Lugo (Ra). E’ tutto un complesso di cose (come canta Conte) che ci ha portato a chiedere un’intervista a Stefano Francia, il presidente di Agia, l’associazione giovani imprenditori della Cia Agricoltori Italiani.

Si parla molto, gli abbiamo chiesto, del ritorno dei giovani verso il settore agricolo, ancora “dominato” dai capelli grigi, quindi che ruolo possono ragionevolmente avere queste figure nell’organizzazione? “A mio avviso hanno un ruolo fondamentale perché stimolalo la struttura a fare i conti con temi fondamentali, in particolare quelle politiche che coinvolgono il futuro del settore e della struttura. E ci preoccupiamo di offrire la nostra lettura sulle questioni che riguardano il mondo agricolo.”

Qualche esempio?
“Sono prevalentemente giovani quelli che hanno dato vita ad attività diverse da quelle classicamente agricole e  inoltre abbiamo giovani che non hanno un passato agricolo e anche nuovi imprenditori che arrivano da percorsi di studio formalmente lontani dalla vita agricola.”

A tuo avviso perché ha successo con i giovani il richiamo della campagna?
“E’ sicuramente presente la voglia di operare in un contesto ambientale fuori dalle mura di officine ed uffici, che si unisce alla voglia di lavorare con tempi e ritmi più naturali. Purtroppo questo modello di vita è spesso sintetizzato, sui mass media con la rappresentazioni di attività di nicchia che non sono replicabili su ampia scala. L’agricoltura attrae per i valori che rappresenta, gli anni delle crisi finanziarie hanno fatto vedere l’agricoltura con occhi diversi infatti i bassi rendimenti che gli si attribuiscono fanno parte della “natura delle cose e dei cicli naturali”. La coltivazione che a partire da un seme porta alla raccolta di frutti, grazie  alla cura dell’uomo,  è una potente metafora sia dell’economia che della Società che affascinai giovani. Non dimentichiamoci, poi, che, nel lavoro agricolo, esiste una quota di fatica fisica che non può essere assolutamente eliminata. Ignora (ignorare) queste cose vuol dire dare una rappresentazione fallace del nostro lavoro.”

Allora quale potrebbe essere un approccio corretto per avvicinare i giovani alla terra?
“Prima di tutto ci vuole un modo diverso di finanziare il settore. E parto dalla Pac (che definisce la politica europea e indirizza le risorse. L’agricoltura che stiamo programmando adesso sarà solo una lontana parente di quella che realmente vedremo. Noi oggi lavoriamo su regole europee caratterizzare dalla rigidità che poi si trasferisce sulle ragioni che devono articolare quella politica a livello locale. Abbiamo bisogno invece di maggiore flessibilità che tenga conto della nascita di nuovi modelli d’impresa. E soprattutto va costruito l’accesso alla terra, e per noi è un aspetto fondamentale.”

E a questo proposito prendiamo anche atto dei forti investimenti finanziari sui terreni agricole da parte di istituti bancari e fondi assicurativi.
“Ne siamo ben consapevoli, ma vediamo anche i rischi. L’agricoltura attira capitali perché in questi anni il settore ha dato garanzie di crescita, ma a mio avviso il rischio è che non vi sia piena consapevolezza delle implicazioni che ne derivano. Tocca dunque a noi trovare le strade per garantire, con forme societarie da studiare, la risorsa terra a giovani imprenditori.”

Torniamo in casa Cia; è di questi giorni la nomina di un nuovo direttore generale nella persona di Claudia Merlino e si va verso il rinnovo delle cariche di vertice. In forma non ufficiale il tuo nome come possibile presidente Cia circola. Ne eri informato?
“Non sapevo che fosse circolato il mio nome e non credo di essere all’altezza del compito. Sicuramente è importante individuare una figura giovane che sia pienamente a conoscenza della struttura della Cia e sia in grado di dimostrare una conoscenza del comparto agricolo nel suo insieme. Non basta una presenza anagraficamente giovane per lasciare un segno positivo e importante in una organizzazione come la Cia.”

(Michele Zacchi)