Da anni sostengo che il turismo imolese è rimasto ancorato ad un mondo che non esiste più. Diciamo la verità, siamo un po’ provinciali, ci fermiamo alla superficie del problema e non vogliamo approfondire.
Imola è Imola!! Grazie al suo Autodromo i turisti arrivano come paganelli sulle esche. Siamo convinti che nel pianeta, quando si parla di Italia si parli di Ferrari, Ferrero, Armani, forse Venezia e sicuramente Imola.
Sfortunate le altre città che non possono contare su un impianto così importante.

Nel mio piccolo ho sempre sostenuto che l’impianto dovrebbe essere un elemento utilizzato in maniera integrata nel futuro di Imola. Ovvero Imola ha anche l’Autodromo, uscendo dal paradigma “Imola è l’Autodromo”.
Non è vero, non lo è mai stato. Certamente ha la sua importanza, ma, a livello turistico pesa circa un 16%…. pochino in verità.

I numeri, oltre ai debiti, hanno la loro importanza. Nel 2018, anno che ha portato sulle rive del Santerno anche il motocross, il turismo si è “inceppato”. In un anno boom per l’Italia e la nostra regione, a fronte di un buon numero di arrivi (98.282 +3.54% sul 2017) abbiamo riscontrato un drammatico segno negativo sulle presenze, unico in regione (204.696 -6.35% sul 2017).

I dati non devono sorprendere perché il boom ha indicatori chiari: il turista del nuovo millennio cerca arte, cultura, musica, gastronomia e bicicletta. Imola continua ad offrire, nonostante l’ottimo lavoro di If (a Faenza si stanno godendo i benefici, con un quasi 9% in più di presenze… e pagano anche meno tasse degli imolesi), il tipico “pacchetto anni 70”.

Il Museo della ceramica a Faenza

Basterebbe poco, basterebbe considerare l’Autodromo come spazio dove si svolgono “anche” attività di Motorsport, ma il cuore deve essere ben altro. Gli spazi devono essere occupati da iniziative non in perdita e che muovano persone. Il turista deve venire a Imola perché si “fanno cose” belle, perché a Imola ci si diverte, perché Imola regala emozioni, perché Imola è sinonimo di storia e cultura, perché Imola ha anche l’Autodromo.

Facile da dirsi, ma esistono esempi di città che, prendiamo i casi peggiori, riescono a veicolare turisti pur in assenza di un Autodromo? Che non si dica Roma, Torino, Firenze o Pompei, quelle, in effetti, sia pure a denti stretti anche i pasdaran del “divertimento a costo pubblico” ammetterebbero che sono più conosciute di Imola. Ma le altre? Già le altre come fanno? Se fanno…

In Toscana esiste una città, poco più vasta di Imola, che ben sintetizza come, senza spendere decine di milioni di euro, si possa creare un fantastico indotto, posti di lavoro e fama. Questa città si chiama Lucca e, lo ammetto, non è conosciuta in Giappone, non appare in televisione, non ha tombe famose e, per dire quanto sono sfortunati, nemmeno Bartali è nato in questo ombelico del mondo. Eppure…
Eppure anche l’ombelico del mondo si evolve ed offre appuntamenti fantastici. Più fantastici dell’attività di un Autodromo? Il mio parere non conta nulla, ma sicuramente gli albergatori di Imola farebbero “cambio” molto volentieri.

Pensate che gruppi musicali come i Rolling Stones o muse come la Dion sono presenti nei calendari estivi. In particolare la Dion, guardate i prezzi dei biglietti, attira il famoso pubblico musicale colto e ricco. Un pubblico che tendenzialmente resta qualche giorno negli alberghi locali.

Sono certo che qualche “fenomeno” imolese starà ridendo con un bel “la Dion, ma chi è? La conosce solo quel fuso di Zaccherini che, come suo solito, sta scrivendo una marea di sciocchezze! Eppoi ha scritto di Pompei, ma esiste veramente?” Di Pompei non aggiungo nulla, sulla Dion solo che ha venduto oltre 200 milioni di dischi (sull’aspetto musicale riconosco che nel 2019 Imola ha dato segni di riscossa, spero sia solo l’inizio).

I pasdaran potrebbero obiettare che sono tutte chiacchiere e distintivo perché non ho riportato i numeri turistici di Lucca. In fondo, Dion o non Dion, attività varie e quella “bischerata” della mostra fumetti, senza Autodromo Lucca cosa muove, se muove?

La domanda è legittima e merita risposta: Lucca nel 2018 ha incrementato gli arrivi turistici (249.038) e portato le presenze alla bella cifra di 519.372 (il doppio rispetto a Imola, ma sarà vero?). Ve l’avevo anticipato che i nostri albergatori farebbero cambio…

Un’ultima considerazione: qualche tempo fa un’associazione provò a lanciare una mostra del fumetto anche ad Imola, proprio all’Autodromo. Gli spazi non furono concessi… un autodromo è un autodromo, non possiamo confonderlo con i fumetti. Infatti… >>>>

Qualche amico mai contento mi ha contestato che paragonare Imola a Lucca è scorretto perché la città toscana è più bella. Cari amici io paragono attività umane e non bellezze urbanistiche!
Il concetto da comprendere è quello che il turismo, che sia artistico, musicale, ambientale porta ricchezze alle città che meglio rispondono alle richieste del mercato.
Concetti di difficile comprensione sulle rive del Santerno perché figli del dogma “Imola è conosciuta nel mondo grazie all’Autodromo”.

Vero, non vero? Chissà. Alla domanda “quanto vale in termini economici questa presunta conoscenza?” manca sempre una risposta per il semplice motivo che non ha valore economico è solo un’espressione di provincialismo.
Non ci credete? Nel mondo Imola è sicuramente più conosciuta di Bagno di Romagna eppure la piccola cittadina termale, sempre nel 2017, ha potuto contare su 250.660 presenze, contro le 204.696 di Imola.
Circa 102.000 arrivi contro i circa 98.000 di Imola… se il Direttore me lo concede commenterei con un bel “stikazzi”.

Ultimamente, da parte dei pasdaran conservatori, ancora ben presenti nel nostro territorio, è uscito uno scoop “Imola è conosciuta in Giappone grazie all’autodromo” perché hanno scoperto un feticcio venduto in qualche negozio giapponese che richiama Imola. Bene, chissà i fiumi di turisti che annualmente vengono a visitare la nostra città… li avete visti?
A Faenza che, poverini loro, non hanno l’autodromo come faranno a farsi conoscere in Giappone. In fondo si vive anche senza Giappone.
Epperò gli amici faentini, che forse non hanno l’anella al naso e come già scritto pagano meno tasse di Imola ed hanno pure un palasport che contiene 5.000 spettatori, sono conosciuti nell’isola orientale molto più di Imola grazie alla ceramica.
Possibile? Possibile! Faenza è gemellata con la città di Toki dal lontano 1979.

E Imola? Saremo meno conosciuti di Faenza, avremo meno turismo di Bagno di Romagna, ma in Giappone ecc ecc. E’ proprio vero? Non sembra proprio.

Pensate che il 18 giugno 1585 quattro ambasciatori giapponesi fecero sosta a Imola (vi garantisco che non vennero per l’autodromo) e di quell’avvenimento è rimasta cronaca al punto che… >>>> 

Chiudo con l’auspicio che la futura amministrazione della città inverta completamente le politiche turistiche e cominci ad investire razionalmente le risorse pubbliche per far crescere il nostro territorio.

(Mario Zaccherini)