Lo chef Massimiliano Mascia

Imola. Ancora una volta premiato mantenendo le due stelle, subito dopo i pochi migliori con tre stelle, dalla guida più prestigiosa nel mondo della ristorazione, la Michelin. Il San Domenico festeggia così le 50 candeline che arriveranno nel 2020, il ristorante nei giardini dallo stesso nome in pieno centro storico nacque infatti nel 1970 e conquistò per la prima volta le due stelle nel 1977.

Valentino e Natale Marcattilii, il primo in cucina e il secondo in sala, ci sono fin dagli inizi. Ora la “stella” nascente è Massimiliano Mascia che però, da persona seria, fa subito professione di umiltà: “Siamo contenti, è un’importante qualifica per noi, per tutti i ragazzi che ci lavorano (12 in cucina, sette in sala e un ottimo sommelier, Francesco Cioria). Bisogna lavorare sempre al massimo, metterci passione, farlo insieme, avere ottime materie prime”.

Mascia, come nascono i piatti nuovi?

“Si tratta della normale evoluzione nel mondo, parte dal confronto fra diverse generazioni. Gli ultimi piatti che stanno andando molto bene sono il crudo di ricciola al sale di Cervia fra gli antipasti, i ravioli di faraona fra i primi e il lombetto di agnello nostrano arrostito con crema di porcini, carote gialle e salsa al timo limonato fra i secondi. Poi, ovviamente c’è una pasticceria preparata scrupolosamente e molto bene. E una cantina importante e aggiornata, attuale, con in primo piano vini italiani e francesi”.

Mascia alle 17 (si apre alle 20 e si chiude tardi anche se è mercoledì 6 novembre, periodo di Baccanale, ndr) sta andando a lavorare, ha poco tempo per fermarsi a parlare. Vi suggeriamo di non lasciarvi scappare, quando entrerete in quell’atmosfera meravigliosa, due piatti che hanno fatto la storia del San Domenico: riso mantecato all’olio extra vergine con quaglia, rapa rossa e polvere di caffè e uovo in raviolo “San Domenico” con burro di malga, parmigiano dolce e tartufo di stagione.

(Massimo Mongardi)