La sentina è la parte più bassa della chiglia di una barca, il luogo ove si raccolgono un po’ tutti i rifiuti liquidi causati dalla navigazione, sia per caduta che convogliati; andar di sentina, o vento di sentina, per i goliardi del mare, sta a significare che ci si trova in bonaccia e che si deve ricorrere al motore per poter procedere. In sentina era finita l’Emilia-Romagna quando alle precedenti consultazioni politiche regionali ci si dovette accontentare di una partecipazione al voto ben al di sotto del 40%.

Sulle pagine di questo giornale, scrivemmo che tale risultato avrebbe dovuto rappresentare un sonoro campanello di allarme per la, da sempre, dirigenziale classe politica della regione, troppo intenta alla conservazione dello stato acquisito, degli equilibri ottenuti a volte ad un prezzo non sempre giustificato, dei rapporti non sempre limpidi tra politica, poteri economici, sindacati e potentati locali e fin troppo zelante nel nominare l’uomo “giusto al posto giusto”: sta scritto tra le parole di Cristo “chi ha orecchie per intendere, intenda”. E si procedeva di sentina, mentre tutto attorno il mondo e la società dovevano affrontare mutazioni e innovazioni davvero rivoluzionarie, sistemi che avrebbero ben presto finito per sconvolgere le scelte di sempre. Poi, alla bonaccia, è subentrata la crisi, profonda, vera, dura e ci si è accorti che la benzina stava finendo mentre tutto attorno stravinceva il ristagno. Mi sia consentito un breve intermezzo faceto: straordinaria coincidenza quella tra “bonaccia” e “Bonaccini”.

Situazione estremamente propizia alla nascita di venti alternativi, capaci di dare forte illusione di rinnovata energia, ma del tutto inefficaci per una sicura e prolungata navigazione: uomini e donne se ne sono fatti carico, marinai della domenica, hanno affrontato il mare in tempesta su fragili barchette e si sono trovati ad affrontare mari perigliosi, dove solo esperti naviganti sanno vincere.

Inevitabile la catastrofe quando poi si è fatto sotto il lupo, un lupo di mare esperto navigatore, un lupo capace di guaire e contemporaneamente di mostrare le acuminate zanne, in grado di sollevare, tutto attorno a sé, nuvole di polvere pericolosa e maleodorante. Proprio quando la situazione stava per divenire insostenibile e pericolosa, una nuova brezza si è sollevata, ha preso vigore, ha gonfiato le vele e, sembra, la barca abbia ripreso a navigare: un vento di sent …, pardon, di sardina, un vento nuovo che non spira in una sola direzione, ma che richiede di essere utilizzato in maniera corretta, proficua, giusta, un vento forse dimenticato dai navigatori di sempre che, molto grave, non hanno saputo come governarlo a dovere. In troppi si sono affannati nella ricerca di ottenere risposte circa la provenienza di tale brezza, alla relativa durata, alla destinazione: i signori del mare, fino all’ultimo hanno cercato di apporre timbri, etichette, classifiche. In realtà il vento di sardina richiamava alla partecipazione, a quel bene totale, ricchezza di ogni democrazia, di ogni uomo veramente libero, ma non libero di fare tutto ciò che si vuole, ma di fare quello in cui si crede.

E non si creda alla fin troppo facile ripresa della navigazione:ancora più di tre cittadini su dieci hanno preferito non utilizzare questo strumento di eccellenza che si chiama partecipazione.

Gli esperti naviganti sanno bene che vi sono sempre rotte alternative per giungere a destinazione e che non sempre, quella più breve, risulta essere la migliore: si spera che la rotta prescelta sia quella dell’ascolto,possibilmente quello vero e non solo declamato, della ricerca del corretto equilibrio che non necessariamente transita per la rotta di sempre, per le linee della consuetudine, attratti solo dalle solite sponde di approdo. La nuova, insperata, favorevole brezza potrebbe terminare, perdere forza, spegnersi nella consapevolezza della sua stessa inutilità: allora, di nuovo, avanti di “sentina” in attesa del nuovo lupo, o a quello di sempre che forse ha perso un po’ di pelo, ma non di certo il vizio.

(Mauro Magnani)