O natura, o natura,
Perchè non rendi poi
Quel che prometti allor?
Perchè di tanto
Inganni i figli tuoi?
(Leopardi)

“Noi difendiamo Dio!” ha gridato Giorgia Meloni in piazza San Giovanni.
L’Onnipotente, lassù, si sarà sentito sollevato.
Di solito è Lui che deve accorrere in soccorso delle Sue creature.
Specie delle più sciocche.

Il grido di battaglia dei crociati era “Dio lo vuole”, dove l’uomo, avventatamente, arbitrariamente, si ergeva a interprete del volere divino, per definizione imperscrutabile.
Qui siamo al ribaltamento dei ruoli, è la creatura che diventa protagonista.
Non si affida, non confida nel Creatore, gli dice, davanti a 200.000 fedeli accorsi ad ascoltare il verbo sovranista, che deve stare tranquillo: a Lui ci pensa lei.
Cosa facciano Meloni, Salvini e Berlusconi nella loro quotidianità per difendere Dio è un mistero.
I teologi, quelli italiani per primi, si interrogano.

Intanto, per restare in materia, Papa Francesco prospetta cambiamenti profondi nella Chiesa.
Anche i preti potranno sposarsi, come cantava Lucio Dalla e il diaconato sarà esteso alle donne, che da qualche tempo hanno l’anima.
I tradizionalisti gridano allo scandalo.
Lo facevano anche nel Tempio, quando Gesù venne a portarlo.

Gira e rigira, le nostre speranze in un mondo migliore sono affidate a due ragazzine, Greta e Olga, e a un vecchio prete che chiede ai cristiani di essere cristiani.
Quanto al resto niente di nuovo, né di buono.
Tutto è al suo posto e nulla è in ordine.

La gente ama Salvini e pensi che dobbiamo aver peccato molto per indurla a tanto.
Si, la globalizzazione, la crisi, le presuntuose scartine che ci rappresentano, ma poi bisogna votarlo uno così, farselo piacere.
Per consegnargli i tuoi sentimenti si deve essere rotto qualcosa di profondo nel rapporto con la sinistra ma anche dentro di te.
Che tu sia un cinico evasore veneto o un operaio di Terni.

Gli elettori non hanno sempre ragione, hanno solo il diritto di decidere a chi affidare la loro rappresentanza.
Non sempre la scelta ricade sui migliori.
Specie se cavalli di razza non ce ne sono e a correre in loro vece sono gli asini.

Bianconi, chi era costui?
Perché un’Umbria delusa da una sinistra maneggiona avrebbe dovuto votarlo?
Quali idee, quali parole nuove, visto che con quelle vecchie vince la destra, hanno messo in campo i leader instabili di questa coalizione improbabile?
Senza un capo riconosciuto.
Senza un partito egemone.
Dove ogni sintesi, anche la più apprezzabile, appare precaria, provvisoria, insidiata dall’ossessione di distinguersi che prende un po’ tutti, un po’ meno il Pd.
Senza una prospettiva cui le persone possano guardare con fiducia, cui connettere le loro ansie, i loro sogni, i loro bisogni.
Una prospettiva che non c’è perché non ci può essere.
Perché non è stata concepita, incubata, pensata.
Perché non c’è il lievito per farla crescere, visto che su di essa i fratelli coltelli sono in radicale dissenso.

Un Governo che è un ponte sospeso nel vuoto, con il pilone che guarda al futuro che manca, e quello che guarda al presente che da solo non regge: non si è mai vista un’alleanza fra forze ostili per evitare l’aumento dell’Iva.
Gli italiani saranno anche frastornati e imbarbariti ma se proprio non si vuol dir loro la verità bisogna almeno raccontarla meglio.
Ancor meglio se non mandi a farlo l’ex ministra Lorenzin che, come emblema del cambiamento promesso a due milioni di persone affluite alle primarie, non è proprio il massimo.
Poi, naturalmente, fate come vi pare.
Lo avete sempre fatto.
Senza ascoltare mai.

Zingaretti, che fra tutti sembrerebbe il più normale, ha commentato lo schianto in Umbria con le parole di sempre: “adesso bisogna riflettere”.
Un filosofo dimenticato diceva che nel mondo contemporaneo quando lavoriamo non abbiamo tempo di pensare e quando siamo liberi dagli affanni non abbiamo voglia di pensare.
Il risultato è scontato.

È mai possibile che non ci sia qualcuno, una volta almeno, che dica che bisognava riflettere prima e che abbia anche solo tentato di costruire delle forme organizzative e delle relazioni umane idonee allo scopo?
Perché, vedete, la dispersione di voti, lo scollamento, vengono da lontano.

Ci sono anche in Emilia-Romagna, della quale bisognerà pur parlare.
Prima.
Almeno un po’.
Altrimenti continuerà così.
Con la sinistra che continua a perdere.
Ancor più da quando Renzi fu scelto a furor di compagni per farla “finalmente” vincere.
“Error de calculo” commentó Fidel Castro dopo aver respinto l’attacco americano alla baia dei Porci.
Sarebbe tempo di rifarlo, il calcolo.
Seriamente.

La signora Teresa Bellanova ha detto alla platea un po’ invecchiata della Leopolda che è sempre stata contro le divisioni, però…
Alla base di ogni divisione c’è sempre un però.
Poi, però, c’è chi una scissione la fa e chi non la fa.
In nome del comune passato sindacale fra i braccianti mi perdonerà l’impertinenza: Di Vittorio non l’avrebbe fatta.
E quasi certamente, sapendo quel che sarebbe accaduto di lì a poco, non avrebbe accettato nemmeno di fare il ministro.

Auguri lo stesso.

(Guido Tampieri)