Una bugia detta una sola volta rimane una bugia, ripetuta migliaia di volte diventa la verità. (Goebbels)

“Se un politico vuole il mio voto, scrive lo storico Noah Harari, gli chiederei: se vieni eletto che provvedimenti prenderai per ridurre il rischio di una catastrofe ecologica?Cosa intendi fare per contenere gli effetti di una tecnological disruption come quella prodotta dell’intelligenza artificiale, che sostituisce le macchine all’uomo condannandolo all’irrilevanza? Qual’é il tuo progetto per il futuro del Paese e dell’umanità? Un politico che non sa rispondere a queste domande o che continua a parlare del passato perché incapace di formulare un progetto significativo per il futuro non avrà il mio voto”.

Difficile dargli torto.

A cos’altro serve la politica?

Cosa ce ne facciamo di politici così?

Quelle domande non si lasceranno ignorare.

Esigono risposte.

Qualcuno dovrà pur darle.

E la gente decente, che ne comprende la necessità e l’urgenza, che non ne trova traccia nelle grida e nei silenzi di chi dovrebbe ma non sa fornircele, avrà ben dirlo di chiedere che altri, migliori, provino a darle.

Senza che qualche commentatore gliene chieda conto reclamando soluzioni, come se quella che anima le piazze fosse un entità politica definita e non un aggregato eterogeneo di persone mosse dalla coscienza civile, cittadinanza che si attiva non per sostituirsi alla politica ma per pretenderne una degna.

Se cercate il mare dove nascono le sardine è qui.

Profondo e oscuro, senza forme di vita politica intelligente in “significativa” navigazione lungo la rotta che porta al futuro.

L’ho presa un po’ da lontano.

Ma schiacciati come siamo da una realtà opprimente, misurare le distanze, recuperare prospettiva, ristabilire la gerarchia dei bisogni, distinguere fra realtà e rappresentazione non può che giovare alla ricerca della verità intima delle cose.

E alla nostra salute mentale.

Messa alla prova da un presente troppo brutto per essere vero, troppo distante dal futuro per noi scuoterci.

Scrutare l’abisso che ci divide da quello che dovremmo fare riempie l’animo di sgomento.

Pre-vedere è pre-soffrire dice il Tiresia di Thomas Eliot.

Forse per questo siamo così riluttanti a farlo e a compiere subito quelle azioni che pure sappiamo essere giuste e necessarie.

Perché ci tolgono, a volte solo apparentemente, qualcosa.

E perché quel che ci rifiutiamo di vedere ci intimidisce, ci carica di responsabilità che non vorremmo avere.

È su questo punto, il coraggio della responsabilità, che la politica segna il passo.

È sul suo rifiuto che le forze più conservatrici hanno intrecciato un legame complice con larghi strati di popolo.

L’alternativa non è quella disonesta che i sovranisti proiettano sulla parete della caverna dove, come nel mito di Platone, si è rannicchiata un’umanità intimidita.

Non è tra rischio e assenza di rischio bensì tra rischi diversi.

Questa, ha scritto Ulrich Beck, è la società mondiale del rischio.

I vecchi equilibri, naturali, demografici, economici, sociali, sono saltati.

Tutte le strade che abbiamo davanti sono inesplorate.

Quelle che abbiamo percorso in passato sono state sepolte dal tempo.

Voltarsi indietro, si tratti dell’Europa, della lira, delle svalutazioni competitive, di un’Alitalia pubblica, dell’IRI, di identità fasulle o dei grembiulini a scuola ci farà di sale.

Gli stessi malnati che negano il cambiamento climatico, ne minimizzano gli effetti, contrastano le azioni intese a contenerlo e scherniscono la mobilitazione dei nostri ragazzi, deprecano le devastazioni di queste settimane.

Domani stesso torneranno a sostenere le ragioni di chi ha infragilito il territorio, lo ha cementificato, ha costruito dove non si doveva, tombato i torrenti, abbassato il livello dei suoli.

Che solo per risagomare la rete scolante della pianura padana ci vorranno centinaia di miliardi, e qualcuno che paghi le tasse, e tutto il resto che nessuno fa e nessuno vuole.

Gli stessi impuniti che hanno negoziato il Fondo salva Stati col precedente Governo scatenano una gazzarra in Parlamento che mortifica la verità, la decenza, il prestigio già compromesso del Paese.

Affrontare una questione così importante in questo modo è criminale.

Un attentato contro la salute pubblica, un manifesto contro l’Europa.

Il MES è il solo strumento che c’è per aiutare uno Stato in difficoltà.

Se un debito non è sostenibile chiedere delle garanzie è il normale adempimento che ogni banca richiede a un privato cittadino.

Anche la Meloni lo chiederebbe a suo cugino.

La maggioranza dei Paesi europei è in surplus di bilancio.

Italia, Spagna e Francia hanno ancora un disavanzo, ma solo il nostro aumenta.

I Paesi “salvati” Spagna, Portogallo e Irlanda crescono, abbassano il debito e hanno fatto le riforme concordate.

Noi siamo fermi al palo: nessuna riforma importante, debito che aumenta e, dulcis in fundo, all’ultimo posto nella crescita economica.

Siamo il terzo Paese contribuente e il primo inadempiente.

In compenso tante chiacchiere.

A vanvera.

Che confermano ogni giorno di più i nostri partner nella cattiva opinione che hanno di noi.

E rendono i negoziati successivi sempre più difficili.

Come sorprendersi se diffidano di noi quando noi per primi diffidiamo gli uni degli altri?

Un Paese dove si truccano anche le gare di ballo.

E si accusano le più alte cariche istituzionali, dal Presidente della Repubblica al capo del Governo, di alto tradimento.

Come si grida cornuto all’arbitro.

Dicono che questo accordo ci mette a rischio.

Ma siamo noi il nostro rischio.

Delle due l’una: o l’Italia non ha bisogno di uno scudo, come sostiene qualcuno quasi sdegnato dell’accostamento, nel qual caso non si capisce di cosa stiamo parlando, dalle banche ai conti correnti; oppure , se continua l’andazzo, è meglio averlo.

Ma quale?

Non quale vorremmo, che non si è mai visto un debitore dettare le condizioni, bensì quale riusciamo a strappare fra quelli possibili.

Dato che lo scudo che c’è, l’ha detto lo stesso Salvini, non va bene e lo scudo che verrà va bene a tutti gli altri Paesi e ai loro rimbecilliti popoli.

Uniti in Lega contro l’Italia.

Per ragioni etniche, c’è da credere, o sessuali, scusate l’espressione, tipo un tiramento di c… .

Quella che gli altri Paesi siano pregiudizialmente ostili al nostro è l’idea più idiota dal giorno in cui Adamo staccò la mela.

Il Paradiso può attendere.

L’alternativa è tra lasciare le cose come stanno e negoziare quello che si può.

Visto che in Europa uno vale davvero e solo uno.

E che nessuno sembra saper bene di cosa sta parlando.

Quanto ai tradimenti non so proprio cosa dire.

Un po’ abbiamo imparato a conoscervi.

Salvini, DiMaio, Meloni, Conte….

Vut vedar, dicono a Ferrara, che, di riffe o di raffe, mentono tutti?

(Guido Tampieri)