Imola. Era sempre un piacere parlare e chiacchierare con lui, almeno quanto gustare i piatti prelibati preparati da lui e dal figlio Massimo. Ora che Raffaele Dal Monte si è spento lunedì 27 gennaio in serata a 81 anni, tutti noi clienti abituali della trattoria E Parlaminté in via Mameli, ci sentiamo più soli.

Io, ne parlo in prima persona perché frequento il locale aperto nel 1985 settimanalmente da circa vent’anni, ho cominciato ad andarci a mangiare in un periodo nel quale mi sentivo un po’ giù di morale e Raffaele e sua moglie Marta Manuelli presidente di Ca’ del Vento, lui facendo la parte del buono e lei quella della dura, mi hanno aiutato molto a riprendermi. Sì, perché nelle serate dei giorni feriali, quando smettevano di lavorare, entrambi si fermavano volentieri a scambiare due parole con gli ultimi avventori che stavano finendo l’ennesima caraffa di Pignoletto. E spesso gli ultimi eravamo proprio io e mio cugino che gli chiedeva lumi su alcune ricette. In quei momenti la politica, che ci appassionava tutti nelle tante fazioni della sinistra con Andrea Costa che ci sorvegliava sbigottito dai quadri sopra di noi, era il piatto forte, ma anche le sciocchezze, le cavolate, le risate, gli aneddoti.

Raffaele era cuoco autodidatta innovatore e sperimentatore capace come pochi, intelligente, ironico, arguto, simpatico, formidabile per le sue battute fulminanti che facevano ridere a crepapelle. Inventore dei “corsi di disistima” e del “Pd area Verdini”. Raffaele era anche dolce e dai consigli preziosi che dava toccandosi i baffoni alla Stalin ormai diventati grigi.

Negli ultimi tempi, si vedeva che non stava bene, spesso stava seduto al tavolo di legno vicino all’entrata più che in cucina dove comunque andava a dare una mano quando i clienti erano tanti, ma non parlava mai dei suoi guai di salute. Preferiva discorrere di politica. Proprio una settimana fa, davanti al mio pessimismo in vista del voto regionale in Emilia Romagna, mi aveva rincuorato: “Conosco tanti che nell’estrema sinistra disgiungeranno a favore di Bonaccini e altrettanti miei clienti, di destra, ma dico di destra, che non voteranno la Borgonzoni perché la considerano incapace di governare la nostra Regione. E poi in Emilia Romagna si sta ancora bene”. Ci aveva visto giusto. Almeno è riuscito ad andare a votare per l’ultima volta, ci teneva.

Ora la sua eredità passa nelle mani del figlio Massimo, che si è formato nelle cucine del San Domenico e ormai da tempo dirige la cucina con doti naturali e con l’esperienza trasmessagli dal babbo che ieri ha salutato su Facebook: “Ciao babbo”, seguito subito da una lunga sequela di commenti di commiato di clienti e amici. A Massimo, a Marta e a tutta la famiglia vanno le condoglianze della redazione di www.leggilanotizia.it.

I funerali si terranno giovedì 30 gennaio alle 15, alla camera mortuaria.

(Massimo Mongardi)