Qui si vota quest’altr’anno, ma non manca certo un anno. Rima (quasi) baciata per ricordare che le scelte programmatiche vanno costruite per tempo come base per le possibili alleanze e per condividerle con l’ elettorato in un percorso partecipato.
Chi governa non deve nascondere il sorgere di crisi aziendali ma impegnarsi di fronte alla comunità per dare una mano insieme alle parti sociali e ai lavoratori.

Imola di queste ne ha vissute e ne vive di pesanti; è bene non enfatizzare le crisi, ma neppure mettere la sordina, perché lo scoppio tardivo sarà dirompente.
Tutto questo è certificato dagli oltre 1.500 lavoratori con famigliari al seguito che vivono pesanti difficoltà: nel complesso, sono 4.000 persone in ansia in un quadro politico non sempre attento e partecipe.
Le assunzioni di personale sono andate a compensare in larga misura il turn over, mentre poco è andato ad aumentare l’ occupazione reale.

Domanda: A Imola c’è lavoro per tutti i nostri giovani? Per trovare una possibile risposta, è bene partire dall’analisi del sistema produttivo esistente e delle sue potenzialità mettendo in rete quanto offre il pubblico e quanto offre il privato in termini di prospettive e di saperi. E’ compito del governo locale mettere attorno ad un tavolo i protagonisti e le organizzazioni sindacali per gettare le basi di una politica economica condivisa, quale perno programmatico per un periodo medio lungo. L’ esistente serve come piattaforma di partenza; guai se fosse inteso quale museo industriale.

Si spera che nel 2020 il panorama politico locale si presenti al giudizio delle urne con un volto nuovo, dove maggioranza e minoranza nascano dalla consapevole e libera scelta degli elettori non più condizionati da rigidi schemi ideologici. Per una democrazia più giovane e, perché no, scapigliata!

Dopo mesi dispersi nel vuoto e altri di gestione commissariale, Imola dovrà essere governata per le aspettative che ha generato nel tempo e per ricoprire un ruolo contrattualmente forte nella Città Metropolitana. Le istituzioni scolastiche locali, pagate anche con il sostanzioso contributo economico degli imolesi, formano da sempre tantissimi giovani di livello che troppo spesso si disperdono inseguendo il lavoro.

Allora, le intelligenze imolesi e ce ne sono, vanno coinvolte per studiare come invertire una tendenza che impoverisce il tessuto socio economico del territorio e costringe le aziende a ricorrere a personale da formare di sana pianta, con costi e tempi gravosi.

Il dolente allarme delle professionali agricole e dei singoli agricoltori deve trovare ascolto e attenzione solidale: l’Amministrazione comunale ne sia ferma interprete presso la Regione che ha forti competenze in materia. La visibile disertificazione delle nostre campagne è un sintomo allarmante che il sapere politico deve impedire diventi diagnosi.

Nella primavera del 2020 offriamo al voto una Città che sa ospitare e aiutare le Imprese, che sa formare lavoratrici e lavoratori e che difende le sue istituzioni scolastiche arricchite da una crescente presenza dell’ Università per dare ai propri giovani le opportunità che meritano.

(Vittorio Feliciani)