Bologna. E’stata presenta alla Cgil la tredicesima edizione dell’Osservatorio sull’economia e il lavoro nella Città Metropolitana di Bologna. Questo ci permette di avere la fotografia dei mutamenti economici, produttivi e delle ricadute sociali che abbiamo avuto nella realtà in cui operiamo ogni giorno, della quale però spesso facciamo fatica ad avere un quadro complessivo.

Molte volte, nella nostra quotidianità non riusciamo a leggere i mutamenti strutturali che stanno avvenendo e che producono effetti a breve e media scadenza.

Questa ricerca, insieme alle precedenti, è un utile strumento di lettura dei mutamenti sociali ed economici che sono avvenuti e che devono orientare la nostra azione sindacale, sia di Categoria che Confederale. Questi dati devono servirci come riflessione per orientare le priorità nella nostra azione quotidiana.

Questa edizione è particolarmente importante, perché analizza il 2018 e i primi due trimestri del 2019. Il 2018 risulta essere un anno positivo ma si evidenzia come un anno di passaggio, come già si nota nell’ultimo trimestre dello stesso anno con dati anche contradditori che vanno letti con la dovuta attenzione. Il forte aumento delle esportazioni ci ricorda che Bologna è un territorio con delle eccellenze, che hanno attratto investimenti esteri orientati a sviluppare prodotti di qualità destinati al mercato internazionale.

Contemporaneamente però le aziende di subfornitura integrate con il sistema produttivo tedesco, in forte rallentamento, stanno subendo una pressione negativa sulla propria produzione e tenuta del fatturato.

Volgendo lo sguardo al 2019, il dato complessivo della manifattura relativo primo semestre, ci fa intravedere segnali negativi, anche sul fronte dell’occupazione. Dato che si evidenzia sia dal saldo negativo tra avviamenti e cessazioni di contratti subordinati e dal contemporaneo aumento della Cassa Integrazione.

I primi dati del 2019 nel comparto servizi evidenziano anche in questo caso una forte decelerazione della crescita e una relativa stabilità occupazionale. Lo stesso turismo, che negli anni precedenti ha avuto un boom molto rilevante, continua a crescere con meno intensità ma non in termini occupazionali. Continua inoltre l’andamento negativo del commercio all’ingrosso e al dettaglio.

Queste prime avvisaglie ci fanno dire che il rallentamento può portare nel 2020 ad una possibile contrazione occupazionale. Ovviamente questo ci deve fare riflettere sui possibili strumenti e le possibili azioni che ci permettono di tutelare i livelli occupazionali e mantenere le conoscenze e le capacità del lavoro.

Ricordiamo che ci troviamo con un forte restringimento degli ammortizzatori sociali dovuti al Jobs Act del 2015 e soprattutto l’occupazione nei servizi e nelle aziende non coperte dagli ammortizzatori sociali si è ampliata in maniera considerevole.

È quindi urgente un intervento legislativo nazionale e/o regionale che estenda gli ammortizzatori e noi pensiamo che un provvedimento di istituzione della cassa in deroga sia urgentissimo per affrontare i processi che abbiamo di fronte e che possano tutelare l’occupazione dell’insieme dei lavoratori. La tenuta del nostro sistema produttivo della coesione sociale impone un intervento in questa direzione.

Secondo elemento che ci deve fare riflettere è che la crescita sostenuta degli anni precedenti, se ha portato a un aumento dell’occupazione, non trova riscontro nell’ambito di un corrispondente aumento delle ore lavorate. Questo è dovuto alla composizione da una parte della qualità dell’occupazione e alla forte crescita del comparto servizi e dall’altra all’aumento crescente negli anni del lavoro precario (che ha raggiunto il 18% della forza lavoro) e all’aumento del Part Time involontario.

Insomma, una quota significativa della ricchezza prodotta non è andata al lavoro. Quali strumenti possiamo mettere in campo per rendere più equa e giusta la distribuzione del reddito nel nostro territorio? Quali politiche locali e quale contrattazione sociale e territoriale per affrontare un elemento di polarizzazione in cui la condizione (sempre più marcatamente diseguale) dei lavoratori dipende sempre di più dalla sua collocazione della filiera produttiva.

Una prima risposta è stata il recente protocollo appalti firmato Tra il Comune di Bologna, Cgil, Cisl, Uil e le Associazioni Imprenditoriali del territorio. Quel protocollo, oltre ad una sacrosanta tutela occupazionale e normativa dei lavoratori degli appalti, aspetto non secondario di una politica orientata alla qualità del lavoro e dei servizi, ha alcuni punti innovativi che riguardano le diseguaglianze. Si è deciso di avviare una collaborazione con il “forum contro le diseguaglianze” per attuare forme di appalti innovativi a misura di persona che contribuiscono a combattere le diseguaglianze e a fare crescere il lavoro buono e dignitoso. Su questo terreno saremo impegnati a sperimentare soluzioni innovative.

Altro terreno di impegno che le Organizzazioni Sindacali mettono in campo, chiedendo alle associazioni imprenditoriali di fare la propria parte, è quello strettamente sindacale della contrattazione che abbia forti elementi di inclusività (che riguarda ogni tipologia contrattuale) e che si orienta sul sito e sulle filiere. Allargare diritti e rendere meno diseguale la condizioni dei lavoratori significa mettere in campo una contrattazione di secondo livello che guarda a forti elementi di confederalità e di intreccio con le categorie con elementi di innovazione molto forti. Questo processo e questa consapevolezza si sta diffondendo nel nostro quadro attivo, come dimostra la prima ricerca sulla contrattazione di secondo livello nel nostro territorio. Su questa strada dobbiamo imprimere un’accelerazione anche nei prossimi mesi. A giugno 2020 la Camera del Lavoro di Bologna discuterà dei risultati raggiunti e della strada ancora da fare con la seconda ricerca della contrattazione che è in corso di elaborazione.

Sempre sul piano della contrattazione una rilevanza decisiva assumono le trasformazioni dell’innovazione, in particolare quelle che vengono denominate industria 4.0. La lettura di questi mutamenti e la contrattazione di anticipo delle trasformazioni possono permettere alle Organizzazioni Sindacali di orientare l’innovazione e non di subirla nelle ricadute. La formazione continua durante tutta la vita lavorativa è una frontiera imprescindibile per evitare future esclusioni e marginalizzazioni di fette sempre più consistenti di lavoratori.

Per concludere molto lavoro è stato fatto in passato. Vorrei ricordare il nuovo piano strategico metropolitano, il percorso di inclusione lavorativa di “insieme per il lavoro”, i nuovi progetti per il rinnovamento infrastrutturale, che hanno permesso al nostro territorio di essere una zona con indici positivi, rispetto alle altre zone italiane. Ma le tendenze in campo ci dicono che i problemi di coesione sociale e le contraddizioni del nostro sviluppo hanno bisogno di una rinnovata azione istituzionale, sindacale e datoriale che, nell’ambito delle proprie distinte responsabilità, crei le condizioni per una società più giusta e più uguale. Il futuro dipende da noi, dalla nostra consapevolezza e dalle azioni che metteremo in campo.

Questa ricerca che presentiamo è lo specchio della nostra realtà ed è lo stimolo a tutti i soggetti del nostro territorio per creare assieme la città metropolitana del futuro, che dipende in maniera prevalente dalle scelte e dal lavoro che facciamo oggi.

(a cura di Giacomo Stagni, Segreteria Camera del Lavoro Metropolitana di Bologna – Foto di Shoshana)