancaria delle origini, cresciuto e maturato in questi ultimi anni trovando una collocazione importante nelle società di riferimento”. 

Esposizione che inizia dopo il breve intervento di apertura della sindaca Manuela Sangiorgi. “In questi 15 mesi ho avuto modo di conoscere la Fondazione. Imola cresce con la cultura e punta sui giovani e sulla conoscenza. Queste sono le cose più importanti e sono in linea con gli obiettivi della Fondazione”. 

E’ il presidente Bacchilega a raccontarne in prima persona la genesi. “La Fondazione Cassa di Risparmio di Imola nasce nel 1855. Furono poi incorporate negli anni ’40 le attività del Monte di pietà. Nel 2002 la nostra Fondazione cedette l’attività bancaria. Persone illuminate in oltre 150 anni hanno contribuito al benessere dei nostri territori. Il totale erogato in progetti e attività si attesta sui tre milioni e mezzo ogni anno. Diviso fra attività proprie della Fondazione e contributi erogati al 30 – 50 % dei progetti selezionati delle associazioni. Incentiviamo molto i progetti di rete. A tre settori – educazione, volontariato e arte – va circa il 50% delle erogazioni. Il quarto settore è quello della salute. Da oltre 20 anni sosteniamo l’Università ed il nostro progetto più importante”.  

Il Presidente della fondazione Fabio Bacchilega con Francesco Profumo

“Inoltre collaboriamo con circa 100 associazioni di volontariato, il mondo cattolico e le associazioni sportive. Dialoghiamo con tutti i portatori di interessi. Prudenza, senso di responsabilità e competenza sono le nostre linee guida. Ci affidiamo solo a gestione di fondi patrimoniali che curano il nostro patrimonio secondo le nostre linee guida di prudenza e trasparenza. Tuteliamo la nostra indipendenza per soddisfare bisogni e esigenze concreti del territorio. Le categorie più deboli sono quelle che durante questa lunga crisi stanno soffrendo di più e sono quelle categorie che noi più aiutiamo”.

Tocca al vescovo Giovanni Mosciatti tracciare un parallelo tra Fondazione e mondo cattolico. E lo fa magistralmente. ” Papa francesco ha indetto una tre giorni per una economia diversa, nuova. Si terra ad Assisi dal 26 al 28 marzo prossimi. Le vostre organizzazioni sono il veicolo per proporre nuove realtà e una nuova organizzazione dell’economia. Sostenibilità è l’obiettivo. Qual è il punto di questo assunto? È la cultura della persona, che è al centro del messaggio del Papa. Chi è quindi vicino alle persone? I corpi intermedi,  come la Fondazione. Bisogna rimettere al centro della attività economica la persona. Ora, nel nostro territorio noi troviamo una eccezionale ricchezza di corpi intermedi. Fra queste hanno particolare rilevanza le fondazioni. Queste generano comportamenti fiduciari, altruistici che operano con fini non  mercantili. Serve capacità di lettura della realtà e di comprensione. Mi rivolgo soprattutto ai giovani, il Papa chiede ai giovani di occuparsi dell’ambiente cosi che diventino loro stessi il soggetto principale di questo cambiamento epocale della società”. 

Francesco Ubertini, rettore dell’Università di Bologna fornisce dati concreti sulla realtà imolese. “Proprio quest’anno sono 30 anni dall’avvio delle attività universitarie in Romagna e 20 dall’avvio dell’esperienza di Imola. Senza le fondazioni oggi l’università sarebbe molto diversa da come la vediamo oggi. Senza le fondazioni a Imola e in Romagna questa esperienza di eccellenza non sarebbe stata possibile. In Romagna e il polo di Imola studiano circa 20mila studenti. Millecinquecento sono poi i professori e il personale ausiliario (750 professori e 750 personale ausiliario, ndr). Per quanto riguarda il bilancio dei campus della Romagna e di Imola questo si aggira sui 300 milioni di euro. Le fondazioni sono state l’enzima che ha attivato il processo. In italia molte esperienze, esaurito lo sprint iniziale, sono purtroppo fallite. Nessuna improvvisazione e piani concreti. Questo è lo spirito con cui abbiamo affrontato questi progetti E questi sono gli elementi che hanno decretato il successo dell’università in questo territorio. Una fase iniziale in cui tutto andava costruito e poi una fase – che si sta concludendo – che è quella di dare una casa a queste attività. Dobbiamo ora lavorare di più sull’attività di ricerca”.

