L’ultima mail è di qualche giorno fa. Carlo Forlivesi mi racconta la sua avventura in una Parigi sconvolta dagli scioperi per raggiungere la chiesa di Sant’Agostino, a pochi passi dalla stazione di Saint-Lazare, luogo storico dove ha tenuto un concerto. Oltre al prezioso e potentissimo organo, una sezione di questa immensa chiesa dedicata a Charles de Foucauld ci ricorda che quello fu uno dei luoghi di conversione di questa grande figura del ventesimo secolo.

Carlo Forlivesi

Carlo lo conosco da tempo, ogni tanto ci vediamo in uno dei suoi sempre più rari passaggi da Imola, spesso mi tiene al corrente delle sue attività tramite mail. E’ così che riesco a tracciare il suo girare per il mondo. Il mese scorso ha insegnato alla “Royal Academy of Music” di Stoccolma, poi di volata (in tutti i sensi) tre giorni in Giappone come giudice di un concorso internazionale in concomitanza con l’esecuzione di sue composizioni. Poi le esecuzioni della sua musica in Italia: a Reggio-Emilia, Milano, subito a ruota dopo Kyoto e Salisburgo e via dicendo in tante altre parti del mondo. Lo scorso anno persino una commissione dal Gran Teatro “La Fenice” di Venezia.

Il mese scorso avrebbe dovuto esserci il “suo” recital – quello del sabato sera seguitissimo da un pubblico proveniente da ogni parte del mondo – a Notre-Dame, la cattedrale più famosa del mondo, concerto chiaramente posticipato sine die per via del devastante incendio dello scorso aprile. Il Maestro, però, suonerà in futuro all’inaugurazione della rinnovata Notre-Dame.

Docente di Conservatorio e professore di Composizione all’Università di Stoccarda, una delle cattedre musicali più prestigiose al mondo, dove hanno seduto alcuni tra i maggiori artisti della storia del ‘900. Ci possiamo fermare, è sufficiente per capire che Carlo Forlivesi è arrivato dove nessun musicista imolese era mai giunto prima.

Eppure… Quando ha presentato a Imola il suo ultimo Cd — Compositions — la sala della biblioteca aveva molti posti vuoti. Ai suoi concerti, a parte un gruppo di cultori e i soliti amici, l’Imola che si accalca ai tanti galà non si vede, non parliamo di politici ed amministratori che eppure amano farsi vedere in ogni luogo, tanto da pensare che per loro la cultura sia come la ruota di scorta delle auto d’oggi, semplicemente non esiste. Poco si legge anche sui media locali.

C’è qualcosa che non va. Come poche altre realtà, Forlivesi fa parlare di Imola nel mondo, ma Imola non lo riconosce, spesso sembra quasi che non sappia che è nato qua, ha abitato lungamente qua, la sua famiglia è di Imola. Nonostante sia un oratore invitato a salire sulle cattedre delle maggiori università del mondo, dalla Sorbona a Chicago, da Tokyo a Melbourne, possibile che nel contesto imolese nessuno gli richieda due parole?

Forlivesi in uno dei nostri incontri mi diceva: “Mi hanno raccontato che tempo fa a Imola si era dato l’ordine di ‘tagliare i rami secchi’. Credo che uno di quelli fossi io. Per fortuna me ne sono andato prima di fare una brutta fine”.

Imola è però cambiata, le persone sono cambiate, i politici sono cambiati. In parte e forse non in meglio. Allora al di là della “politica” dei rami secchi c’è un qualcosa di più profondo, qualcosa di malato che rischia di fare precipitare questa città.

La storia di Carlo, e non è l’unica, è però emblematica di un modo di essere, di agire, di scegliere le priorità di una comunità, che ci aiuta a capire perché oggi Imola è così.
Se una comunità non riparte dalle sue eccellenze, se non valorizza ciò che di buono ha e fa, se non contribuisce a mettere in circolo idee, linguaggi culturali, proposte per il suo miglioramento non potrà che continuare questo lento, ma inesorabile, declino.

(Valerio Zanotti)