L’augurio che più comunemente appaga l’utenza più sensibile agli oroscopi interessa amore, salute e lavoro e così gran parte di noi a capodanno cerca certezze sul prossimo futuro aggrappandosi a Giove, Saturno e tutta la “banda” dei pianeti, smascherando così una buona dose di fragilità mentale, alla ricerca di capire cose che ancora pensiamo di non conoscere.

Purtroppo la realtà delle vicende terrene che interessa noi umani non sta proprio in questi termini perchè i problemi che attanagliano le società di mezzo mondo poco o nulla hanno a che fare con costellazioni e astri, come a dire che il futuro è materia sconosciuta in quanto dipende unicamente da volontà e capacità di chi opera il presente facendo tesoro del passato, il resto non c’entra; il remoto parla infatti di invenzioni che hanno migliorato la vita come di insuccessi inattesi, ma con un’unica costante ricorrente: la guerra.

All’orizzonte questa disgrazia sembra sia l’unica certezza che ci accompagnerà negli anni a venire, scontri etnici e tribali, terrorismo internazionale e d’area, guerriglia urbana, ecc.; all’oggi ciò è quello che i media ci propinano quotidianamente ed è quello che a posteriori ci ha accompagnato da sempre, almeno da quando le fonti di informazione sono diventate attendibili.

Gli orrori dei conflitti, nei loro aspetti più assurdi e feroci, hanno reso la storia dell’umanità forse statisticamente più appassionante ma sicuramente più sgomenta soprattutto per la quantità di morti ammazzati, dalla Seconda Guerra persiana (480-479 a.C.: 300 mila morti) fino alla Seconda Guerra del Congo ( 1998-2002: 3,8 milioni di morti).

Ecco perché nei tempi questo guaio terreno è diventata una tragica certezza, quasi a significare la necessità di annullarsi, come nella Seconda Guerra mondiale (66 milioni di morti, Olocausto incluso) o la Prima Guerra mondiale (15 milioni), nel mezzo la Guerra Civile spagnola (1936-1939) con 365 mila morti; tempi passati quelli delle Crociate (1095-1291) con 3 milioni di vittime e della Guerra civile Usa (1861-1865) con 695 mila morti.

Da citare infine dal 264 a.C. al 435 d.C. i ben 3 milioni e mezzo di morti nei combattimenti tra gladiatori, tratte di schiavi e sacrifici umani, comprese le carestie provocate, in cui la maggior parte delle vittime (85%) sono state civili; un’inondazione di sangue che “difetta” in alcuni casi emblematici, come la Guerra di Troia la quale secondo il superstite Darete fece un milione e mezzo di morti tra greci e troiani sebbene dalle ricerche archeologiche non è mai stato accertato che in quel luogo sia avvenuto alcunchè.

Da questi casi i numeri (ahimè) non danno risposte e soprattutto certezze di pace nel prossimo futuro, meccanismi economici e politici nefasti che portano atrocità generano guerre che hanno sempre portato il buio anche di giorno (e sempre lo porteranno), e per tutti a monito di ciò vale quanto avrebbe detto Iosif Stalin: “La morte di un uomo è una tragedia, un milione di morti è statistica”.

La guerra “werran”, che secondo il tedesco antico significa mischia, ha riflessi sulle culture che vengono a seconda dell’esito finale esaltate o condannate ed in un recente passato, quando si sviluppò la corsa alle armi nucleari, è stata vista come la sola certezza alla minaccia di sopravvivenza dell’umanità.

(Giuseppe Vassura)