“Imola è l’esperienza più recente. Oggi abbiamo 7 corsi di studi. Alcuni master e un dottorato di ricerca. Fra qualche hanno avremo i primi professori che si sono formati qui a Imola. Vorremmo avere uno studentato all’Osservanza. Le prime riflessioni sono state fatte circa due anni fa e il progetto è rientrato fra quelli finanziabili. Spero di inaugurare io lo studentato entro il termine del mio mandato (che scade nel novembre del 2021, ndr).  Non solo un dormitorio ma un campus collegato digitalmente con le sedi di Bologna. Ci definiamo un ateneo multi campus. Oltre a Bologna abbiamo Forlì, Rimini, Cesena e Ravenna. Anche Imola oramai è sufficientemente matura dal punto di vista degli studenti per potere prevedere che entro un paio di anni prenda la forma del campus. Le fondazioni hanno reso possibile tutto questo. Senza di loro – lo ripeto – il percorso non si sarebbe mai avviato”. Va detto che – puntualizza il presidente Bacchilega “l’Osservanza è una opportunità enorme per il nostro territorio ed è per noi un grande progetto. Abbiamo dato in disponibilità per trenta anni due padiglioni di nostra proprietà per fare rivivere quel magnifico complesso”.

E’ poi la volta dell’ex ministro Francesco Profumo. Attuale presidente Acri, l’associazione a cui fanno riferimento le fondazioni bancarie italiane, che apre con una domanda: “Che cosa hanno fatto le fondazioni in questi trenta anni? Sono 86 le fondazioni italiane ex bancarie con un patrimonio di circa 40 miliardi. Queste distribuiscono una media di circa 1 miliardo l’anno. Cariplo e San Paolo, per citare le due maggiori, valgono circa il 30%. Le prime 10 fondazioni valgono circa l’80%. Nel sud e nelle isole la distribuzione vale solo 8%. Le fondazioni in questi ultimi 30 anni hanno rappresentato un soggetto autorevole. Le fondazioni hanno fatto in molti casi da apripista. Sono soggetti privati agili. Hanno operato in regime di sussidiarietà con altri progetti. Un esempio per tutti. Nel nostro paese ci sono circa un milione e trecentomila bambini che vivono in condizione di povertà educativa. Nel 2016 è stato avviato un grande fondo per la povertà educativa. In questo caso quasi 80% è stato erogato al sud italia. Il risultato è che ad oggi sono stati interessati circa 400mila bambini in aree del paese che avevano bisogno di questo intervento. In un paese che ha difficoltà di finanza pubblica le fondazioni sono importantissime. Per molto tempo erano considerate dei bancomat. Oggi le fondazioni sono sempre più soggetti responsabili. Io credo che questo sia veramente la svolta. La Fondazione Cassa di Risparmio di Imola ha messo sempre più a disposizione competenze e progettualità oltre che mere risorse. E questo l’elemento che più la caratterizza”. 

L’ex ministro e presidente Acri Francesco Profumo

“A Imola la Fondazione è ben gestita e genera risorse per creare quelle condizioni di sviluppo che consentono ai territori di avere una qualità di vita e di ‘essere’. Il tema del futuro credo debba essere focalizzato sul rendimento del patrimonio, oltre che sulla fase erogativa. La domanda cresce molto di più della disposizione di risorse. Il tema centrale è la condizione di equilibrio. Erogare senza intaccare il patrimonio. La sfida per il futuro è il rendimento dell’intervento cosi da poterlo rifinanziare. I fondi europei e i fondi privati devono aprirsi a uno stretto collegamento. Le nostre fondazioni dovranno attrezzarsi ma questa visione aprirà a scenari nuovi. Una continuità della vita del progetto anche quando le risorse saranno terminate.  Una relazione sempre più stretta delle fondazioni con i soggetti europei. Una maggiore interazione può attivare progetti che potranno durare nel tempo”. 

In ultimo le parole conclusive del presidente Bacchilega suonano come un monito e una summa degli interventi. “Il mondo è cambiato e noi dobbiamo tutelare il nostro patrimonio per metterlo a disposizione delle future generazioni. E questo dobbiamo farlo generando rendimenti, trasparenza e correttezza verso la città e i soci. E, vedendo la risposta che la città ha dato questa sera, sono certo che lo faremo assieme”.

(Verner Moreno)