Bologna. Le elezioni regionali del 26 gennaio 2020 sono certamente un importante appuntamento per la vita dei cittadini ma anche per quella dei lavoratori. La situazione nell’ambito del lavoro e dell’industria nella nostra Regione è certamente un punto di riferimento avanzato nel panorama nazionale. I numeri in termini di livelli di occupazione e disoccupazione, di prodotto interno e di esportazioni sono tornati ad essere in linea con quelli della fase pre-crisi. E’ però altrettanto evidente che tanto resta da fare in termini quantitativi e, soprattutto, qualitativi. La Fiom Cgil, come sempre in occasione di appuntamenti elettorali, approccia la discussione politica con oggettività rispetto allo stato delle cose e con autonomia ed indipendenza rispetto partiti e candidati. E’ evidente a tutti che l’appuntamento del 26 gennaio avrà una risonanza nazionale e conseguenze per la politica del nostro Paese. La storia della Fiom è quella di un sindacato che non si è mai chiuso dentro i cancelli delle fabbriche, ma che ha sempre avuto l’ambizione di trasformare la società a partire dagli interessi delle lavoratrici e dei lavoratori.

Oggi stiamo vivendo una nuova stagione di crisi economica del Paese che sta interessando anche la nostra Regione; registriamo crescenti difficoltà nelle imprese, tassi di crescita pressoché azzerati, anche a causa di una forte contrazione delle esportazioni, e un aumento continuo del ricorso agli ammortizzatori sociali.

Per contrastare questa dinamica di crisi e recessione sono necessari forti investimenti pubblici che facciano da volano a quelli privati, all’interno di una strategia definita di politica industriale, sia a livello generale che regionale.

Pur consapevoli che una vera riforma degli ammortizzatori sociali deve vedere un iter parlamentare, è comunque necessario porre il tema degli ammortizzatori sociali anche a livello della nostra Regione, affinché siano ripristinati gli ammortizzatori in deroga ed evitati drammi sociali nei settori maggiormente in difficoltà (ad esempio i servizi o l’artigianato). Questa Regione un contributo lo può dare, a partire dal ripristino del blocco dei licenziamenti già presente nel Patto per attraversare la crisi del 2010, che deve assumere carattere vincolante per tutti i settori e tutte le imprese.

Non è sufficiente avere i livelli di disoccupazione inferiori a quelli del resto del Paese e paragonabili a quelli tedeschi, è necessario perseguire la buona occupazione a partire dall’applicazione dei giusti Contratti nazionali di lavoro, verificare la regolarità negli appalti respingendo la logica del massimo ribasso tra l’altro sdoganata dal decreto “sblocca cantieri”. La lotta alla precarietà va sostenuta anche a livello regionale con la definizione di buone pratiche che garantiscano percentuali massime di utilizzo di lavoratori “precari” nelle imprese e prevedendo ovunque percorsi certi di stabilizzazione. Vanno combattuti – anche con gli strumenti a disposizione della Regione – i falsi stage e tirocini e quei percorsi di alternanza scuola lavoro che nascondono lavoro gratuito.

Le retribuzioni dei lavoratori dipendenti, soprattutto operai e impiegati, sono fermi da troppi anni, motivo per il quale possiamo dire che, anche in Emilia Romagna, nonostante la contrattazione aziendale avanzata che si pratica in tante imprese della Regione, c’è una “questione salariale”.

Non è più il tempo della moderazione salariale e chi governerà la nostra Regione dovrà fare sua la rivendicazione dei metalmeccanici di Fim Fiom Uilm nel rinnovo del contratto nazionale.

Più uguaglianza significa giustizia sociale: la Fiom chiede una Regione che scelga di stare dalla parte delle lavoratrici e dei lavoratori, di chi lavora, di chi per vivere ha bisogno di lavorare.

La formazione deve diventare strumento determinante per governare il processo di riconversione delle produzioni in un’ottica di sostenibilità ambientale dei processi e delle produzioni: le imprese emiliano­romagnole devono trainare questo processo insieme al sindacato e alla Regione che deve avere un ruolo centrale nell’immaginare e realizzare un “green new deal” per tutte e tutti.

Nella transizione ambientale i lavoratori e le lavoratrici devono avere il diritto a non sentire messo in discussione il posto di lavoro: la formazione e percorsi condivisi di riqualificazione diventano elementi centrali come la definizione di ammortizzatori sociali aggiuntivi e specifici per gestire la riconversione.

I servizi pubblici devono restare tali, così come la sanità deve essere garantita a tutti. La Fiom sostiene da sempre una scuola laica e un’istruzione pubblica, dalla scuola dell’infanzia all’università.

La scuola pubblica ha necessità di investimenti infrastrutturali, con un personale che deve essere valorizzato, a partire dal rinnovo del Contratto nazionale di lavoro, per il ruolo fondamentale che ricopre.

La scuola deve essere una su tutto il territorio nazionale senza seguire una pericolosa deriva di balcanizzazione implicita nei percorsi di autonomia regionale portati avanti da più regioni italiane tra le quali l’Emilia Romagna. L’Unità del paese non può essere messa in discussione da logiche autonomistiche che sembrano rispondere esclusivamente ad una volontà di chiudersi per salvaguardare i livelli e qualità di vita raggiunti. La solidarietà tra territori e regioni è da sempre un valore dei lavoratori e dei metalmeccanici.

Il trasporto pubblico (sia su gomma che su ferro) deve essere potenziato, in particolare per favorire pendolari, studenti e lavoratori e a partire dal valorizzare il sapere e il contributo che i metalmeccanici della BredaMeniriniBus possono dare.

La Fiom vuole una regione accogliente e solidale, l’Emilia Romagna o è una regione accogliente e solidale oppure non sarà più l’Emilia Romagna. Nessuno nasce migrante. E’ il momento di dire basta a chi individua nello straniero il responsabile di ogni male nel Paese per non volere affrontare i veri nodi che da sempre condannano l’Italia alla periferie dell’Europa: evasione fiscale, illegalità diffusa, clientelismi, finanza pervasiva ed invasiva nell’economia reale. Troppa disparità si è creata tra chi produce ricchezza con il lavoro e chi ne estrae il valore a proprio favore con un semplice click. Attaccare i migranti per lasciare agli attori del neo-liberismo l’agio di continuare nelle proprie strategie è una condotta politica inaccettabile e quindi da respingere.

La Fiom vuole quindi una Regione in cui gli attori politici, amministrativi, economici e sociali, nel loro agire quotidiano, si rifacciano ai valori della Costituzione, rimettendo il lavoro al centro.

La Fiom è per una regione antifascista; mai come oggi, infatti, i rigurgiti fascisti, razzisti, omofobi e sessisti in tal senso risultano numerosi, pericolosi e, purtroppo, troppo spesso sdoganati anche da una informazione colpevolmente sopita su questo tema.

(Samuele Lodi segretario generale Fiom – Cgil Emilia Romagna)