Sono Stefano Scardovi, capogruppo in Consiglio Comunale della lista civica Insieme per Lugo. Sono stato inoltre per molti anni membro del Consiglio d’Istituto, ruolo a cui ho rinunciato proprio per evitare legami scuola-politica, della scuola Gherardi portata all’onore delle cronache in questi giorni per la rinuncia a chiedere (attenzione alle parole) soldi ad un partito politico.

Qual è la vicenda? Il Movimento 5 stelle offre alle scuole statali dell’Emilia Romagna poco meno di 170mila euro per una serie di tematiche. Tematiche in molti casi che non possono essere gestite dalla scuola (ad esempio l’edilizia scolastica) o semplicemente improponibili (ad esempio il trasporto scolastico in cui l’acquisto del mezzo è solo la prima e abbastanza marginale parte).

Per accedere a questi fondi con cifre apparentemente alte (fino a 20mila euro a progetto) si deve fare domanda entro il 15 gennaio (termine poi rinviato al 29 febbraio).

E già qui è il primo punto. A Lugo il Movimento 5 stelle dice che “la scuola ha rifiutato i fondi” che ovviamente non risponde al vero. Il movimento politico non ha offerto fondi ma ha proposto di partecipare ad un bando privo di regole chiare. Non ci sarà giudizio nel merito fatto da persone competenti ma solo la votazione online su una piattaforma privata. Come un invito ad un torneo sportivo in cui le regole vengono scritte dopo lo svolgimento della gara in base all’apprezzamento del pubblico.

Il secondo punto è che la cifra ottenibile sarebbe nettamente inferiore. Io non ho i dati di partecipazione delle scuole che prenderanno parte al bando ma se conto che nel solo comune di Lugo avrebbero potuto partecipare 4 istituti è evidente che i fondi disponibili per singola scuola sarebbero notevolmente ridotti rispetto al massimale di 10 o 20mila euro imponendo alla scuola stessa di integrare con fondi propri il progetto. Fondi propri che, come dice la polemica sollevata, spesso non ci sono.

Punto tre, e questo è il fondamentale, un partito di governo dovrebbe finanziare la scuola con i fondi pubblici, non attraverso mance distribuite in base ai voti ottenuti nella regione. “Votami che poi ti do i soldi” non è una strada limpida.

Quarto punto. La scuola, secondo il bando, non è vincolata a pubblicizzare il fatto di aver richiesto (e forse ottenuto) i soldi. Ma il fatto di aver scelto di non chiederli ha già fatto uscire la notizia sui maggiori quotidiani locali e siti di informazione online. Siamo in campagna elettorale ed è comprensibile che ogni partito cerchi di racimolare voti. Non è invece tollerabile che per fare campagna elettorale si danneggi così apertamente un istituto (anche se dubito che tutti gli altri del territorio abbiano fatto domanda pur non essendo stati attaccati allo stesso modo) nel delicato periodo delle iscrizioni scolastiche. Chissà se hanno valutato il fatto che se un alto numero di studenti passa da una scuola ad un’altra aumenterà il traffico riducendo le possibilità di abbassare l’impronta ecologica, uno dei temi oggetto di finanziamento.

Quindi in conclusione appoggio apertamente la scelta della scuola di non partecipare al bando non chiedendo soldi ad un partito politico per fare ciò che lo stesso partito politico dovrebbe fare di suo stando in parlamento e, nel caso specifico, pure al governo! E dall’altra parte condanno la scelta del medesimo partito di fare campagna elettorale ai danni di un’ottima scuola guidata da una dirigente presente e competente, che sempre ha lavorato per il bene della scuola e che ha giustamente portato alla decisione del Consiglio d’Istituto che eventualmente sarebbe stato l’unico autorizzato ad accettare l’ipotetica donazione.

(Stefano Scardovi)