La Brexit si svolge come una serie horror in cui ogni puntata supera il terrore precedente. In teoria i contendenti sarebbero l’Unione Europea, che vuole proteggere la  sua zona economica e non avere un paese metà dentro e metà fuori (con i vantaggi e senza i vincoli) e la Gran Bretagna che cavalca il capitalismo finanziario globale e vuole autonomia e sovranità senza pagarle troppo care.

Il primo ministro Boris Johnson  viene costretto dal Parlamento, guidato dallo speaker Bercow, a chiedere una dilazione della data per la Brexit (al presente sarebbe il 31 Ottobre, Halloween). Questa dilazione viene accordata ma la sua durata – tre mesi? – è in forse. Macron blocca questa decisione in attesa di chiarimenti. Nel vortice in cui il risultato del referendum per lasciare l’Europa ha precipitato tre anni fa il paese, le istituzioni ed ora anche l’economia di chiarezza ve ne è sempre meno. Non avendo una costituzione scritta la politica (come anche la giurisprudenza) in Gran Bretagna si basa su  “decisioni precedenti” (precedents) e tradizioni che nel caso in esame non offrono lumi essendo il conflitto politico senza precedenti.

L’agenda di Johnson è di andare alle elezioni, il Parlamento gli si contrappone (anche se ha approvato “salvo intese” con una maggioranza di pochi voti la proposta da lui concordata con l’Europa) perchè teme ragionevolmente qualche atto di pirateria politica del governo conservatore che si concluda con una Brexit senza regole (no deal) nella quale il rapporto con la EU sarebbe regolato dagli statuti della World Trade Organisation WTO. Per lo stesso timore il leader dei Laburisti Jeremy Corbyn si rifiuta di concedere a Boris una data elettorale: per ottenere di sciogliere il parlamento il Primo Ministro deve avere un voto favorevole dei due terzi del Parlamento (Camera dei Comuni, Commons). L’idea di avere elezioni sotto Natale e’ inaudita.

Lo scontro fra governo e parlamento è senza quartiere: Johnson ha messo in pausa la discussione del pacchetto concordato con l’EU che il Parlamento non ha ancora esaminato nei dettagli e afferma che non la riaprira’ se il Parlamento lunedì 28.10 non acconsente a chiamare le elezioni; Il Cancelliere dello Scacchiere Sajiv Javid minaccia di “filibuster”: fare ostruzionismo (Speaker permettendo) per bloccare i lavori del Parlamento. La camera dei Comuni (che sta dialogando direttamente con i rappresentanti europei) minaccia di usare la procedura “under standing order 24” per controllare l’agenda parlamentare e continuare a discutere i dettagli del pacchetto di Johnson o anche un secondo referendum  sulla Brexit , sapendo di avere Speaker Bercow dalla sua parte.

Tutti gli occhi sono puntati alle prossime elezioni. Molti voti a favore della Brexit sono venuti da elettori maturi, residenti nelle contee che sostengono i conservatori. I Tories sono in vantaggio di un 10% sui Laburisti nei sondaggi elettorali. L’idea di organizzare (contro il volere del governo conservatore) un secondo referendum sulla Brexit viene presa in considerazione ma sembra  assai difficile da concretizzare ed inasprirebbe il conflitto nel paese. Il governo pare ignorare che sta veleggiando verso un altro referendum sull’indipendenza scozzese che perdera’ (il precedente referendum in Scozia nel 2014 decretò di stretta misura il mantenimento dell’unione con l’Inghilterra); la Scozia vuol restare in Europa. Le recenti concessioni di Johnson all’Europa sul problema del confine irlandese (Irish backstop) scontentano sia l’Irlanda del Nord che quella del Sud.

Dio salvi l’Inghilterra!

(Cecilia Clementel)