Moraduccio (Firenzuola – FI). Un paese abbandonato, costruito da pietre e malta, che non smette mai di stupire. Ma soprattutto, non cessa di ospitare visite e leggende. Un conto severo da saldare: spopolamento, morte, distruzione. La recente storia di Castiglioncello è solo l’epilogo di uno passato difficile e costellato dalle sciagure. Paese di dogana, punto nevralgico di confine tra il Gran Ducato di Toscana e quello di Bologna. Contesa da ambedue proprio per la sua strategica collocazione. Dove, sul crinale della montagna sopra al Santerno, passava tra l’altro la vecchia via Montanara. Unica strada, prima dell’ottocento, a collegare Toscana ed Emilia Romagna. Di conseguenza, unica via di collegamento tra Nord e Sud.

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Negli anni Venti dell’Ottocento, dopo il congresso di Lubiana, alcune truppe dell’impero austro-ungarico erano diretti a Napoli per placare alcuni moti rivoluzionari dei Carbonari del Regno di Napoli. Si stanziarono per settimane nel borgo di Castiglioncello. Presidiandola e quasi saccheggiandola. Alcune truppe della grande armata vi si stanziarono quasi ovunque, riparandosi anche nella Chiesa.

Poi, un’altra circostanza funesta colpì la piccola borgata. Era il 24 settembre del 1784. Un violento temporale si abbattè su tutta la valle del Santerno. Erano circa le 16, si era da poco conclusa la messa domenicale. Fuori, il cielo era talmente coperto che sembrava notte. Un fulmine cadde sul campanile, fracassandolo. Poi penetrò in chiesa fino addirittura a raggiungere la sacrestia, dopo aver passato due muri e bucato l’armadio dei fiori. Infine, la saetta raggiunse la perpetua, colpendola mortalmente mentre era intenta a portare dei vasi sull’altare. La chiesa, visti gli ingenti danni del rovinoso temporale, venne abbandonata. In favore di una seconda, che venne poi costruita nel cuore del borgo, quella ancora oggi visibile.

Ma prima del definitivo spopolamento dell’abitato, avvenuto solamente negli anni Sessanta del Novecento, Castiglioncello dovette fare i conti con altre funeste circostanze. Fatti spesso dovuti ad eventi della natura ribelle. Nel 1777 fu registrata una disastrosa piena del fiume Santerno. L’acqua distrusse tutti i mulini della zona ed i canali ruppero gli argini. Il mulino di Ferro venne disarcionato dalla furia della corrente, scomparendo nelle acque. Il piccolo Rio nel frattempo, sfondò un poggio sottostante l’abitato di Moraduccio, creandosi un secondo corso d’acqua che si riuniva al Santerno.
Oltre a questi fatti significativi , confermati dalle carte ancora presenti nelle biblioteche della Regione Toscana, vi sono alcune leggende, prive di bibliografie, che andremo ad approfondire in un secondo momento.

(Aris Alpi)