Imola. Una grande mobilitazione di tutti i produttori agricoli del Nord Italia per dire alla politica che è finito il tempo delle promesse non mantenute e delle risorse, destinate alle aziende colpite da cimice asiatica e crisi di mercato, bloccate o insufficienti. Il prossimo 30 gennaio a Ferrara ci saranno anche gli agricoltori di Cia – Agricoltori Italiani Imola alla manifestazione organizzata da Agrinsieme Ferrara, per sollecitare interventi urgenti e dare una prospettiva al settore primario in profonda difficoltà, come spiega Giordano Zambrini, presidente di Cia – Agricoltori Italiani Imola.

“Saremo in piazza coesi e più decisi che mai a far sentire la nostra voce – commenta Zambrini – perché i problemi che hanno gli agricoltori di Ferrara o quelli veneti sono gravi e comuni a tutti. Sul nostro territorio la cimice asiatica non ha colpito così duramente come in altre parti della nostra Regione ma prevediamo che, purtroppo, la diffusione aumenterà in maniera costante nei prossimi anni e gli agricoltori sono ancora “disarmati” contro questo flagello. Fino a questo momento non sono state date ai produttori risposte chiare e date certe per i risarcimenti: gli 80 milioni di euro in tre anni promessi dalla ministra Bellanova non sono arrivati e sono comunque una goccia nel mare; i mutui non sono stati sospesi, così come il pagamento delle rate dell’INPS. Siamo a gennaio, i produttori stanno per affrontare una nuova annata agraria con scarsissima liquidità e in un clima di profonda sfiducia, perché chi non ha avuto danni da cimice è stato colpito da altri gravi problemi fitosanitari che hanno decimato la produzione e tutti, davvero tutti, sono succubi di prezzi di mercato ormai da dieci anni inferiori ai costi di produzione per quasi tutte le colture.

In questo clima – continua Zambrini – scendere in piazza è davvero un atto dovuto. Lo abbiamo fatto anche lo scorso 18 settembre e questo è servito per portare il grave problema della cimice asiatica all’attenzione nazionale ed europea. Ma non è servito ad ottenere risarcimenti immediati e sufficienti e questa nuova mobilitazione è il risultato di un percorso di continue relazioni non risolutive con le istituzioni a tutti i livelli. Evidentemente non hanno ancora compreso che noi agricoltori abbiamo, dalla nostra, la tenacia della ragione e quando volgiamo una cosa andiamo fino in fondo. E noi non vogliamo che le nostre aziende chiudano, naturalmente perché abbiamo bisogno di un reddito per sostenere le nostre famiglie come i lavoratori di qualsiasi altro settore, ma anche perché siamo parte di un tessuto rurale forte e identitario che non vogliamo vada disperso”.

 

(a cura di m.z.)