Alla fine di novembre il Ministro dello Sviluppo Economico Stefano Patuanelli alla Camera dei deputati ha fatto il punto sulle vertenze per crisi aziendali aperte presso il suo ministero, i tavoli aperti sarebbero 149, che grosso modo sarebbe lo stesso numero che si mantiene costante da cinque anni, di questi 102 (il 68,5%) sono quelli attivi da più di tre anni e ben 28 (il 19%) lo sono da oltre sette anni, di diverso avviso i sindacati che parlano di oltre 160 tavoli aperti con oltre 280.000 posti di lavoro a rischio.

Di sicuro c’è che i tavoli di crisi che si sono conclusi negli ultimi anni con una soluzione positiva sono pochi, mentre più numerosi sono i nuovi tavoli che si sono aperti, solo nelle ultime settimane si sono affacciate nuove vertenze come la Berloni Cucine di Pesaro attualmente in mano taiwanesi che ne ha annunciato la messa in liquidazione e 85 persone rischiano di perdere il posto di lavoro, la Bosch di Bari dove la multinazionale tedesca parla di oltre 600 esuberi a fronte della crisi del “diesel” legato all’auto e la Mahle altra multinazionale tedesca della componentistica dell’auto che ha avviato la procedura di chiusura dei suoi due stabilimenti in Piemonte con oltre 450 addetti. Di questi ultimi giorni è inoltre l’apertura al MiSE, con imprese e sindacati, di un tavolo legato all’edilizia in quanto uno dei settori che nell’ultimo decennio ha conosciuto una maggior morte di piccole e grandi imprese e una consistente perdita di addetti e che continua a soffrire tuttora, per cercare di capire quali possano essere gli strumenti migliori da mettere in campo per invertire tale negativa e ormai cronica tendenza.

Passiamo a fare il punto sulle vertenze più emblematiche.

Ilva, l’incontro del 22 novembre scorso a Roma tra il premier Conte, i ministri Gualtieri (Economia) e Patuanelli (Sviluppo Economico), Lakshimi e Aditya Mittal per la nuova proprietà Ilva, ha consentito una riapertura delle trattative così che sarà presentato un nuovo piano industriale. Il governo ha confermato la possibilità di un intervento pubblico e di misure sociali (cassa integrazione), ciò ha consentito un allungamento dei tempi giudiziari, il Tribunale di Milano aveva rinviato al 20 di dicembre la causa civile nata per scongiurare lo spegnimento dell’acciaieria, ma di fronte a una richiesta congiunta dei commissari governativi e della proprietà franco indiana il Tribunale ha deciso il rinvio di tale causa a fine febbraio. Continuano il funzionamento degli impianti e la continuità produttiva, intanto sono stati pagati gli arretrati ai fornitori e i sindacati sono in attesa di una convocazione sul nuovo piano industriale.

Alitalia, dopo mesi di annunci di possibili nuove cordate il ministro Patuanelli ha deciso di dare un nuovo mandato ai commissari, che abbia al centro l’integrità aziendale allontanando l’ipotesi “spezzatino” che allarmava i sindacati, intanto nelle casse della compagnia aerea è arrivato un nuovo prestito ponte pubblico di 400 milioni di euro, che permette di riallacciare con più calma i fili con i possibili partner per un suo rilancio: Ferrovie, Delta e Lufthansa.

Whirlpool di Napoli, l’intervento del premier Conte ha fatto si che la multinazionale americana, pur ribadendo la non sostenibilità del sito, abbia assicurato la produzione fino a marzo e l’impegno a proseguire il confronto per definire rapidamente un piano condiviso con i sindacati in grado di garantire un futuro a lungo termine per lo stabilimento e ai 450 lavoratori occupati.

La Blutec (ex Fiat di Termini Imerese) è questa una delle crisi aziendale più datate, è questa una triste e lunga storia terminata con i manager dell’azienda finiti agli arresti per aver intascato le risorse necessarie a riconvertire lo stabilimento a nuove produzioni. I lavoratori coinvolti sono circa 700 a cui vanno aggiunti gli oltre 300 dell’indotto, circa due mesi fa sono stati nominati dei commissari straordinari per vedere di rilanciare il sito produttivo, recentemente la mobilità in deroga è stata trasformata in cassa integrazione speciale.

Mercatone Uno, anche questa una vicenda si sta trascinando da tempo e che tiene in apprensione gli oltre 1.700 lavoratori, dopo il fallimento della proprietà (Shernon Holding) sono stati nominati dei commissari straordinari che in questi mesi hanno raccolto una quindicina di manifestazioni di interesse per cessione dei rami aziendali, le operazioni di cessione dovrebbero chiudersi a fine anno. La situazione è comunque complicata dal fatto che dei 55 punti vendita solo 18 risultano essere di Mercatone Uno, gli altri sono di proprietà di terzi e in affitto.

Conad Auchan, questa vertenza è nata da quando Conad ha acquisito i punti vendita di Auchan, Simply e Sma che complessivamente avevano 16.000 addetti. Per questa rete distributiva sarebbe in arrivo una fusione per incorporazione in Conad, che secondo il MiSE comporterebbe 3.100 esuberi, di diverso parere i sindacati che sono in agitazione in quanto gli esuberi potrebbero essere il doppio.

Bekaert Firenze, dopo che nel 2018 la multinazionale belga ha deciso l’abbandono di questa azienda che produce fili e cavi d’acciaio rivestiti e che occupa circa 300 lavoratori, è in formazione una cooperativa tra lavoratori e questo, oltre a prospettare concretamente un nuovo futuro produttivo, ha permesso la proroga della cassa integrazione speciale.

Crisi gruppo Dema, l’azienda di areo strutture e velivoli civili, che lavora all’80% per Leonardo, Strata e Bombardier, ha annunciato nei suoi quattro siti produttivi tutti localizzati nel mezzogiorno 213 esuberi su 733 dipendenti attuali. Questa azienda aveva già fatto una ristrutturazione tre anni fa, al MiSe i sindacati hanno respinto l’ipotesi esuberi e hanno chiesto all’azienda un piano di salvaguardia occupazionale.

E terminiamo con l’ultimo ingresso ai tavoli di crisi, la Bosch di Bari dove si producono pompe diesel, che sta scontando la contrazione del mercato di questo tipo di automobili. Dopo aver usufruito di tutti gli ammortizzatori sociali nel 2018 ha fatto un contratto di solidarietà che terminerà a metà del 2020, l’azienda ha ora annunciato 624 esuberi su 1.805 addetti. La prospettiva a breve è di un disastroso andamento industriale e occupazionale visto il crollo dell’automotive a cui si aggiunge la crisi del diesel, contrari i sindacati a vedere un ennesimo stabilimento del mezzogiorno verso un forte ridimensionamento produttivo e occupazionale, tanto che al MiSe il ministro Patuanelli ha proposto un investimento pubblico e incentivi fiscali affinché lo stabilimento sia dirottato verso nuovi prodotti.

 

(Edgardo Farolfi)

 

la foto è di antonio lazzoni