L’ombrello è un oggetto antichissimo che fonda le sue origini nella notte dei tempi. Si pensa sia originario dell’estremo Oriente e sembra esistesse già in Egitto. In Cina era considerato un oggetto sacro; in Giappone è un vero e proprio simbolo nazionale. Anche in Grecia e nell’Impero romano era presente ad uso soprattutto delle nobili. Fino al Settecento l’ombrello è rimasto un oggetto in uso solo fra le classi abbienti come elemento decorativo.

Oggi il primo pensiero è quello di abbinarlo al maltempo e alla protezione che ci garantisce nelle giornate di pioggia, ma è utile sapere che solo nell’Ottocento si è iniziato a diffondere questo tipo di l’uso. Se facciamo viaggiare la nostra mente, l’ombrello ci appare in tante immagini legate al cinema, all’arte, al fumetto. Chi non ricorda il magico ombrello di Mary Poppins, oppure la scena del film Singing in the rain dove Gene Kelly canta e balla sotto la pioggia in compagnia di un ombrello nero. Uno dei più acerrimi nemici di Batman, il Pinguino, fa dell’ombrello un’arma micidiale. E per ultimo come non ricordare l’ombrello che accompagna le belle e amare vignette di Altan.

Insomma ce n’é per tutti i gusti, a dimostrazione che l’ombrello va oltre l’oggetto utile a ripararsi, dall’acqua o dal sole non importa, fino ad assumere la veste di vero e proprio simbolo della nostra epoca.

La prima ad accorgersene, manco a dirlo, è stata la moda. Pensiamo a Marilyn Monroe che posa sulla spiaggia con il suo celebre ombrellino a pois. Molte star in anni passati si sono fatte fotografare sotto ombrelli in coordinato con i capi più in voga del periodo, accrescendo così il valore estetico di questo accessorio. Per arrivare a tempi più recenti dove gli ombrelli hanno fatto la loro comparsa anche sulle passerelle di moda, accessori ormai considerati fashion alla stregua di capi d’abbigliamento, borse e scarpe. Ma pensiamo anche all’utilizzo che ne viene fatto nella fotografia.

Insomma, questo oggetto ha una storia così affascinante che a Gignese, vicino a Verbania sul Lago Maggiore, si è pensato di dedicargli il “Museo dell’Ombrello e del Parasole”, unico al mondo nel suo genere, con tanto di storia dell’oggetto e degli ombrellai del Vergante e del Mottarone, forte corporazione di artigiani itineranti dell’Ottocento, dotata di un gergo segreto per trasmettere i segreti del mestiere senza essere compresi dai non iniziati.

Infatti molte attività economiche hanno pensato bene di unire l’utile al dilettevole facendo dell’ombrello un gadget sempre più apprezzato. Singolo, o meglio, di coppia, con un’asta rigida di legno o di plastica, con un dispositivo di apertura automatica o manuale, e con un manico ricurvo a forma di uncino o dritto a forma cilindrica. Quindi anche la scelta di imprimere il logo va pensata. Gli ombrelli pieghevoli sono molto graditi soprattutto da un pubblico femminile, perché ne apprezza la possibilità di portarli comodamente nella borsa quando non li usano.

Pensare di realizzare come gadget ombrelli personalizzati si rileva un’ottima strategia di marketing. Ciò vale per qualsiasi tipo di attività: un’azienda, un negozio che vende capi di abbigliamento o prodotti per il corpo, un hotel che desidera coccolare i propri clienti. Premiare chi vi ha scelto con un ombrello come gadget non passa certo inosservato. L’importante è che l’oggetto sia robusto e di qualità per resistere a qualsiasi intemperie senza rompersi, trasmettendo così anche un’idea forte del vostro brand.

Assieme alla qualità della vostra offerta commerciale, il gadget non fa che rafforzare la vostra immagine, la personalizzazione trasmette una piacevole idea di cura del particolare, la scelta del modello, ad esempio, singolo o di coppia, a seconda del cliente che avete di fronte, comunica a chi lo riceve il senso di forte attenzione che avete nei suoi confronti.

Se poi pensiamo che la stessa Regina Elisabetta d’Inghilterra ne è un’appassionata collezionista, si potrebbe quasi dire che ormai… senza ombrello non si può stare.