Imola. C’è una storia, o forse sarebbe meglio chiamarla una favola, che da quando l’ho letta non mi è più uscita dalla testa. È il 1957. Al centro della favola c’è un ingegnere romagnolo che insegna all’Itis di Imola, Fabio Taglioni, una grande passione per le moto da corsa ed un’azienda bolognese in profonda crisi, pochi mesi prima di chiudere e sparire per sempre dalla Storia e dai sogni degli amanti della velocità: la Ducati.

La storia della Ducati è qualcosa di veramente incredibile. Fondata negli anni ’20 dai fratelli Ducati per produrre pezzi elettrici, si specializza nella produzione di radio. Durante la Seconda Guerra Mondiale viene prima spogliata di tutti i macchinari dai nazisti e poi rasa al suolo durante alcuni bombardamenti. Nel Dopoguerra rinasce con grande fatica e sacrifici ma non basta e dopo poco fallisce per la prima volta ed uno dei tre fratelli Ducati finisce a lavorare alla Nasa nel team che spedirà il primo uomo sulla Luna. Siamo negli anni del boom economico del Dopoguerra e per rispondere alla grande voglia di spostarsi delle persone e per esplorare nuove opportunità per salvare l’azienda, vengono costruite le prime moto. Più che moto sono piccoli motori da attaccare alle bici, tanto leggeri che vengono chiamati “Cucciolo”. Seguiranno altre moto ma il successo è ben lungi dall’arrivare e l’azienda in crisi sempre più nera, passata nel frattempo sotto la gestione dell’Iri, naviga in pessime acque. Il destino della fabbrica di Borgo Panigale sembra segnata, l’Iri non vuole più tenere in vita le aziende per le quali non c’è futuro, il fallimento e la chiusura definitiva della Ducati sembra ormai inevitabile.

Ed è esattamente qui che comincia la favola. La favola nasce dalla biro e dall’ingegno di un uomo, Fabio Taglioni. Taglioni, classe 1920, era nato a Santa Maria di Fabriago, frazione di Lugo di Romagna. Sin da piccolo frequenta l’officina meccanica del padre, nutrendo la sua grande passione per la meccanica. Studia alla Facoltà di Ingegneria di Bologna prima di diventare professore all’Istituto Alberghetti di Imola, dove si diverte a costruire motori con i suoi giovani allievi (celebre il “Tornado”). Il suo talento non passa inosservato ed il giovane professore viene assunto dal reparto corse della Mondial. Sono passati due anni dalla laurea. La Mondial, grazie anche al contributo del giovane ingegnere romagnolo, vince il campionato.

Il futuro della Ducati nasce qui. La sera dei festeggiamenti, il reparto corse della Mondial si dimentica di invitare Taglioni. Per lui è la peggiore delle offese e l’indomani rassegna le dimissioni e comincia a guardarsi intorno. Qui è proprio lui, in una vecchia intervista, a raccontare quello che accadde: “Venni chiamato dall’allora direttore generale della Ducati Meccanica, uomo tutto d’un pezzo, grande manager d’azienda, che mi disse: Conosco il suo talento e ho bisogno di lei. Se mi realizza una moto 100 per vincere il Motogiro, la Ducati rimarrà aperta, perché ho solo un mese di stipendio per gli operai. In caso contrario si chiudono i battenti e tutti a casa”. Sono quei momenti in cui in pochi minuti cambia la vita di una persona e la storia di una Nazione intera.

Taglioni si mette subito al tavolo di lavoro. Dalla sua biro esce in 40 giorni il motore che ancora oggi accompagna le Ducati nei suoi trionfi nelle più importanti competizioni mondiali: il motore a distribuzione Desmodromica. Potenza pura. Un motore unico, mai visto prima (e neanche dopo) su qualsiasi altra moto. Un sistema meccanismo estremamente complicato che controllando in modo migliore l’apertura e la chiusura dei pistoni consente di avere maggiore potenza. In poche parole un’opera d’arte tecnologica, un concentrato di potenza e velocità, un mostro che ben poco ha a che fare con i motori “Cucciolo” costruiti dalla Ducati all’inizio della sua storia motoristica.

Nasce così la Ducati Gran Sport “Marianna” con motore desmodromico. E nasce anche la leggenda Ducati. Nel 1956 la Ducati vince la sua prima competizione nel Gran Premio di Svezia. La consacrazione avverrà qualche anno dopo, ironia della sorte, sul Circuito di Imola. Nel 1972 Paul Smart su Ducati vince sul mai battuto Giacomo Agostini su Augusta e conquista la 200 Miglia di Imola. È la consacrazione definitiva e l’affermarsi del modello vincente Ducati: moto di serie pensate per la competizione. La filosofia è apparentemente semplice: vinci in pista e vendi fuori. Ed è così che l’azienda di Borgo Panigale comincia ad accumulare i suoi successi in pista e di vendite fuori. E come Davide contro Golia (i Golia giapponesi di Honda e Kawasaki che producono centinaia di migliaia di moto all’anno contro le poche centinaia della Ducati) riesce a sopravvivere a nuove crisi e a nuove difficoltà economiche e finanziarie, passando di mano in mano tra diversi proprietari. Cambia la proprietà ma la ricetta rimane sempre la stessa: vendere un sogno, pensare alla moto che ancora non c’è e lanciarla sul mercato invaso dalle moto giapponesi. Ed il cuore di questo sogno rimane ancora quel progetto del giovane Taglioni.

Fabio Taglioni continuerà a lavorare in Ducati fino alla morte, avvenuta nel 2001, progettando decine di moto che hanno fatto la storia e ideando altri capolavori tecnologici targati Ducati (uno su tutti il telaio a traliccio). Ma su tutto rimarrà quel motore Desmodromico, un concentrato di passione e competenza tecnica, concretezza e follia, potenza e precisione. Una storia bellissima ambientata in quella Italia che da Paese distrutto da una guerra mondiale e da venti anni di regime fascista è diventato in pochi anni una delle più grandi potenze industriali mondiali. Un esempio illuminate per questi nostri tempi di crisi. Una storia di un’Italia perduta di cui noi e il Mondo abbiamo tanto bisogno, l’Italia dei Taglioni e di quella creatività densa di tecnologia e pazzia per cui nulla è impossibile e nessun sogno è troppo grande per non essere realizzato.

(Denis Grasso)