Imola. Lo descrive come un piccolo premio perché è abituata a finanziamenti di altro ordine di grandezza per i suoi progetti correnti. Sta di fatto che si tratta di premio “bello”, “carino”. Prima di tutto perché italiano al 100%. A lei che è solitamente finanziata dall’Europa, un riconoscimento a casa ogni tanto fa piacere. E poi la colloca sulla cresta dell’onda, per gli agganci evidenti con i problemi attuali e per il tempismo eccezionale della sua ricerca.

Lei è Paola Ceroni, scienziata imolese dell’università di Bologna, di fotochimica al dipartimento di Chimica G. Ciamician. Di lei ci siamo occupati per le sue ricerche sulle particelle di silicio >>>> 

In alto a sinistra, Paola Ceroni

La Call, il concorso, è stata promossa dal Consorzio nazionale per la raccolta, il riciclo ed il recupero degli imballaggi in plastica”, Corepla, appunto. Si tratta del consorzio nazionale costituito nel 1997, subentrato a Replastic, per adeguamento alla direttiva europea sugli imballaggi del 1994. Il Consorzio è ora regolato da un Decreto del 2006, ed è specializzato nel monitorare la ricerca scientifica, tecnologica e la produzione di innovazioni in genere, premiando quando possibile idee originali di progettazione che hanno alla base creatività e intelligenza. Il premio è stato assegnato a Rimini, nell’ambito di Ecomondo, lo scorso 8 novembre, a tre progetti di riciclo mirato della plastica degli imballaggi.

Created with GIMP

Paola ha risposto infatti alla Call for ideas “Alla ricerca della plastica perduta” di Corepla, con un progetto che sembra esserle scaturito dalla mente così, al momento… Ovviamente su premesse che affondano le radici nella ricerca pura del suo gruppo, radici comuni ad altre idee innovative . E infatti alla base ci sono anche qui i nanocristalli di silicio, simili a quelli già incontrati ma abbastanza diversi da renderli utilizzabili in tutt’altro contesto.

Il progetto
Il progetto Tigre, questo è il nome, acronimo di “TIme-Gated REcyling of plastics”, nasce con il fine di ottenere una uniformità elevata nelle plastiche da riciclare. L’inserimento di bassissime quantità di nanocristalli di silicio negli imballaggi di plastica, con un codice-colore identificativo letto dagli impianti di selezione ottica automatici, permetterebbe il riconoscimento di varie plastiche colorate o nere, tipi di plastiche che ad oggi non sono riconoscibili.

I nanocristalli di silicio scelti, di dimensioni dai 4 ai 5 nanometri, assorbono energia luminosa e la riemettono come radiazione di lunga durata, cioè diventano  luminescenti. Questa volta però abbiamo luce ultravioletta incidente e luce colorata riemessa. Scegliendo opportunamente i nanocristalli, per ogni tipo di plastica si potrà ottenere un riconoscimento attraverso il colore della luce riemessa. La riemissione di luce avverrà per un certo tempo (time-gated), permettendo l’isolamento opportuno delle plastiche.

I tre progetti selezionati sono tutti vincitori “ex aequo”: Gli altri due sono Anaktite, per un materiale composito costituito esclusivamente da polvere di vetro e di Pet riciclato, e EcoAllene, per la creazione di un nuovo materiale in granulo, realizzato riciclando il film plastico e il film d’alluminio presenti negli imballaggi poliaccoppiati.

L’idea
E così Paola è stata alla ribalta sul palco di Ecomondo a Rimini. Intervistata, ha detto “Sono partita dalla sola ricerca di base e poter trovare un’ applicazione a quello che facciamo in laboratorio è molto importante sia dal punto di vista personale sia per sviluppare una tecnologia innovativa”. “Facciamo in laboratorio”, al plurale, include ovviamente gli altri due progettisti del gruppo, il dr. Francesco Romano e il dr. Marco Villa, non presenti. All’evento di premiazione ha partecipato come testimonial il comico Leonardo Manera, che vediamo nella foto, insieme con Paola e con Antonello Ciotti, presidente Corepla.

Paola Ceroni con Leonardo Manera (a dx) e Antonello Ciotti, presidente Corepla

Ma che cosa ha ispirato Paola dal profondo ? Sicuramente forte su di lei è ancora l’influenza del prof. Vincenzo Balzani, presso il quale si è formata. Balzani era già ambientalista quando in pochi ne parlavano. E poi Paola appartiene alla generazione dei nuovi chimici, i quali per il solo fatto di essere tali, si sentono forse un po’ responsabili, soprattutto in alcuni settori come la plastica. E più o meno inconsciamente, vorrebbero operare una nemesi storica… E infatti: la plastica è opera dei chimici, ricordiamo Giulio Natta, ingegnere chimico e accademico italiano, insignito del premio Nobel per la chimica insieme a Karl Ziegler nel 1963 per “le loro scoperte nel campo della chimica e della tecnologia”.

Giulio Natta

Natta è considerato il padre del moplen , la plastica di cui è fatta la maggior parte degli utensili. In seguito altri chimici sono riusciti a inventare altre molecole, sempre lunghissime, sempre inesistenti in natura, sempre con proprietà specifiche, di robustezza, elasticità, ecc ecc, a gran voce richieste.
I chimici ora sentono, chi più chi meno, la spinta a inventare e a pensare a modi per identificare, separare, e poi scomporre, scindere, dividere le parti costituenti tali lunghissime molecole… Ma la via può e spesso è, difficile. Potrebbe apparire in discesa, ma non lo è. Paola, appartenente a questi nuovi chimici, è partita con il piede giusto.

 

(Carla Cardano)