Scarpe rosse, simbolo della lotta contro la violenza sulle donne

Il femminicidio rimane ancora la prima causa di morte delle donne e la violenza nelle sue varie forme (psicologica, fisica, sessuale, economica) è prevalentemente consumata in famiglia e da ex partner. E’ la Commissione Pari Opportunità del Comune di Imola (CPO) a ricordarlo. La Commissione che nello scorso mandato aveva sottoposto alle Istituzioni e ai servizi locali un documento con una sua analisi e sue proposte, ha aggiornato e verificato lo stato delle cose sul territorio.

161 i casi rilevati dai due centri antiviolenza imolesi, 34 quelli rilevati dall’ASP nel 2018 e 24 nei primi 9 mesi di quest’anno. Negli ultimi mesi la CPO ha ripreso il tema come una delle priorità del proprio lavoro e ha elaborato un documento di aggiornamento di quello precedente da sottoporre a un confronto sul territorio e in ambito metropolitano. Dall’esperienza degli ultimi anni emergono ancora diverse criticità. Manca, nel circondario, un quadro complessivo di rilevazione del fenomeno. I dati sono raccolti ancora con criteri disomogenei e la concertazione è episodica. In questo modo è difficile pervenire a un’analisi che ispiri un’azione comune dei soggetti coinvolti per competenza. E’ fondamentale inoltre condividere un approccio a sostegno delle donne che subiscono violenza il quale tenga conto che ogni storia è unica e deve essere al centro di interventi concertati.

Anche nel nostro territorio la violenza si consuma in tutte le fasce sociali e di età. La situazione economica delle donne maltrattate ha una funzione centrale nella possibilità di un percorso alternativo. Chi ha i mezzi si rivolge ai centri per consulenze o consigli e riesce a far fronte al problema in autonomia. Molte non hanno un lavoro e non hanno risorse per provvedere a sé stesse e ai figli (quando ci sono) , né possono contare su reti parentali. Le condizioni economiche diventano critiche soprattutto in presenza di violenza economica o in caso di separazione dal marito e dal compagno maltrattante. L’azione di sensibilizzazione condotta negli ultimi anni ha aumentato la consapevolezza fra le donne che subiscono violenza  che lasciare la propria casa per liberarsi da una relazione violenta è una ulteriore ingiustizia subita. La situazione si aggrava in presenza di figli minori. Inoltre molte donne chiedono ai centri l’accompagnamento ai servizi sociali o alle forze dell’ordine per paura di non essere credute, in particolare se si tratta di violenza psicologica.

Servono risorse e strategie, sottolinea la Commissione, che auspica l’attivazione di politiche concrete ad opera del tavolo politico recentemente istituito  presso il Circondario. Auspichiamo, continua il comunicato, un confronto fra questo e le realtà femminili e femministe del territorio per le competenze che esprimono sulla cultura di genere. La violenza sulle donne è infatti espressione di una cultura patriarcale che si fonda su stereotipi sessisti e su una relazione fra i generi basata sul potere di quello maschile su quello femminile. Cambiare questa cultura e questa mentalità è una questione complessa ma di importanza strategica e coinvolge anche il linguaggio e la comunicazione, media compresi. Serve un impegno costante e qualificato che ponga attenzione non solo al contesto sociale ma anche ai percorsi formativi delle giovani generazioni e alla formazione di chi si occupa di educazione, formazione e agli stessi operatori e operatrici dei servizi e dei centri. Nel documento elaborato si sottolinea inoltre l’esigenza di valorizzazione il loro lavoro. Un lavoro usurante e difficile soggetto a un alto livello di turn over che mette a rischio la continuità dell’intervento nel percorso delle donne prese in carico e dunque l’efficacia. Infine si pone l’accento sull’importanza di criteri specifici nelle politiche abitative e  nell’assegnazione di contributi sociali.