Bologna. Passato lo spavento già si odono schiere di politici far festa nell’aia del centrosinistra. Ma più che la bravura dei candidati dei sei schieramenti che hanno supportato il presidente uscente, più che le loro parole, più che il programma, a far pendere l’ago della bilancia sono stati due fattori S.

S come Sardine. Senza la nascita di questo movimento, senza il loro attivismo, senza la loro “chiamata alle armi”, l’Emilia Romagna si sarebbe sognata di portare alle urne quasi il 70% degli elettori. Ed è stata questa alta percentuale che ha sostenuto prima la tenuta e poi la vittoria di Bonaccini. Su questo fronte ora si aprono due scenari. Da una parte il movimento di Mattia Santori deve dimostrare di potere dare del “tu” alla politica, senza guardare in faccia a nessuno, sia a destra che a sinistra. La politica deve cambiare, deve riprendere la sua funzione originaria che è quella di sapere ascoltare le istanze che arrivano dalla gente, raccoglierle e saperle esprimere in politiche che abbiano il rispetto della cosa pubblica e dei beni pubblici in un ambito di uguaglianza e di solidarietà sociale. Se le “Sardine” saranno in grado di trasmettere questo stimolo dimostreranno di non essere quel movimento nato solo per contrastare qualcuno, ma un qualcosa che permette ai cittadini di riappropriarsi della politica e di sapere trasmettere valori, idee e progetti.

Dall’altra, le forze politiche del centrosinistra devono evitare di appropriarsi di una vittoria di cui hanno ben pochi meriti, basta guardare la situazione in molte altre regioni italiane. Devono capire che la fiducia accordata è a scadenza e dipenderà da come si comporteranno nelle sedi di governo. Che la gente sia stanca di bugie, doppie parole, sotterfugi e altre pratiche molto in uso nella politica l’ha dimostrato la rapida ascesa e la drammatica caduta del Movimento 5 stelle. I temi che i grillini avevano fatto loro sono quelli che la gente sente propri e che vuole vedere tramutati in fatti, cosa che loro non hanno fatto, e così è arrivata inevitabile la caduta rovinosa. E altrettanto capiterà a chiunque si appropri della politica per usi di parte, di lobbie o personali. Bonaccini questo lo sa bene, sta a lui scegliere la strada da imboccare.

S come Salvini. Il tentativo di politicizzare all’estremo questo voto, come una sorta di referendum pro o contro il governo nazionale, umiliando la sua candidata in Emilia Romagna, quella Lucia Borgonzoni, che sembrava fatta di nebbia, dal quanto era oscurata dalla forza prorompente del suo leader, è fallito. Le parole, le urla, i gesti provocatori non hanno pagato, anzi hanno fatto sì che una parte del voto moderato si cementasse nel centrosinistra, non hanno fatto capire quale fosse il progetto del centrodestra per questa regione, che alla fine ha avuto paura di lasciare il conosciuto per qualcosa che non sapeva cosa fosse e dove volesse andare a parare.

Una cosa le ultime tornate elettorali lo stanno dimostrando. Ogni elezione fa storia a sé. Nulla è più scontato, ogni voto è da guadagnare facendo attenzione alle false promesse. Si fa presto a salire, ma ancor prima a cadere rovinosamente. I partiti e il loro modo di fare politica non cambia dall’oggi al domani, guardando al futuro non si vedono molte luci in fondo al tunnel.

La speranza è che i movimenti sorti in questi ultimi tempi, quello per il clima, così come quello delle Sardine, così come qualsiasi realtà sorta sull’onda di un problema che la politica non è stato capace di affrontare o l’ha affrontato in modo sbagliato e contro l’interesse pubblico, non si sciolgano come neve al sole, anzi siano in grado di rilanciare la loro esistenza anche a livello progettuale per alzare il livello della sfida con chi fa politica dall’alto di qualsiasi tipo di poltrona che occupi.

(Valerio Zanotti)