Intelligenza artificiale: senza alcuna retorica o remora occorre confessare che ci sentiamo un po’ in imbarazzo, quasi disturbati, non esiterei a definire la sensazione che ci crea il termine con intimoriti. Fino a poco tempo fa ci ritenevamo unici possessori di quella qualità comunemente chiamata “intelligenza” ed eravamo soliti accanirci verso chiunque si azzardasse a definire “intelligenti” certi animali. Beh, ora la certezza non lascia spazio al dubbio: l’intelligenza artificiale è una certezza, anzi due.

Intelligenza artificiale (Foto di Gerd Altmann da Pixabay)

Una è quella che sta prendendo forma nei laboratori “hard”, tra distese di file di programmazione che non conoscono simili, intere generazioni di incroci ad intersezione, rimandi di ritorno, comandi di stop che sembrano dettati da un nuovo “creatore”: i risultati sono sotto gli occhi di tutti noi e prendono forma in automobili che non hanno più bisogno di pilota o strane creature meccaniche dalla forma che ricorda molto da vicino un essere bipede capaci ci camminare, gesticolare, annuire, assorbire informazioni non solo digitali, assecondare i nostri bisogni.

Oltre i giocattoli, esistono stanze iper-protette, a temperatura e umidità controllata, dove, in bell’ordine trovano spazi sottile lamine inerti a prova di contatto letteralmente invase da miriadi di granelli di silicio in grado di svolgere e risolvere operazioni che noi neppure riusciamo a concepire. Tu premi un bottone (possibilmente quello giusto) e il gioco è fatto: resta solo lo stupore dopo l’attimo.

Esiste una seconda intelligenza artificiale anche se, devo ammetterlo, il termine non è proprio corretto in quanto è composta di una parte “umana” e una seconda parte (preponderante) inculcata dall’uomo.

No, se pensiamo anche solo per un attimo ad un intervento di micro-chirurgia al cervello siamo fuori strada… o forse no. L’intervento esiste, eccome, ma non si tratta di chirurgia. Li prendiamo che sono ancora piccolissimi: stanno ancora giocando al dottore e alla mamma, ma alcuni di questi piccoli mostrano già capacità e tendenze che, ad un occhio esperto, non lasciano spazio a dubbi. Di lì a poco, attenti selezionatori li individuano, li separano dal “gruppo dei normali” e li incamminano verso mete ai più sconosciute o proibite. Corsi di studio che normalmente prendono cinque anni di tempo superati in appena due. E con che risultato!

Corsi di laurea che vengono fagocitati al ritmo di dieci esami/anno. Il “ventinove” non viene neppure preso in considerazione e la lode è d’obbligo. In alcuni casi è previsto l’inchino dell’esaminatore che, sorpreso, si trova a chiedere all’esaminando dove abbia appreso di quella teoria appena esposta, sentendosi rispondere con un semplice: “Mah, guardi, mi è venuta un’idea elaborando la famosa teoria di…”. Generalmente il ragazzo non riesce a terminare perché il vecchio professore a questo punto giace disteso oltre il tavolo e sotto di esso.

Chiedo scusa: ho usato il termine ragazzo perché ci troviamo davanti ad un giovane esempio di pura razza umana di diciott’anni. Ma il bello inizia ora. Quando il vecchio professore si riprende sa bene cosa deve fare e a chi telefonare. Surclassando la famiglia, il giovane viene preso e condotto all’interno di un famosissimo college obnubilato tra le alte montagne svizzere e viene sottoposto ad un trattamento istruttivo incomprensibile ai più: teorie finanziarie, storia della produzione, statistica commerciale, filosofia del rapporto di lavoro, calcolo della componente umana, trattati di avaria navale, incidenza della casistica nella rete di distribuzione, il futuro del flottante industriale e tanto altro ancora.

