Alessandro Mirri

Imola. Una candidata chissà perché coniugata quasi sempre al femminile, o un candidato civico nel centrosinistra con il 55,9%, secondo un sondaggio Demetra di Milano commissionato dall’associazione ciellina “Tommaso Moro” su un campione rappresentativo di 518 imolesi dal 6 al 15 novembre, alle elezioni amministrative della prossima primavera otterrebbe più consensi rispetto a un candidato espresso dal sistema partito con il 24,4%. E la preferenza per un civico resterebbe maggioritaria, seppur in modo minore (44,3% a 32,3%) anche fra gli elettori del centrosinistra alle elezioni europee del 2019.

E subito salta fuori il nome dell’ex candidata perdente Carmela Cappello che ora, in un confronto con l’ex sindaca Manuela Sangiorgi, vincerebbe con il 59,8% contro il 40,2%. Un vantaggio netto ma nemmeno troppo visti i tanti problemi causati dalla Sangiorgi, ancora evidentemente sostenuta da tutto il centrodestra nel quale ormai si annovera, ma pure da una parte del Movimento 5 stelle.

La sorpresa più interessante del sondaggio, infatti, è forse nella domanda fatta a chi ha votato pentastellato alle europee del 2019 su: “Che opinione si è fatto della sindaca Sangiorgi?” Positiva per il 48,8%, negativa per il 33%, poi indifferenti e non saprei. Certamente, fa notare Roberto Raggi della “Tommaso Moro” e pure della neonata renziana Italia viva “dopo il 6 novembre, la Sangiorgi di ‘colpe’ verso il M5s ne ha accumulate altre sfiduciando il suo vice Patrik Cavina e passando le sue deleghe a un assessore non pentastellato come Andrea Longhi e infine andando a Rimini (con il fidanzato Simone Carapia, ex capogruppo della Lega, ndr) ad applaudire il leader della Lega Matteo Salvini a un convegno del sindacato di polizia Sap”.

Ma insomma quali dovrebbero essere le caratteristiche di un candidato sindaco nell’alveo del centrosinistra per avere il sostegno di una lista di centro cattolico e liberale come fu nel 2018 “Imola più” che raccolse circa il 3,5% dei voti? “Non abbiamo preclusioni verso nessuno – sostiene apparentemente ecumenico Alessandro Mirri- anche perché molto dipenderà dall’esito delle elezioni regionali del prossimo 26 gennaio in Emilia  Romagna. Le primarie di coalizione restano un’ipotesi che però non ci scalda molto. Serve una persona conosciuta, con capacità professionali chiare, ben presente nella realtà della città”. E la Cappello di un anno e mezzo fa? “Brava – conclude Mirri – calata nella realtà della città, ma forse poco conosciuta…ma per l’appunto da allora è passato un anno e mezzo”.

(Massimo Mongardi)