La bellissima piazza centrale di Faenza (“Della Libertà”) è divisa in due parti dal corso cittadino della via Emilia: il 4 gennaio la divisione appariva ancora più netta. La parte più “laica” invasa dai preparativi per la cittadina “Nott de Bisò” e la restante parte, quella dalla parte della Cattedrale con la sua facciata in conci di pietra incompiuta, invasa dalle “Sardine”. Poco importa il numero esatto dei partecipanti alla manifestazione. Lasciamo ai tanti “quantificatori” l’individuare il numero degli occupanti la piazza: senza tema di smentita possiamo affermare che tutto lo spazio della piazza era colmo di partecipanti, compreso il sagrato della cattedrale e il portico del palazzo che fronteggia la chiesa.

Le Sardine in piazza della Libertà a Faenza (Foto Sergio Prati)

Una moltitudine silenziosa esclusivamente presa dallo strano fenomeno della sua stessa presenza quasi si trattasse di una semplice coincidenza l’essere in massa presenti nella piazza centrale della città. Solita assenza di bandiere, di stemmi, gonfaloni, ma vistosa presenza, nelle forme più fantasiose e coreografiche di “sardine” ora luminose o avvolte in carta di alluminio, ora percorse da scritte e slogan, sorrette da supporti improvvisati o sovrastanti cappelli e berretti.

Nei volti dei presenti quasi la stessa espressione sorpresa di ritrovarsi in tanti con lo stesso sentore, l’identico bisogno di esserci, l’importanza del partecipare. Un aspetto deve essere preso in considerazione e valutato con attenzione da chi deve: la presenza massiccia di giovani, ragazze e ragazzi che risultano purtroppo assenti in altre manifestazioni del genere. Poi, il silenzio rotto qua e là da una musica di sottofondo: Lucio Dalla, De Gregori, De Andre, Gaber. Un altoparlante approntato forse in po’ in fretta e con mezzi di fortuna diffonde parole pronunciate frammezzate da rumori di sottofondo e brusii: poco importa e gli applausi finali, accompagnati da grida, non mancano. In fondo l’immancabile canzone del Partigiano, “Bella Ciao”, alla quale partecipa tutta la folla conclusa da un lungo applauso che vuole, ancora una volta, sottolineare il senso di partecipazione ad un’idea, ad un modo di essere e di pensare, ad un valore condiviso.

Me ne sto da un lato, un po’ in disparte, sul terzo e quarto scalino del sagrato e con lo sguardo percorro la moltitudine: ancora una volta vengo sorpreso dalla gran quantità di giovani presenti e, osservando con attenzione, tutti con il volto sorridente: girovagando si incontrano, si riconoscono, si scambiano saluti e parole. Quindi i nostri giovani ci sono ancora, non sono tutti rintanati dentro la fuga da una realtà che non sembra più appartenere a loro, mortificata e “curata” a suon di alcool e droga varia, nella disperata ricerca di un non essere: ci sono ancora. e vogliono esserci. Mi allontano, al termine, in silenzio: quasi mi sento un intruso. Lascio ad altri, politicanti di mestiere, il compito di riflettere e cercare di comprendere: questo mondo non è il mio, ma il loro. E di diritto.

(Mauro Magnani)