Sui trent’anni, quando scende tra di noi, cammina come noi, mangia e beve come noi e pure respira, ma non è come noi: li chiamano Ad, General manager, Ceo. L’aria del college svizzero lo ha impregnato di numeri e teorie così invadenti da non lasciare spazio al concetto di “umano”. La sua mente lavora in base a standard precisi, obiettivi impensabili, ostacoli prudenziali, diversificazioni di tendenza, casistica dell’incongruenza. Sarò breve: il suo solo scopo è l’utile, ma non quello generico che va iscritto in fondo a qualunque conto di profitti e perdite, quello calcolato in base alla coincidenza prevista e pre-calcolata in base ad un preciso rapporto preventivamente e rigidamente definito secondo una selezionatissima incidenza di costi e ricavi. Al di fuori di tutto ciò, il nulla. Almeno per quanto riguarda Lui.

Viene retribuito, ovviamente, in forme e sostanze che nulla hanno a che vedere con la busta paga di voi tutti ed esclusivamente in base a rapporti predefiniti. Lui non teme il rinnovo del contratto di lavoro e la parola “sciopero” non è mai stata presa in considerazione dal suo dizionario. Dispone, è vero, di un mensile quasi fisso, pari la vostro stipendio di un paio di anni più tutta una serie di incentivi e parametri ai più incomprensibili e difficilmente valutabili (per voi): premi a progetto, mensilità aggiuntive a raggiungimento parametri, acquisto di azioni con annullamento di It (Inside trading), canalizzazioni di investimenti in paradisi fiscali oltre-oceano e vigorose strette di mano da parte di numerosi Vip. E non vi sia di stupore se tutto ciò che sta accadendo in quel di Taranto vi lascia interdetti: per Lui non esistono ventimila famiglie che domani non potranno andare alla Coop a fare la spesa, si alzeranno con un mal di schiena tremendo ma di dottore non se ne parla e quello della mutua è disponibile tra sei mesi, la rata dell’università del primogenito giace lì sul cassettone inevasa, la nonna avrebbe bisogno di assistenza ma dovrà arrangiarsi da sola, quelli delle forniture minacciano lo stacco del contatore, l’auto è senza assicurazione dal 1° di gennaio (di quest’anno) e, ma non da ultimo, quella serata in pizzeria che avevate promesso a tutta la famiglia … beh, dovrà finire nel dimenticatoio.

Lui, o Lei, non fa differenza solo in questo caso, ha fatto i conti per benino: il capitale investito e i costi del denaro sia in campo nazionale che internazionale sommato alla probabilità di viluppo selezionato per settore fratto il ricavo del prodotto finito aggiunto a una sorta di incentivi statali e non più, oltre al preponderante costo del personale fa esattamente un bel 3,73%. Urca! direte voi, malissimo dice Lui: i parametri di investimento previsti indicavano un limite invalicabile pari al 5,29 periodico e quindi si chiude. La sua capacità di sintesi è stata sinteticamente ma complessivamente apprezzata dai membri del Cda; alcuni di questi signori si sono sorpresi a scuotere un po’ la testa in perplessità, il giovane là in fondo, quello vestito da cravattaro con i capelli blu e l’orecchino al lobo sinistro, il figlio del capo supermo, se ne è andato tra una serie di rumori che, i ben informati, affermano trattarsi di pernacchie e insulti vari, ma la decisione è presa. Gli resta un solo problemino, un ulteriore traguardo che gli è già stato presentato a mo’ di sfida: là, in non-so-bene-dove, un’altro gruppo industriale viene dato per facile preda, il capo politico di turno, tutto locale, ha già evidenziato la sua disponibilità di borsa: deve solo fare un po’ di calcoli, fissare parametri e traguardi, stendere una relazione. L’intelligenza artificiale, costruita dall’uomo e facilità dalla stupidità di tanti altri uomini ha avuto la meglio e raggiunto il traguardo ben fissato all’interno dei recessi del cervello del nostro Ad.

E pensare che c’è qualcuno che va in giro dicendo che uno vale uno! I poveri!

(Mauro Magnani)