La notizia è di quelle che meritano attenzione: Coldiretti ha cominciato a disfarsi  di CrediAgriItalia. Lo si evince anche da una prima rapida lettura dell’ultimo bilancio anche se la storia va raccontata dall’inizio.

CreditAgriItalia , il consorzio fidi legato a Coldiretti, nasce diversi anni fa per una ragione ben precisa: mettere a posto la situazione dei tanti piccoli consorzi sparsi per l’Italia e che, in diversi casi, avevano creato dei problemi perché non in grado di reggere le situazioni.

Che fare dunque? La scelta fu quella di creare un’unica struttura che comprendesse tutte le piccole realtà esistenti e dar vita ad un grande consorzio in grado di sopportare le possibili crisi locali. La struttura unica veniva infatti a beneficiare di tutti i finanziamenti che venivano erogati dalle strutture pubbliche disponeva di una quantità di denaro tale da poter affrontare con relativa serenità eventuali situazioni di crisi.

Ma, come spesso accade per le strutture figlie di fusioni la neonata CreditAgriItalia cresce in maniera esagerata fino a contare ben 47 sedi in tutto il paese, più di 70 dipendenti oltre ad avvalersi dell’appoggio delle sedi locali della Coldiretti. E proprio nel momento in cui il mercato dei prodotti fidi è in forte difficoltà. Una macchina costosa quindi e due numeri bastano ad evidenziare la situazione: nel 2017 il patrimonio netto era di 20 milioni di Euro, alla fine del 2018 era arrivato a 9 milioni di Euro.

E allora, forse, arriva il momento di chiudere bottega, come si può dedurre dal bilancio. Leggiamo infatti che “anche le corso del 2018 i costi hanno di fatto generato una pesante incidenza a conto economico, tanto da determinare una perdita di 5,2 milioni di Euro… l’iter riorganizzativo avrà termine nel 2019 per il necessario coinvolgimento delle rappresentanze sindacali all’interno di un percorso di licenziamenti collettivi recentemente deliberati dal Consiglio di Amministrazione… il coinvolgimento attivo della Coldiretti ha generato un’intensa attività di promozione dei servizi… d’altra parte è emerso anche il grande limite di inadeguatezza del personale commerciale del Confidi, spesso ‘refrattario al cambiamento in itinere, altrettanto spesso privo delle caratteristiche professionali per sostenere un così radicale cambiamento’.”

(m.d.c.)