Faenza. La presenza di Domizio Piroddi, già assessore a Faenza, nella lista di Stefano Bonaccini in provincia di Ravenna può sorprendere solo chi ha seguito distrattamente le vicende della città. Ha anticipato molti con la lista civica “Insieme per Cambiare” (che fra l’altro ha frenato il voto leghista nel ballottaggio che vide la riconferma del sindaco Malpezzi) e nel corso del tempo questo progetto civico ha gemmato un’esperienza simile a Ravenna (conquistando un consigliere) ed ha innestato una serie di contatti con altre esperienze romagnole, in particolare quelle più vicine alle spinte autonomiste. Proprio questo meccanismo ha probabilmente spinto Bonaccini a chiedere anche lì sostegno alla sua candidatura a presidente della Regione.

E quindi Domizio Piroddi, capolista in provincia di Ravenna. ha trovato naturalmente posto in questa lista.

E quando lo incontriamo è d’obbligo chiedergli chi intende rappresentare in questa competizione elettorale.
“Noi pensiamo di interpretare due tipi di richieste. La prima deriva dalla mia/nostra matrice culturale che ha come focus centrale la Romagna. E quindi noi spingeremo per mettere la Romagna al centro delle future attenzioni di governo, partendo dai problemi delle infrastrutture per arrivare a quelli culturali. Credo che un esempio possa efficacemente rappresentare il nostro futuro lavoro: noi abbiamo un vino straordinario come il sangiovese che ancora non sappiamo valorizzare nella maniera adeguata. Vogliamo ridare quindi al nostro territorio la centralità che merita. Il secondo aspetto è che la lista è composta da persone he lavorano in vari settori e che in certi casi si sono già contraddistinti a livello anche nazionale. Mi riferisco a Mauro Felicori, capolista a Bologna e che, come responsabile della reggia di Caserta, ha ottenuto unanimi consensi. Siamo insomma, per certi versi, persone del fare, perché così ci comportiamo nella nostra vita professionale. Offriamo perciò una via d’uscita a chi vuol segnalare elementi di protesta ma non vuole annullarsi in un voto privo di proposta, un voto che riconosce a Bonaccini di aver lavorato bene ma non necessariamente si riconosce nelle liste di partito.”

Perché poi i cittadini hanno bisogno di risposte.
“Esatto, prendiamo ad esempio nel nostro territorio il caso dell’ortofrutta che ha visto un anno molto difficile e per i produttori servono incisivi interventi; è chiaro che il tema ha valenza nazionale, ne siamo consapevoli, ma noi dobbiamo spingere per soluzioni ai produttori romagnoli.”

Anche la Lega cerca di sottolineare il valore civico del voto e proprio a Faenza si è visto, cinque anni fa che in un attimo hanno cambiato il quadro politico locale. A suo avviso quelle spinta si è affievolita o è ancora robusta?
“Si fa sentire ancora e come hanno notato tutti questa regione è contendibile. Se ci si limitasse a valutare il lavoro svolto dall’amministrazione uscente non ci dovrebbero essere dubbi sul risultato e infatti il centrodestra soffia sul fuoco dello scontento generalizzato. La controindicazione positiva è che lo scorso anno al voto leghista alle europee non ha corrisposto quello amministrativo.”

Proviamo a rimanere un attimo su Faenza, la sua candidatura ha un po’ destabilizzato il comune fino alla sua uscita dalla giunta. Tensione ricomposta?
“Diciamo di si, noi abbiamo una concezione della politica che mette al centro l’azione. Da assessore alle attività produttive ho visitato in 16 mesi 140 aziende, ho conosciuto imprenditori e dipendenti, ho sostenuto che a Faenza devono arrivare aziende di alta qualità in grado di pagare stipendi significativi e potrei portare ad esempio l’esperienza della Toro Rosso, che va appunto nella direzione che ho ricordato.”

E veniamo, per concludere questa chiacchierata alla questione della sicurezza, uno dei suoi cavalli di battaglia.
“E’ chiaro che ci vuole un salto di qualità ma dobbiamo smetterla di far diventare questo tema un elemento da chiacchiere da bar per, finalmente, conoscere, studiare e dare soluzione ai problemi che dobbiamo affrontare. E invece di sicurezza parla chi ne sa poco o crede di avere la bacchetta magica.”

(m.z.)