Imola. Un manuale contro il sovranismo: “Euro al capolinea? La vera natura della crisi europea”, di Riccardo Bellofiore, Francesco Garibaldo, Mariana Mortagua (Rosemberg&Sellier). Il libro verrà presentato lunedì 16 dicembre da Giorgio Tassinari (professore di statistica economica) alle ore 18 alla Sala delle Stagioni in via Emilia 25 (c/o Legacoop). Sarà presente Francesco Garibaldo.

Francesco Garibaldo

E’ sì un libro di economia politica, ma soprattutto può essere uno strumento per chi voglia contrastare (e sconfiggere) la propaganda della nuova destra e riconquistare i cittadini alle ragionidi un’Europa il cui edificio è stato minato prima di tutto dalle colpe – tutt’altro che inconsapevoli – dei suoi “progettisti”. E’ naturalmente un libro in cui si parla molto di economia, in cui ci si misura con le sue scuole, le sue accademie e le diverse interpretazioni della congiuntura e della crisi; e, per questo, può sembrare un libro complicato. Ma se non ci si lascia imprigionare dai particolari di formule e citazioni, andando all’essenza del discorso, è un lavoro di straordinaria chiarezza; perché al di là del titolo-quesito (sarà un’ossessione giornalistica, ma un punto interrogativo uccide qualunque titolo) gli autori offrono un’interpretazione ben precisa del marasma in cui siamo immersi e fanno chiarezza con un’opera didattica da consigliare soprattutto a chi ha ancora voglia di trovare le argomentazioni per battersi contro le paure e i fantasmi del presente e a chi intende assumersi la responsabilità della trasformazione dell’esistente, in particolare a chi pretende d’indirizzarla facendosene gruppo dirigente. Evitando battaglie di sola propaganda – in cui lo spiritodei tempi della semplificazione nazional-populista ha sempre la meglio – o di principio, perché iprincipi (e i valori) vanno benissimo ma senza gli argomenti sono impotenti.

Bellofiore, Garibaldo e Mortagua hanno in testa una convinzione profonda: uscire dall’Euro o dall’Ue non serve a nulla, anzi può solo che peggiorare la situazione. Per dimostrarlo fanno un passo a ritroso – ed è questo uno dei punti di forza del loro lavoro – andando alle cause della crisi, che non sono tanto economiche, quanto politiche, conseguenza di scelte e disegni precisi. In sintesi, ricostruiscono il quadro storico di una critica dell’economia politica neo-liberista, per dirla marxianamente.

A partire dalle radici profonde dell’ultima grande crisi – che affondano nella natura stessa del neoliberismo (che sta al liberismo come il sovranismo sta al nazionalismo) – in quello “sciopero del capitale” che attraverso il sacrificio del lavoro e la compressione dei salari, sfocia nell’economia del debito, nel consumatore indebitato, nel capitalismo che si finanzia indebitando le famiglie e inglobandole nel sistema finanziario. Quella finanziarizzazione che gli autori preferiscono chiamare “sussunzione reale del lavoro alla finanza”, cioè dipendenza dei lavoratori e delle famiglie a basso reddito da borsa, banche e bolle speculative. In altre parole il neoliberismo si distingue nettamente dal liberismo perché è una costruzione politica – talmente egemonica da spacciarsi per stato di natura – che mette lo stato e i governi al servizio del capitale, che “inventa” prodotti finti e tossici, rendendo cruciali le relazioni finanziarie. Parallelamente – tra gli anni ‘90 e gli esordi del XXI secolo – cambia profondamente il quadro industriale, in particolare in Europa, assumendo un assetto transnazionale, con una nuova centralità tedesca che si dirama in reti e filiere a est e a sud: una “fabbrica” semicontinentale, una sorta di mitteleuropa allargata con ruoli ben assegnati e subalternità precise plasmate sulle necessità tedesche. Con gli squilibri commerciali che ne derivano ma che non giustificano l’interpretazione secondo cui la crisi dell’euro nasce dagli andamenti delle bilance dei pagamenti e dalle partite correnti.

Bellofiore, Garibaldo e Mortagua, nel dibattito tra scuole economiche, vogliono distinguersi sia dall’interpretazione ortodossa che da quella eterodossa, dai neolibersiti come dai neokeynesiani e se le politiche d’austerità rischiano di produrre ciò che vorrebbero evitare (la fine dell’Euro e dell’Ue, magari non un repentino crollo ma un progressivo evaporare), la soluzione non sta nemmeno in semplici politiche di aumento della spesa pubblica. Tantomeno la soluzione può arrivare da un’Europa a due velocità e dall’uscita di alcuni paesi dall’euro, non essendo la moneta la ragione della crisi (semmai, su questo piano, lo sono più la gestione del credito); anzi, gli autori illustrano e motivano perché con “l’exit” i rischi di nuove austerity non diminuirebbero ma crescerebbero.

(g.p.)