Erano tutti fritti, ma si sarebbe tirato avanti finché non lo si sapesse.
Erano tutti fritti, si trattava solo di non ammetterlo… (Ernest Hemingway, Addio alle armi)

Ci mancavano le polveri sottili, che ci uccidono dolcemente, senza farcene accorgere.

A comprovare la nostra condizione di cittadini intossicati da tutto quel che ci circonda.

E le responsabilità di una politica che ha fatto ben poco per difendere anche il più basico dei diritti, la salute.

Solo palliativi, quando non se ne può fare a meno, per sgravarsi la coscienza.

Nulla che intacchi le cause, che modifichi gli assetti squilibrati del sistema di trasporto e l’arretratezza degli impianti di riscaldamento.

Se non ci fosse stato un progresso spontaneo della tecnologia saremmo già impanati e fritti.

Adesso prendiamo questi provvedimenti- dicevano ancora nel secolo scorso i Presidenti delle Regioni padane- ma domani stesso metteremo a punto scelte strategiche, affronteremo il problema alla radice, faremo un salto di qualità.

Quanti salti dovevamo fare!

Prima il particolato insidiava solo la pianura Padana, complice la sua morfologia e la grande concentrazione antropica, abitativa e produttiva.

Ora assedia quasi tutta l’Italia.

E noi lì “fermi”, come diceva Prodi nella parodia di Corrado Guzzanti.

Rutelli, Matteoli (2 volte), Pecoraro Scanio, Prestigiacomo, Orlando, Galletti, ora Costa.

Nessuno ricorda quello che hanno fatto perché c’è poco da ricordare.

Che poi non è nemmeno (solo) colpa loro.

Pallide vestali che vegliano una fiamma senza calore.

La questione ecologica ha natura sistemica, investe l’intero arco delle politiche di sviluppo, richiede di tessere assieme la trama complessa delle società postmoderne.

Collega produzione e consumo, si appella alla scienza, attinge all’etica, reclama la responsabilità, dei singoli e della collettività.

È una scelta di campo che non tollera ambiguità ed esitazioni.

Solo Giorgio Ruffolo ed Edo Ronchi hanno mostrato la cultura, la sensibilità, la determinazione che si richiedono nell’ “eve of destruction”.

Ai ministri per le politiche ambientali, ai Governi, a noi tutti.

Nessun partito oggi ha un cuore verde e sembra in grado di accogliere e tradurre in atti di governo l’appello che una generazione in cerca di futuro ci sta mandando.

Forse è matura anche in Italia la nascita di una forza politica di rango europeo capace di raccogliere in forme e con volti nuovi il grido di dolore della terra.

È tempo di allargare a questa cruciale questione l’area di contrasto tematico e progettuale al becerume reazionario che si oppone al cambiamento e di rafforzare un’agenda di governo che rimane al di sotto della linea che definisce la natura strategica degli interventi e delimita l’urgenza dei tempi.

“Il compito degli uomini di buona volontà- scrive Edgar Morin- è di cercare i semi di un futuro possibile nell’intricato groviglio che la storia ci propone. E portarli a frutto maturo. In un tempo che reca prospettive inedite a masse che erano escluse e, assieme, enormi ingiustizie e minacce di auto annientamento.”

Essere esigenti, intransigenti è una necessità storica.

Quel che scarseggia è la materia prima.

Gli uomini di buona volontà, specie in politica, sono più rari delle terre rare.

In compenso c’è gran proliferazione di falsari, spacciatori e profeti di verità bugiarde.

La denatalità, evidentemente, procede in modo asimmetrico.

“Manipolativa”.

Così la Corte Costituzionale ha definito, all’atto di respingerla, la richiesta di indire un referendum sulla legge elettorale presentata dalla Lega.

Cos’altro poteva essere una iniziativa pensata da un manipolatore e confezionata da uno specialista in porcate?

Salvini ha bollato la sentenza “furto di democrazia”, “ladri” ha detto perché non ci fossero equivoci.

Malviventi, forse, erano anche i magistrati che hanno condannato la Lega a restituire i soldi sottratti ai contribuenti.

