Imola. L’Accademia “Incontri con il Maestro” continua a regalare alla nostra città serate di musica indimenticabili. Quella del concerto di Natale del 23 dicembre assume anche la caratteristica di “unica”. O quasi.

E’ stato lo stesso maestro Franco Scala a dare il benvenuto al pubblico accorso numeroso al teatro Stignani, dopo un doveroso preambolo della Sovrintendente Angela Maria Gidaro e il saluto del vescovo Giovanni Mosciatti  ricordando che l’Accademia ha assunto le forme e le caratteristiche di “università”.

“La vostra università – ha confermato con forza il maestro Scala -, l’università della città”.

Mi permetto una precisazione, fortemente legata agli attuali momenti: tutte le altre università italiane continuano a laureare giovani ragazze e ragazzi molti dei quali finiscono per abbandonare la propria terra, costretti da una situazione economica ingiusta e pericolosa a recarsi all’estero in cerca del lavoro: molti di loro vengono accolti a braccia aperte, ricercati e valutati come si deve. Al contrario, l’università dell’Accademia continua a creare seri professionisti musicali, capaci di intense interpretazioni e performance di altissimo livello universalmente riconosciute ed è proprio il mondo intero la platea destinata ad accoglierli, ad ascoltarli, a stupirsi della loro perfetta preparazione tecnica e musicale. L

Così, unicamente per elencarne alcuni, riscontriamo Pechino, Siena, Bruxelles, Londra, Bucarest, Berlino, Vienna, Oslo, Milano e la Città del Vaticano tra le prestigiose sedi che hanno richiesto le esibizioni come solista o accompagnata da prestigiose orchestre di questa giovanissima pianista cinese: Jin Ju. Basterebbe questo per descrivere e penetrare nello spirito della serata, che è entrata nel vivo quando, aprendosi il sipario, sono apparsi sul palcoscenico ben sette preziosi strumenti il cui suono, sotto i precisi tocchi dell’esecutrice, hanno trasportato il pubblico sull’onda di sonorità diverse, forse ai più sconosciute, ma vere e capaci di rendere appieno la natura delle opere proposte dalla grande giovane pianista.

Il pubblico è entrato nel vivo dell’esibizione con uno splendido preludio n. 1 dal clavicembalo Ben Temperato (da cui C: Gounod ha tratto la famosissima Ave Maria) eseguito su un fortepiano Wood Small fine ‘700, e a seguire Brillanti esecuzioni di “variazioni” di Mozart e Czerny, poi Beethoven, Chopin (non sarà facile dimenticare la dolcissima esecuzione della Barcarolle), Tchajhovsky e per finire Liszt con la parafrasi dal Rigoletto di G. Verdi. L’entusiasmo del pubblico si è rivelato in applausi che non finivano e la generosa (oltre che bravissima) Jin Ju ha fatto omaggio di tre pregevoli bis, tra cui un notturno e un valzer di Chopin: magistrale e al contempo misurata la dolcezza espressa nel notturno e brillante l’esecuzione del famosissimo valzer “in un minuto” senza eccedere in sdolcinatezze e eccessivi personalismi come, purtroppo, spesso accade.

Al termine, stupito e ammirato dalla capacità dell’artista di passare con disinvoltura da uno strumento all’altro, ho chiesto alla giovane pianista come fosse riuscita a tanto e Lei, con la semplicità tipica di “chi sa”, mi ha confessato che non è stato facile e che ha impiegato altri tre anni di studio esclusivamente su fortepiano. Grazie per lo splendido regalo che ci hai fatto Jin Ju. Lo tratterremo nei nostri ricordi.

(Mauro Magnani)