Imola. Il confronto fra alcuni candidati del territorio imolese di sei diversi schieramenti (mancava un rappresentante del Partito comunista) alle elezioni regionali del 26 gennaio, promosso dal Nuovo Diario Messaggero il 22 gennaio nel salone del museo diocesano gremito di oltre 300 persone, si accende soprattutto sul tema delle scuole pubbliche e paritarie con uno scontro particolarmente infuocato fra la candidata del centrosinistra Francesca Marchetti e quello del M3v Luca Teodori sulla questione vaccini.

Ma andiamo con ordine. Sulle scuole Daniele Marchetti (Lega) dello schieramento di centrodestra sostiene di “non vedere di cattivo occhio il contributo di soggetti che non fanno riferimento al pubblico che non riesce a coprire tutta la domanda, anzi è bene che vi sia una sana concorrenza fra le scuole paritarie e quelle pubbliche”. Una posizione non troppo differente da quella di Francesca Marchetti, Pd, del centrosinistra la quale sottolinea come “il punto non sia o le scuole pubbliche o quelle paritarie, ma portrae avanti l’una e l’altra tanto che ciò è già da tempo nel dna della nostra Regione. La formazione è il patrimonio più alto delle nostre comunità. è bene continuare a mettere in relazione i sistemi integrati già presenti nei nostri territori”.

Non ci sta Matteo Nanni di Potere al Popolo: “Il sistema pubblico dell’istruzione faccia il pubblico e il privato faccia il privato. No a dare soldi che possono servire per realizzare nuove sezioni nelle scuole pubbliche ai privati, la separazione deve essere netta”.

Più possibilista Luca Teodori del Movimento 3v: “Sono favorevole a un’integrazione fra pubbliche e paritarie, queste ultime hanno una loro proposta culturale condivisa dalle famiglie degli studenti. Del resto, tutti i cittadini pagano le tasse e ognuno scelga la scuola che vuole. Sono invece contrarissimo all’obbligo vaccinale che ha impedito a tanti bambini di entrare nelle scuole pubbliche e paritarie”. “La legge sui vaccini – replica la Marchetti del Pd – è stata fatta per proteggere i bambini più piccoli poiché in una parte della Romagna la copertura vaccinale era andata sotto il livello di guardia”. “Quella sui vaccini è una legge vergogna – controreplica Teodori – visto che introduce l’obbligo vaccinale da 0 a 6 anni e poi non si capisce come mai i vaccini siano stati aumentati fino a 10. Non si erano mai buttati fuori dalla scuola tanti bambini dai tempi del fascismo”. Toni sopra le righe, insomma.

Tornando alla scuola, per Daniele Baraccani del Movimento 5 stelle “la cosa più democratica è che lo Stato accolga tutti gli studenti italiani o stranieri che siano. Noi privilegiamo la scuola pubblica, quella paritaria solo a chi se la paga”.

Infine Antonella Caranese de L’altra Emilia Romagna ricorda che “la nostra Regione aveva già finanziato le scuole private prima della legge statale emanata dal ministro Luigi Berlinguer. Contro la legge regionale ci fu una mobilitazione e una raccolta di firme, tanto che fu temporaneamente ritirata. Comunque noi stiamo all’articolo 33 della Costituzione che dice che la scuola può essere pubblica o anche privata, ma in tal caso senza oneri per lo Stato”.

(m.m.)