Per non parlare dei giudici di Cassazione che hanno assolto la comandante Carola, già condannata con rito sommario per aver salvato delle vite umane.

O, Dio ci scampi, di quei Procuratori, certamente di sinistra(i pochi superstiti devono essersi radunati tutti in magistratura), che per ben due volte gli hanno rimproverato il coraggio di opporsi ( “combattevo”, ha detto con sprezzo del ridicolo) allo sbarco sul suolo patrio di feroci nemici travestiti da naufraghi ( sarà culo se con tutti quei criminali arrivati sui barconi quando governavano i buonisti in Italia non ci sono stati attentati terroristici).

Dai martiri cristiani delle origini non si era mai visto un tale accanimento persecutorio.

Forse solo in occasione dell’assalto subito da Clinton nella sala ovale ( ho fatto solo il mio dovere, pare si sia giustificato), un politico ha conosciuto un attacco così insidioso alle sue prerogative.

Forse.

Perché contestato non è un atto politico ( se un Paese si chiude in casa, per quanto stupido sia, sono fatti suoi) ma l’abuso giuridico perpetrato su persone che, raccolte da una nave militare italiana, sono da considerare già su suolo italiano, e non possono veder coartata la loro libertà da altri che non sia l’autorità giudiziaria.

Indagare non è un accanimento.

E votare in Parlamento per consentire alla Magistratura di farlo se non è un dovere ci si avvicina.

I reati sono reati, dice Gerardo Colombo che se ne intende.

Non si può che convenire con Zingaretti quando sostiene che gli avversari non si battono con le manette.

Ma chi viola la legge, principe o proletario, deve assoggettarsi alle conseguenze o, almeno, concedersi alle verifiche previste.

Se a qualcuno, godesse pure di consensi plebiscitari, è concesso sottrarsi, allora smettiamo di essere uguali, non c’è un giudice a Berlino che faccia giustizia e dunque non viviamo in uno stato di diritto.

In una parola non è vera democrazia.

Se Salvini avesse votato si all’autorizzazione a procedere per queste ragioni plaudiremmo alla decisione.

Sappiamo però che non è così.

E purtroppo la sceneggiata si è giovata delle decisioni cervellotiche del PD.

Che avrebbe fatto bene a riservare l’indignazione per il mancato rinvio della votazione a cause migliori, che ce ne sono tante.

La sua richiesta era sbagliata.

È indice di una sfiducia nella gente che sta diventando cronica, e non è certo lusinghiera per gli elettori dell’Emilia-Romagna.

Che non sono così sprovveduti.

Se fino a ieri votavano la sinistra.

I valori vengono prima delle ragioni tattiche.

Per ricostruire un’identità, per ristabilire un rapporto confidente con la società, devi mostrarti come sei, cicatrici comprese.

Le critiche di Prodi, “decidono in 10”, scivolano ancora una volta sulla pelle di un partito che non comprende che deve reinventarsi se non vuole estinguersi.

So che non era facile, ma le bandiere del PD, in questo anno orribile, avrebbero dovuto sventolare anche a Bibbiano.

Per rivendicare una storia nobile di assistenza all’infanzia e i sentimenti puliti della gente di sinistra.

Per respingere una speculazione disgustosa che ha trasformato, grazie anche a un’istruttoria che, già nel caso del Sindaco, si è rivelata imprudente, alcuni casi riprovevoli nella messa in stato di accusa di un sistema, degli odiosi abusi in un marchio di infamia politica, una cittadina per bene nella Sodoma del XXI secolo.

Evviva allora le sardine.

Che non si lasciano intimidire.

Che fanno rivivere l’idea di una politica decente.

Dobbiamo esservi grati.

Comunque vada siete una delle espressioni più belle della nostra democrazia.

Ora è tempo di votare.

Per cancellare Salvini dallo skyline della nostra Regione, che la sua presenza deturpa con grave danno per il turismo.

E per noi.

Che meritiamo un’altra vita, più giusta e libera se vuoi.

(Guido Tampieri)