Non mi era mai capito di scendere in piazza a manifestare per qualcosa, almeno non negli ultimi 40 anni. Eppure ieri pomeriggi c’ero. Davanti al Duomo c’erano le sardine, con i pesci colorati incollati addosso. Sembrava di essere in una sagra: niente parole d’odio, tantissima voglia di esserci, una voglia esibita di abbracciarsi o, perlomeno, stringersi la mano.

Le Sardine in piazza della Libertà a Faenza (Foto Sergio Prati)

Ho parlato alla folla festosa ricevendo non solo applausi, ma tanto affetto. E’ stato magnifico far parte di questa marea di persone che, per delusione e rabbia, si è sentita estranea, per troppo tempo, al mondo politico. Essere uniti comporta l’acquisizione della consapevolezza che per salvare la nostra povera Italia dalle continue spinte all’odio, alla discriminazione razziale, alla violenza la soluzione migliore è scendere in piazza uniti. Che altro può fare un cittadino libero e democratico se non fare sentire il proprio “Basta!”, e trasmettere così il messaggio universale che dove esiste l’amore, la solidarietà e la libertà è difficile che possano attecchire populismo e sovranismo? E’ una protesta fatta della comprensione che l’arma principe per affrontare questa destra è proporsi con un linguaggio privo di astio, rancore, maleducazione.

Per concludere, tempo fa lessi un’intervista ad un esponente delle sardine nella quale si auspicava che questa massa di persone possa essere un muro contro il salvinismo. No, è un errore! I muri sono barriere e, come tali, isolano, dividono. Sono le politiche reazionarie che li giustificano: il nazionalismo, il sovranismo, la chiusura identitaria. Sono l’angoscia e l’irrazionale e maniacale paura dell’altro a pretenderli. In realtà le sardine sono un’onda che disintegra questi muri eretti da chi vuole privare noi tutti, soprattutto i più giovani del diritto a sognare e sperare in un futuro migliore. Come sempre accade, la serata si era conclusa col canto simbolo di libertà ma anche di comune identità: “Una mattina… mi son svegliato… O bella ciao. Bella ciao. Bella ciao, ciao, ciao…”.

(Roberto Matatia)