Il primo passo (fattibile) sarebbe quello di riunire in un “club” tutti i produttori di vino naturale, non avrebbe importanza se biologico, biodinamico o fai da te, perchè servirebbe ad abbattere quell’odioso tabù (tutto italiano) che vede gli addetti di un settore divisi in lobby dai comparti stagni, da qui l’impossibilità di identificare con certezza un territorio dove (in questo caso) si produce vino “pulito” grazie ad una sana agronomia che fa l’interesse dell’ambiente, della biodiversità, ed anche di chi il vino non lo beve.

Una consuetudine ancestrale degli addetti di alcuni nostri comparti produttivi nel far quadrato sulle rendite di posizione del passato, anziché condividere idee ed esperienze in comunità, che genera una tendenziale anarchia oggi incomprensibile viste le logiche di compartecipazione che aiutano a crescere culturalmente e professionalmente.

Produrre vino pulito in Italia è perciò ancora “arte a divenire” perché i gourmet si sono colpevolmente concentrati su altro, sulla pulizia del cibo ad esempio, ossia come produrre verdura e frutta bio non trattata chimicamente oppure sul come ottenere carne da animali alimentati con foraggi non modificati geneticamente, sul vino invece siamo rimasti all’anno zero perché è sempre bastato che fosse buono.

Questo anche perché i bilanci e gli utili del comparto vitivinicolo “tradizionale” hanno sempre brillato e col comparto occupazionale che ha sorriso malgrado la percezione che questa italianità non fosse all’altezza di quella francese; a conferma di ciò è dal Beaujolais (a sud della Francia), una delle culle del vino naturale, che è nata tempo fa la scommessa (vinta) dei cugini transalpini di bere al naturale “senza schifezze dentro”, sfatando fin da subito le dicerie degli scettici di quegli anni secondo cui i vini naturali sapevano di sidro o si presentavano sempre torbidi.

Per non perdere la partita (e il mercato) in futuro servirà sempre più saper coltivare vigneti senza usare pesticidi, diserbanti e concimi chimici e far di cantina abbattendo ancor di più la solforazione (oggi sotto i 50 milligrammi per litro), soltanto in questo modo il vino a residuo zero sarà ciò che ci vorrà per star tutti meglio di salute, e poco importerà se ciò sarà stato ottenuto col disciplinare biologico o biodinamico secondo la filosofia steineriana.

“In vino veritas” è la citazione latina che meglio fa capire che bere vino può incidere sull’atteggiamento delle persone, che perdono inibizioni e possono esprimersi più liberamente dicendo più facilmente la verità; l’abuso invece porta guai ed è per questo che non va dimenticata la frase completa: “in Aqua Sanitas”, che fa intendere quanto preferibile sia la consuetudine di riconsiderare “da sobri” le decisioni prese da ubriachi.

(Giuseppe Vassura)