Alcuni giorni fa ho sentito su Radio Capital il senatore Matteo Renzi inalberarsi contro la magistratura di Firenze perché vuole vederci chiaro sui prestiti ricevuti dalla Fondazione Open. I politici sono cittadini italiani come tutti gli altri e li trovo alquanto arroganti quando accusano organi competenti e deputati, come la magistratura. Al contrario dovrebbero essere felici di dimostrare la loro trasparenza e onestà.

Camera dei deputati (foto Openpolis)

Con l’approvazione del decreto “spazzacorrotti”, poi modificato dal decreto crescita, il parlamento ha equiparato fondazioni, associazioni e comitati politici ai partiti. Un notevole cambio nello scenario italiano, soprattutto per i vari obblighi di trasparenza che ora ricadono su queste strutture. A monitorare sul rispetto di questi obblighi, la commissione di garanzia sui bilanci dei partiti, istituita presso il parlamento, e composta da 5 magistrati.

Ci sono 53.904 politici che la commissione di garanzia deve monitorare. Un numero talmente alto da rendere l’operazione irrealistica. Basterebbe, per esempio, escludere i quasi 49 mila politici con incarichi nei comuni con più di 15.000 abitanti dalla normativa, oltre il 90% del totale. Così si limiterebbe il raggio d’interesse agli incarichi negli organi che hanno potere legislativo come il governo, il parlamento (nazionale ed europeo) e le regioni.
Quindi, una legge scritta male ed un organo di controllo che non ha i mezzi per vigilare.

Cosa dice la legge
Nella XVIII legislatura si è intervenuti per la prima volta in maniera strutturata per normare associazioni, fondazioni e comitati politici. Organizzazioni che, come abbiamo più volte avuto modo di raccontare, hanno un crescente ruolo nell’influenzare il dibattito politico, e nell’ascesa politica di molti leader nazionali. Le due leggi approvate “spazzacorrotti” e il decreto crescita hanno di fatto equiparato queste organizzazioni ai partiti politici, imponendo loro la pubblicazione di una serie di documenti: dalla composizione dei loro organi direttivi, al bilancio, passando per donazioni ricevute e statuto.

L’aspetto centrale della norma sta proprio nel capire cosa si intende per associazione, fondazione e comitato politico. In particolare questa definizione riguarda tutte le strutture “i cui organi direttivi o di gestione sono composti per almeno 1/3 da membri di organi di partiti o movimenti politici ovvero persone che sono o sono state, nei 6 anni precedenti, membri del Parlamento nazionale o europeo o di assemblee elettive regionali o locali di comuni con più di 15.000 abitanti, ovvero che ricoprono o hanno ricoperto, nei sei anni precedenti, incarichi di governo al livello nazionale, regionale o locale, in comuni con più di 15.000 abitanti”.

Chi deve monitorare non ce la fa
È stato poi dato il compito di monitorare su queste strutture alla Commissione di garanzia degli statuti e per la trasparenza, così come il controllo dei rendiconti dei partiti politici. Organo a cui era già stato affidata la missione di vigilare sulla trasparenza dei partiti, e che in varie occasioni ha dichiarato di non avere i mezzi per portare avanti l’incarico in questione. Problema che era emerso con ancora maggiore criticità proprio con l’equiparazione delle associazioni e delle fondazioni politiche ai partiti.

Ne consegue a carico della commissione –con una immutata composizione nelle strutture di supporto – un incisivo impegno istruttorio e di indagine per identificare, nell’ampio e diffuso contesto dell’associazionismo nazionale, quelle realtà che ricadono nell’area percettiva della norma e che, in via di equiparazione, sono rese destinatarie della disciplina indirizzata a regime nei confronti dei partiti e dei movimenti politici.

Ma di quante persone stiamo parlando? Nella relazione della commissione veniva sottolineato che il numero delle realtà associative da monitorare fosse difficile da quantificare, e che si poteva aggirare sulle 6.000 unità. Al di là delle strutture, il vero lavoro va fatto però sulle persone che, negli ultimi 6 anni, hanno avuto incarichi politici in Italia. Si tratta di fatto del bacino su cui la commissione deve monitorare. I politici coinvolti dalla normativa sono così tanti, che è irrealistico pensare che la commissione possa realmente vigilare.

Come detto parliamo di tutte quelle persone che hanno avuto incarichi nel parlamento nazionale ed europeo, nel governo, nelle regioni e nei comuni con più di 15.000 abitanti. Per la precisione si tratta di 20.483 persone attualmente in carica, a cui bisogna aggiungere le 33.421 che invece hanno ricoperto tali ruoli negli ultimi 6 anni. In totale parliamo quindi di 53.904 persone, nel dettaglio così suddivise:
– 208 nel parlamento europeo;
– 245 nel governo;
– 663 nel senato della Repubblica;
– 1.303 nella camera dei deputati;
– 2.530 nelle regioni;
– 48.955 nei comuni con più di 15.000 abitanti.
Il 9,18% dei politici coinvolti dalla normativa hanno un incarico in organi nazionali, europei o regionali.

La domanda a questo punto sorge spontanea: la commissione ha i mezzi, nonché le informazioni, per monitorare sulle attività associative di oltre 50.000 persone? Ma, soprattutto, è realmente necessario? Andando ad analizzare più nel dettaglio questo numero scopriamo che il 90,82% di queste persone ha un incarico politico nei comuni con più di 15.000 abitanti. Sono solo 4.949 quelle persone che invece hanno, o hanno avuto negli ultimi 6 anni, un ruolo politico negli organi maggiormente rappresentativi, e quindi più influenti: regioni, governo, parlamento nazionale ed europeo.

Per la nuova normativa sono considerate fondazioni e associazioni politiche tutte quelle organizzazioni i cui organi apicali sono composti per 1/3 da persone che hanno avuto incarichi politici negli ultimi 6 anni in parlamento europeo, nazionale, governo, regioni e comuni con più di 15.000 abitanti.
Il più grande danno che si può fare quando si parla di trasparenza è quello del rumore informativo, casi in cui per rispondere a delle esigenze si chiede la pubblicazione massiva di informazioni, senza pensare realmente a quale sia l’obiettivo.

Suggerirei due modifiche:
1. Riconsiderare l’inclusione degli incarichi politici nei comuni con oltre 15.000 abitanti nella normativa;
2. Dare maggiori e migliori risorse alla commissione di garanzia, per permetterle realmente di svolgere le proprie mansioni.

(Renato Alberani)

Riferimenti: archivi Open Polis, Camera dei deputati